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Edoardo Bennato: “A Sanremo solo canzonette, ma meglio l’amore delle tribune elettorali”

Il cantautore sarà ospite del Festival giovedì sera. “Evidentemente il Paese ha bisogno di questo, musica leggerissima, pure qualche canzonaccia, una pausa da tutto quello che ci succede intorno”
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SANREMO — Quello che pensa di Sanremo, pure di questa edizione contiana aperta in toni pastello, Edoardo Bennato l’aveva già scritto più di quarant’anni fa. «Sono solo canzonette», si autocita, con la canzone simbolo del 1980, il cantautore napoletano, annunciato come super ospite della serata di giovedì. «Ma è di questo che evidentemente il Paese ha bisogno, al momento: musica leggerissima, canzonette, pure qualche canzonaccia, una pausa da tutto quello che ci succede intorno, e talvolta insegna di più di un testo impegnato», è la riflessione dell’eterno cantastorie di Bagnoli. Che sul palco dell’Ariston salirà come ospite per la terza volta, l’ultima due anni fa, e la prossima settimana porterà in prima serata Rai proprio Sono solo canzonette, nella versione docufilm firmata da Stefano Salvati per ricostruire l’epopea di una carriera e un disco che pare scritto per (quasi) ogni edizione del Festival.

Non saranno solo …

SANREMO — Quello che pensa di Sanremo, pure di questa edizione contiana aperta in toni pastello, Edoardo Bennato l’aveva già scritto più di quarant’anni fa. «Sono solo canzonette», si autocita, con la canzone simbolo del 1980, il cantautore napoletano, annunciato come super ospite della serata di giovedì. «Ma è di questo che evidentemente il Paese ha bisogno, al momento: musica leggerissima, canzonette, pure qualche canzonaccia, una pausa da tutto quello che ci succede intorno, e talvolta insegna di più di un testo impegnato», è la riflessione dell’eterno cantastorie di Bagnoli. Che sul palco dell’Ariston salirà come ospite per la terza volta, l’ultima due anni fa, e la prossima settimana porterà in prima serata Rai proprio Sono solo canzonette, nella versione docufilm firmata da Stefano Salvati per ricostruire l’epopea di una carriera e un disco che pare scritto per (quasi) ogni edizione del Festival.

Non saranno solo canzonette, ma non si è andato troppo oltre, questo anno? Più che il festival della tradizione, pare quello del riflusso.

«Ma perché Sanremo, più che il racconto del Paese, è il baraccone rutilante dorato della musica italiana, una dimensione collodiana: nasce casa di Mangiafuoco, grilli parlanti e impresari. C’è sempre stato il commercio, nella storia dell’arte: un tempo c’erano gli anfitrioni, oggi ci sono le case discografiche. E così va presa questa loro settimana».

Eppure ce ne sarebbero state, di cose che succedono nel mondo, da dire nei testi in gara. Lei stesso sul palco dell’Ariston ha portato le sue canzoni contro la guerra, ad esempio.

«Conti sorride con genuinità, ha studiato un Sanremo senza troppi fronzoli, ha capito che era meglio pensarlo non troppo intellettuale né politicizzato. La lotta facciamola fare alla politica che si scanna tutti i giorni, questi sono una dimensione a parte. E impariamo a prenderci tutti un po’ meno sul serio, per una volta».

Meglio cantare d’amore, insomma. D’amore e nostalgia, altro tratto tipico di questi tempi, anche nei testi dei cantautori più giovani. Come li giudica?

«Meglio l’amore delle tribune elettorali, quello sempre. E pure della nostalgia: a me il passato non dà emozione, cerco emozioni nuove. Ho una figlia giovanissima, poco più che adolescente, vengo da una serie di 50 concerti in giro per il Paese, guardo solo al futuro. Lo preferisco agli aneddoti».

Uno lo avrà.

«Festa dell’Unità di Modena, fine anni Settanta. Ne venivo dalle contestazioni del ’77, quando interrompevano i miei concerti urlando “Bennato, Bennato, il sistema ti ha comprato”. La locandina della serata di chiusura di quell’edizione recita: ore 19 Edoardo Bennato, ore 21 Enrico Berlinguer. Che nel pomeriggio chiede se possiamo fare il contrario, scambiarci i rispettivi orari in scaletta: o teneva a parlare con tutti i ragazzi che sarebbero venuti a sentirmi, o aveva paura si svuotasse la festa dopo la fine del concerto».

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