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Sanremo, la sfida degli ascolti e il futuro incerto: con il festival di Conti inizia una nuova era

Carlo Conti davanti al Teatro Ariston 
Il confronto con i risultati delle edizioni targate Amadeus, la vicenda legata alla sentenza del Tar della Liguria, la raccolta pubblicitaria. Non sono solo canzonette: questo show è un affare complicato
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ROMA – Quest’anno, per la Rai, il Festival di Sanremo (11-15 febbraio) rappresenta una tripla sfida. C’è la scommessa degli ascolti - perché i cinque anni targati Amadeus hanno portato numeri record -, della raccolta pubblicitaria e del futuro della manifestazione dopo la sentenza del Tar della Liguria, che ha dichiarato illegittimo l'affidamento diretto del festival alla Rai, chiedendo di bandire una gara. La Rai ha fatto ricorso al Consiglio di Stato.

Carlo Conti conduttore a Sanremo 2016 

Carlo Conti fa le prove, le polemiche – e il gossip sfrenato - tengono alta l’attenzione, il cast degli ospiti è al completo (con tanto di zampata nostalgica, il ritorno dei Duran Duran il 13 febbraio a 40 anni dalla loro apparizione sul palco dell’Ariston con Pippo Baudo). E magari ci sarà qualche sorpresa dell’ultim’ora. La 75ma edizione prende forma. Sanremo per la Rai resta l’evento su cui puntare, quello che unisce e permette di ribadire la centralità del servizio pubblico. Un carrozzone capace di attirare in cinque serate il grande, grandissimo pubblico, quello che si disperde un po’ – al netto della fiction e delle partite più interessanti - durante l’anno, visti gli ascolti sempre più parcellizzati.

Amadeus ha fatto il record, Conti lo eguaglierà?

Amadeus (ansa)

E’ la domanda che si fanno tutti. Non solo canzoni, naturalmente: nel frullatore sanremese finisce tutto. La politica gioca il suo ruolo, da sempre, nella settimana in cui tutta l’attenzione è puntata sul festival. E dice la sua, spesso a sproposito. Ma bisogna esserci, chi non commenta è perduto. Mentre la Rai è paralizzata dal Cda che non vota il nuovo presidente (sul nome di Simona Agnes non si trova ancora l’accordo), e lo stallo continua, chi è in ballo prende posto in prima fila.

La sfida degli ascolti

Amadeus ha fatto centro. Nel 2024 c'erano oltre 15 milioni di telespettatori a seguire la serata finale del suo Festival: ai 14 milioni 301 mila che l’hanno seguito sugli schermi tradizionali, si erano aggiunti i 400 mila connessi su “small screen” e altri 400 mila con i video on demand. La media complessiva dello share delle cinque serate è stata del 66 per cento. Il pubblico tra i 15 e i 24 anni è rimasto incollato davanti alla tv. E questo dato ha rappresentato la vera grande vittoria, riportare i giovani a seguire il programma simbolo della tv generalista, stesso obiettivo che ha sempre rincorso Carlo Conti con i suoi show. Da anni ripete che il segreto del successo è far sedere sul divano nonni e nipoti. Così, con un mix, ha selezionato cantanti, i co-conduttori e gli ospiti. Inutile dirlo, ha dalla sua la forza della tranquillità. “Una volta scelti i cantanti”, è il suo mantra, “il festival è un programma come gli altri”. Calma e gesso. Le sue tre edizioni del festival, 2015-2017, hanno ottenuto ascolti importanti. Quando debutta, nel 2015, raggiunge il 48,64% di media: in termini di share, è l'edizione più vista dal 2006. L’anno successivo la media è del 49,52%; l'ultimo Festival targato Conti, nel 2017, raggiunge il 50,7%.

La raccolta pubblicitaria

"Come da prassi, daremo i numeri solo dopo la fine del festival anche perché tecnicamente siamo ancora nei processi di vendita. A fine festival vedremo i numeri e daremo informazioni più precise". Così l'ad di Rai Pubblicità, Luca Poggi, ha risposto a una domanda sull'andamento della raccolta pubblicitaria per questo Sanremo. Va ricordato che nel 2024 la raccolta raggiunse la cifra record di 60 milioni e 182mila euro, con un incremento del 20% sull'edizione precedente (per il Festival del 2023 si parlò di circa 50 milioni di euro). Intanto, secondo la ricognizione elaborata dalla società di consulenza EY, il successo per la Rai sembra assicurato. Certifica in un report “un impatto economico complessivo di 245,1 milioni di euro, con un valore aggiunto di 97,9 milioni e la creazione di 1.459 posti di lavoro”. Risultati che disegnano un “incremento significativo rispetto all'edizione del 2024, che si attestava a 205 milioni circa, confermando l'importanza di tale evento per l'economia regionale e nazionale”. Stima in 20 milioni le spese di organizzazione e in 67 milioni quelle di pubblicità e sponsor.

Il futuro incerto

Dopo la sentenza del Tar della Liguria che ha dichiarato illegittimo l'affidamento diretto del festival alla Rai, chiedendo di bandire una gara, il Comune di Sanremo si sta muovendo. "Entro l'estate sapremo chi organizzerà Sanremo 2026", ha assicurato il sindaco Alessandro Mager. "Stiamo lavorando per aderire a quello che il Tar ci ha detto, ovvero bandire una manifestazione di interesse e, subito dopo il Festival, sicuramente saremo pronti". Parallelamente, però, c'è l'ipotesi di ricorrere contro la sentenza di primo grado del Tar. "Il ricorso al Consiglio di Stato - annuncia - sarà presentato dai nostri legali entro febbraio". Intanto è la Rai ad aver fatto ricorso contro la sentenza. Il tribunale amministrativo si era pronunciato dopo l’azione della Just Entertainment, società di edizione musicale e di produzione e realizzazione di eventi, che nel marzo 2023 aveva presentato al Comune una manifestazione di interesse "ad acquisire la titolarità dei diritti di sfruttamento economico e commerciale del Festival" e del relativo marchio "per curare l'organizzazione e lo svolgimento" nonché le relative "attività di promozione e diffusione". Di fronte al mancato riscontro del Comune, la Je di Sergio Cerruti aveva impugnato il provvedimento con cui lo stesso Comune "avrebbe affidato a Rai la concessione dell'uso in esclusiva del marchio 'Festival della Canzone Italiana' e "lo svolgimento della 74ma edizione, nonché di eventuali successive edizioni".

Una sentenza complessa, giocata sulla distinzione tra la titolarità del marchio e il format tv. "Il Tar - aveva fatto sapere subito Viale Mazzini - ha giudicato irregolari soltanto le delibere con le quali il Comune di Sanremo ha concesso in uso esclusivo a Rai il marchio 'Festival della Canzone Italiana', nonché alcuni servizi ancillari erogati in occasione dell'organizzazione del Festival stesso. Dunque, nessun rischio che la manifestazione canora, nella sua veste attuale, possa essere organizzata da terzi". Ma niente è scritto. Si tratta solo di aspettare. La Fantatelevisione, come il FantaSanremo, apre a scenari inediti. Se la Rai perdesse, chi tra Mediaset, Warner Bros. Discovery e Sky, sarebbe pronto a mettere in piedi il festival del futuro?

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