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Le pagelle della seconda serata: Corsi, il televoto, Balti, Gatto Silvestro: promossi e bocciati

(ansa)
Tutto ciò che non è canzoni: dall’abbigliamento agli ospiti, dal sistema di voto ai cartoni animati: il festival e le nostre pagelle
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Lo strascico di Malgioglio, il televoto, Gatto Silvestro, Alessandro Borghi: ecco i promossi e i bocciati di tutto quello che gira intorno alle canzoni.

Cristiano Malgioglio

«Questa è la coda dell’uccello del paradiso» dice Malgy, e dalla platea si alza una risata da fascia non protetta. Si riferisce allo strascico di tulle. Poi si vanta di non avere voluto autori per questa ospitata tutta improvvisata, ma si sarebbe capito anche se non lo avesse detto.

Fa tenerezza, ora che invecchiando sembra Carletto Dapporto (voto 8) vestito da Renato Zero (voto 8,5). Ci ricorda di avere scritto Ancora (passa il jingle in sottofondo) «per la grande Mina». Erano tempi in cui agli artisti bastavano parole, parole, parole, senza uccelli in paradiso.

Voto: 4

Nino Frassica

E’ oltre, è altrove, nel ciberspazio della parola che gioca danzando. Il fuoriclasse si vede dal tocco di palla, e a lui basta il calcio d’inizio (Nino, lo sai, è da questi particolari che si giudica un giocatore). Frassica è sempre quello della notte e di tanti nostri giorni allegri. Un tempo, la tivù aveva autori come Marcello Marchesi, “il sadico del villaggio”, e inventori come Renzo Arbore. Ecco, Frassica gioca in quella squadra lì.

Voto: 9

Bianca Balti

Ci mostra la vita, la vita com’è: luce puntata sull’abisso. Basta questo, senza tante parole. Peccato che Carlo Conti abbia sbagliato l’unica, definendola “guerriera”.

Non si finirà mai di ripetere che non sono i lottatori a battere il cancro, a riuscirci sono semplicemente quelli che guariscono, per fortuna sempre di più. E chi non guarisce, non è perché non abbia lottato abbastanza.

Voto: 9 a Bianca, 2 alla parola guerriera

Damiano David

Bello è bello / come un David di Donatello. Ed è bellissima anche Felicità, perché era ed è bellissimo Lucio Dalla.

(ansa)

Mentre Damiano canta, sulla panchina alle sue spalle compare uno che sembra Daniele De Rossi, non fosse che De Rossi la panchina l’ha perduta, invece è l’attore Alessandro Borghi, interprete tra gli altri di Rocco Siffredi. Il pensiero torna per un attimo al velo di Malgioglio, ma l’unico Rocco di Sanremo si chiama Hunt.

Voto: 7,5

Il televoto

Quando lo annunciano è come ritrovare un vecchio amico, è come quando torna l’otto dicembre e si fa l’albero di Natale, è come l’anticipo dell’Irpef. Il tabellone che riassume i codici abbinati ai cantanti ci fa tornare alle estrazioni del Lotto di quando eravamo bambini (Napoli secondo estratto 73), all’Intervallo con l’arpa e le pecore e ai cartoni animati di Gustavo. Che entusiasmo.

Voto: 3

Gatto Silvestro

Memorabile gatto sulla maglietta che Lucio Corsi indossa sotto il giubbotto, stralunati e poetici entrambi, il cartone di carta e il cartone di carne.

Lucio Corsi, cioè il talentaccio vero di questo Sanremo, l’uomo in più, l’alieno che ci serviva. Domani, nella serata cover, duetterà con Topo Gigio e ha spiegato che è una cosa serissima, come la fantasia e il candore di certe creature lontane e necessarie.

Voto: 8,5 a Lucio Corsi, a Gatto Silvestro e a Topo Gigio

Il gessato di Achille Lauro

In origine era un completo “bianco Papa”, ma Achille Lauro ha cantato dopo avere pianto un bel po’ ascoltando la canzone di Cristicchi.

A causa delle copiose lacrime, il fard è precipitato dagli occhi per andare a rigare l’abito, e trasformarlo in un gessato siculo-americano degno del Padrino parte II. Per consolare Lauro, Cristicchi gli ha presentato sua madre: Cristiano Malgioglio.

Voto al gessato 6,5

Lo Zecchino d’Oro

Prima dell’inizio del Festival è andata in onda la semifinale dello Zecchino d’Oro, semifinale che ha visto un tipo pieno di anelli di nome Alex Wyse imporsi su Paola e Chiara da piccole nel saggio alla materna. Nell’altra semifinale, un giovane afono di nome Settembre ha avuto la meglio su una ragazza che si chiama Tomba. Una prece.

Voto 5 politico

Follemente

Puntuale come la morte e l’influenza di stagione, ecco il momento promozione film. Ora, però, i film italiani si fanno montando i pezzi delle serie tivù e i relativi personaggi.

(ansa)

Dunque, sul palco dell’Ariston a un certo punto si sono materializzati tutti insieme Il clandestino, La fuggitiva, Blanca e il nonno di Rocco Schiavone, più altre tessere del puzzle e cioè del film Follemente: unite i puntini e qualcosa apparirà. Mancavano solo Doc e il Commissario Ricciardi, ma era solo la seconda serata, abbiate fede.

Voto 4

Quell’attimo di buio

Avrete notato che tra l’annuncio di ogni canzone, l’immagine copertina e l’inizio della canzone stessa c’è uno stacco, un momento di vuoto in cui tutto si fa scuro e lo schermo sembra spegnersi. Non ci si abitua, nonostante accada ormai da 44 canzoni (senza contare lo Zecchino d’Oro). In quell’istante, tutto è istinto. Si sarà rotta la tele? Sarà stato un calo di tensione? Un temporale fuori stagione? Taglieranno mica la luce per un paio di bollette non pagate, massimo tre? L’universo implode, il cuore si ferma, la vita perde ogni senso. Ma come ogni dubbio che si rispetti, è inutile non dura niente.

Voto 9 al dubbio, sempre

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