Intelligenza artificiale e musica: se ne parla a Sanremo, tra innovazione, rischi e opportunità

Giampaolo Rossi, ad Rai
Giampaolo Rossi, ad Rai (ansa)

La sfida delle regole e la tutela della creatività. L’ad della Rai Giampaolo Rossi ha aperto il dibattito sull'impatto dell’Ia nell'industria musicale

2 minuti di lettura

SANREMO - "Ogni volta che una tecnologia irrompe nella storia, la capacità di governare il cambiamento diventa un elemento di discussione importante". Parola dell’ad della Rai Giampaolo Rossi, che è intervenuto a Sanremo, all’incontro “Intelligenza Artificiale vs Musica'”, dove sono stati illustrati i temi principali in materia di intelligenza artificiale collegati alla musica che saranno sviluppati nel convegno previsto il 25 marzo e promosso dal ministero della Cultura su iniziativa di Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana) e Siae.

Un saluto alle maestranze impegnate al Festival, un saluto ai giornalisti (“Non siete artificiali ovviamente, grazie per il lavoro che fate"). In sala stampa, seduti ai banchi dei cronisti, anche il direttore generale della Rai Roberto Sergio, e i consiglieri Roberto Natale e il presidente in pectore Simona Agnes (sul cui nome non convogliano i voti in Cda). A discutere di IA, dei rischi e delle opportunità, il sottosegretario alla Cultura con delega alla musica, Gianmarco Mazzi, Enzo Mazza, Ceo di Fimi, il presidente della Sia Salvatore Nastasi, e Salvatore Sica, presidente del Comitato consultivo permanente per il diritto d'autore del Ministero della Cultura.

"È evidente che oggi ragionare sull'impatto dell'intelligenza artificiale nell’industria discografica, ma in generale nell'industria creativa, è importante perché si tratta di un impatto che di gran lunga è superiore all'impatto che si è avuto con la rivoluzione digitale" ha spiegato Rossi. “La tecnologia ha cambiato la musica, basti pensare a come è cambiata Sanremo negli anni. Ma la tecnologia cambierà pesantemente, soprattutto l'intelligenza artificiale generativa, il modo in cui si potrà creare il prodotto e il ruolo dell'essere umano all'interno di questa dimensione creativa. Bisogna costruire un percorso virtuoso nel rapporto tra l'umano e l'artificiale, che oggi è messo in discussione".

"Con l'ingresso dell'intelligenza artificiale si rischia di perdere circa 22 miliardi di entrate da diritto d'autore entro il 2028", ricorda Nastasi, che cita i dati di una survey interna realizzata da Siae: solo il 18% dei 4.700 autori della società che l'Intelligenza artificiale avrà un impatto positivo sulla musica, il 27% sul cinema, il 15% sui libri e il 12% sulle opere teatrali. Circa la metà degli autori intervistati ha dichiarato di usare strumenti di IA, a scopo esplorativo e per raccogliere spunti creativi o affinare testi esistenti. Gli autori temono però che possa generare omologazione, erodere i loro guadagni, e ridurre le opportunità di lavoro. Malgrado i timori, circa metà degli intervistati sarebbe disposto a permettere l'uso delle proprie opere per l'addestramento dell'IA in cambio di un compenso. "Non siamo contro l'intelligenza artificiale - dice il presidente Siae - ma chiediamo regole trasparenti, con remunerazioni del diritto d'autore e e della proprietà intellettuale. Aspettiamo il ddl annunciato dal sottosegretario Barachini, chiediamo di partecipare ai lavori. Oggi Ursula von der Leyen ha lanciato il piano Ue da 200 miliardi di euro per l'intelligenza artificiale: vediamo quante di queste risorse saranno dedicate alla trasparenza e alla legalità nella gestione di questa materia". "Sui principi - commenta Mazzi - siamo tutti d'accordo, ma la sfida è sulle regole. Non pensiamo che il convegno possa essere risolutivo, ma va posta massima attenzione alla regolamentazione".

I commenti dei lettori