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Gino Castaldo: “Il mio primo Sanremo senza Ernesto”

Un anno fa Assante era in partenza per il festival. Decenni da inviati insieme all’Ariston tra pagelle, incontri, interviste, confronti e disaccordi. E un rito: il pranzetto al mare, per sfuggire al brusio
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Difficile non pensarci quando per l’ennesima volta vedrò il cartello blu con la scritta bianca “Sanremo”. La gran parte delle volte la vedevo con Ernesto e ci guardavamo complici, uno sguardo che sapeva di decenni passati, come per dire: dai, ci siamo, ancora una volta pronti all’immersione folle e imparagonabile del festival. Sapevamo che varcata quella soglia si entrava nella bolla spazio-temporale da cui saremmo usciti una settimana dopo. Era la nostra croce e delizia, un viaggio da condividere fino in fondo, treni, aerei, auto a noleggio, giornate interminabili, discussioni con l’ufficio centrale che da Roma ci tormentava e, se andava bene, qualche ora di svacco notturno per ristabilire equilibri e umori.

Flower Power, prima serata del Festival: le pagelle di Castaldo

Cominciammo ad andarci insieme nella seconda metà degli anni Ottanta, ormai preistoria, e lì si…

Difficile non pensarci quando per l’ennesima volta vedrò il cartello blu con la scritta bianca “Sanremo”. La gran parte delle volte la vedevo con Ernesto e ci guardavamo complici, uno sguardo che sapeva di decenni passati, come per dire: dai, ci siamo, ancora una volta pronti all’immersione folle e imparagonabile del festival. Sapevamo che varcata quella soglia si entrava nella bolla spazio-temporale da cui saremmo usciti una settimana dopo. Era la nostra croce e delizia, un viaggio da condividere fino in fondo, treni, aerei, auto a noleggio, giornate interminabili, discussioni con l’ufficio centrale che da Roma ci tormentava e, se andava bene, qualche ora di svacco notturno per ristabilire equilibri e umori.

Flower Power, prima serata del Festival: le pagelle di Castaldo

Cominciammo ad andarci insieme nella seconda metà degli anni Ottanta, ormai preistoria, e lì si condivideva in primo luogo la sofferenza, perché a quei tempi ci sentivamo guerrieri, la musica per noi era una missione salvifica, e del resto in quegli anni la musica stessa ci incoraggiava a pensarlo. Repubblica era un meraviglioso strumento a disposizione di questa battaglia e Sanremo ci sembrava fuori dal mondo, canzoni che sembravano provenire da un misterioso pianeta mentre fuori la musica ci guidava e ci portava a sognare. Sanremo suonava come un sacrificio, magari divertente ma un pedaggio da pagare.

Però lo vivevamo insieme ed era già molto. Insieme voleva dire ridere, commentare, confrontarci, litigare, confortarci nel giudizio (eravamo spesso in disaccordo). Avevamo anche dei rituali tutti nostri, qualche piccola fuga per pranzare davanti al mare e staccarci dal brusio costante. Al ritorno, quando partivamo da Nizza, andavamo con anticipo all’aeroporto e ci facevamo un pranzetto di ostriche. In quegli anni ero il fratello maggiore, di qualche anno più grande, un briciolo di esperienza in più, Ernesto era un turbine, copriva tutto, velocemente, senza un attimo di esitazione, come ha sempre fatto.

Flower Power, le pagelle definitive

Col passare degli anni maturammo la segreta ambizione di rimanere per una volta a Roma, a casa, e ci riuscimmo grazie a una di quelle incredibili coincidenze sulle quali qualcuno non mancava di fare dell’ironia. Sta di fatto che eravamo entrambi in dolce attesa, entrambi di una femmina, ma la cosa più sorprendente è che dovevano nascere più o meno negli stessi giorni, come puntualmente avvenne. Le nostre figlie nacquero a soli cinque giorni di distanza l’una dall’altra, nella prima metà di marzo 2003. Avevamo la scusa perfetta: andammo da Ezio Mauro e gli dicemmo che eravamo in difficoltà, che doveva essere comprensivo: come avremmo potuto abbandonare le nostre compagne per una settimana?

Post Festival, le cover di Sanremo nelle pagelle di Assante e Castaldo

Ezio dovette convenirne e, in cambio del fatto che avremmo seguito il festival da Roma, riuscimmo a evitare la partenza. Qualcosa di simile successe qualche anno dopo. Avevamo voglia di restare a casa e ci inventammo scuse di alto profilo tecnologico: avremmo fatto una trasmissione web quotidiana con ospiti, sorprese, collegamenti da Sanremo, e la sera avremmo potuto dedicarci al blog che avevamo avviato con un certo successo, in cui commentavamo il festival in diretta, con notevole divertimento nostro e di chi ci seguiva.

Post Festival, promossi e bocciati: le pagelle di Assante e Castaldo

Ernesto era particolarmente versato, sta di fatto che a un certo punto il blog era esploso al punto di diventare uno scambio tra quelli che commentavano. Spesso andava talmente oltre che chi commentava alla fine non sapeva neanche più che all’origine ci fossimo noi. Nel 2010 il colpo riuscì: rimanemmo a Roma, programma quotidiano sul sito e blog la sera. Era l’anno in cui si presentò Valerio Scanu con la sua Per tutte le volte che…

Post Festival, le pagelle di Sanremo di Assante e Castaldo

Cominciammo dalla prima sera a ironizzare su “a far l’amore in tutti i luoghi in tutti i laghi”, che ovviamente si prestava, e decidemmo che poteva essere il tormentone perfetto per il blog. I partecipanti si allinearono e per tutta la settimana diventò il festival di tutte le varianti possibili dei luoghi in cui si poteva fare l’amore, a partire dai laghi. Portammo il gioco fino alla fine, anche perché - nella sorpresa generale - Scanu vinse il festival e qualcuno disse perfino che avevamo contribuito anche noi col blog. Per prenderci in giro un gruppo di ammiratori venne a una nostra serata all’Auditorium di Roma con lo striscione “Ernesto & Gino in tutti i luoghi in tutti i laghi”.

Post Festival: le pagelle di Assante, Castaldo e Lillo

Cercavamo insieme antidoti alla brutta musica e agli eccessi formali. Una sera ci trovammo a ballare casualmente con Nek in discoteca, aveva portato una canzone antiabortista e l’avevamo massacrato. Un altro anno Fabio Fazio si era inventato dei box in strada da cui ci si poteva collegare al festival. Con altri colleghi ci mettemmo d’accordo e ci presentammo in gruppo al videobox, Fazio ci vide e si collegò ma noi leggemmo un testo intitolato I have a drink in cui prendevamo in giro i rituali festivalieri.

L’inizio di questa storia si perde nella notte dei tempi del festival. Purtroppo ricordo fin troppo bene la fine. Durante le ultime edizioni ci si vedeva poco perché io non stavo in sala stampa e la sera seguivo la diretta del festival per Radio 2. L’anno scorso decidemmo di ricavarci uno dei nostri pranzetti in riva al mare. Quel pranzetto in riva al mare è l’ultima volta che ho visto il mio fratellino. Ed è per questo che il mare di Sanremo per me non sarà mai più lo stesso.

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