Noto: “Con il nuovo sistema di voto a Sanremo torna la meritocrazia”

Noto: “Con il nuovo sistema di voto a Sanremo torna la meritocrazia”

Il sondaggista analizza il nuovo regolamento di questa edizione del festival: “C’è un ribilanciamento di pesi tra sala stampa, radio e televoto. La politica? Si è allontanata da tempo, l’Ariston non porta consensi”

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SANREMO – È il campo minato per definizione della settimana sanremese, il sistema di voto, ad accendere il terzo giorno di Festival. Nel mirino della polemica, la rivoluzione del regolamento con cui prenderà forma la classifica finale. “Leggermente cambiato” rispetto all’anno scorso, secondo la Rai, ma in realtà modificato in modo sostanziale. Con un ribilanciamento di pesi tra le diverse giurie (sala stampa, radio, televoto), e libertà di manovra relativamente limitata per i votanti della sala stampa. Dove gli addetti ai lavori, nella finalissima, non avranno più una scelta secca a disposizione con cui premiare un artista su tutti.

“Quest’anno il voto sarà anche più meritocratico del passato”, commenta e gioca d’anticipo Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, il sondaggista della tv a cui la Rai ha affidato pensiero e gestione del sistema del voto (televoto a parte) degli artisti in gara al Festival. Che definisce “imparagonabili” i diversi regolamenti di voto tra le ultime edizioni, e sulla latitanza della politica da Sanremo prova a spiegare: “Non manca, a questo Festival: anche perché gli italiani continuano a vedere la politica a Sanremo come un’intrusa”.

(agf)

Le costanti Corsi e Giorgia, la sorpresa Fedez, il favorito Cristicchi. Cosa ci dicono, le due distinte classifiche delle prime due serate? “Che per paradosso è il contrario di quanto si sia sospettato e detto in questi giorni, sul fatto che il nuovo sistema di voto avrebbe penalizzato il voto della critica e della sala stampa. Anzi, il regolamento parla chiaro: l'impatto del voto della sala stampa sarà anche leggermente superiore alle altre giurie, e dico giustamente. Perché quello della sala stampa è un “elettore” che ha una sensibilità diversa, ha una storia, giudica la canzone anche per il cammino che può fare nel futuro”.

Cosa dice, il nuovo regolamento? “Il regolamento ha uno schema preciso, non interpretabile. La prima sera vota la sala stampa e il suo voto vale il 100 per cento. Nella seconda e la terza si dividono la portata del voto le radio e il televoto, al 50 e 50 per cento. Nella serata dei duetti non si vota per non condizionare in nessun modo la gara, e mi pare giusto così: quelle delle cover è un gioco a parte. Il sabato il peso del voto si divide in tre nella prima parte, un terzo le radio, un terzo il televoto, un terzo la sala stampa, mentre nella finalissima a decretare la classifica finale sarà la somma delle percentuali di ogni artista in ogni serata, non solo dell’ultima. Più meritocratica di così”.

(ansa)

Alla luce di questo, quante sorprese potrebbero ancora spuntare, dalla classifica, visti i nomi entrati tra i primi cinque nelle prime due serate di Festival? “Non possiamo saperlo, ovviamente, la gara è ancora lunga. Ma mentre negli altri anni i risultati delle rispettive serate in qualche modo si azzeravano andando avanti, per cui a un’artista poteva capitare di essere votatissimo a inizio settimana, passare in testa, e poi perdere tutto da un giorno all’altro. Quando i cinque finalisti si ritroveranno uno contro l’altro, sabato, non partiranno tutti da zero ma dalle rispettive percentuali di gradimento conquistata nell’intera settimana”.

Cosa peserà di più, però, nella finalissima? “Nella finalissima le tre giurie voteranno di nuovo, si sommeranno le percentuali di serata con quelle dei giorni precedenti. Per cui, paradossalmente, c’è chi potrebbe arrivare secondo nella finale ma vincere grazie al patrimonio dei voti della serata precedente. Sanremo del resto non è una finalissima, è la storia di una settimana intera, anche di più. E a vincere deve essere la musica, le canzoni”. Cosa è, un altro tentativo di riportare la musica al centro, disinnescando in anticipo ogni possibile polemica. Non pensa siano un po’ mancate, la politica e le polemiche, a questo Festival? “Ma guardi che la politica ha fatto un passo indietro da Sanremo già negli anni passati, da cinque, sei anni. Però i politici si facevano vedere, provavano ad interagire, c’era la corsa dei leader a farsi vedere nella settimana del Festival. Oggi non più, e anche perché la politica vive in un mondo completamente diverso”. In che senso? “Non c’erano i social, che garantiscono quella visibilità e quella popolarità di cui la politica ha bisogno. Ecco, oggi in politica sta passando un altro tipo di racconto. Prima bisognava mischiarsi con il popolo, da qualche anno non è più così. Così è calato l’appeal di Sanremo per i politici, al contrario di quello sugli italiani. E gli italiani continuano a vedere la politica a Sanremo come un’intrusa”.

(agf)
Come la dobbiamo giudicare, allora, l’attesa comparsata dell’europarlamentare leghista Roberto Vannacci annunciata per oggi? “Ribadisco. La politica è stata sempre vista con insofferenza, a Sanremo. E diciamo la verità, la politica non ha mai guadagnato consenso, a Sanremo. Anche perché, non è vero basta essere presente, in politica devi anche comunicare un'idea. Sanremo ti fa essere presente, ma se non parli, non comunichi niente, non funziona. Vannacci, da quanto mi risulta, penso venga in veste personale”.

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