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Il video dei veleni: “Il Papa non sapeva”. Conti: “Fantascienza”

(ansa)

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Dopo il messaggio trasmesso nella serata d’apertura di Sanremo il sito Dagospia ha scritto che Bergoglio ha partecipato “a sua insaputa”. Dal direttore del festival e dal Vaticano arrivano le smentite. Ma Oltretevere la cacofonia c’è
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CITTA’ DEL VATICANO – Un video amatoriale, l’evento televisivo dell’anno, e un piccolo mondo attraversato da veleni. E così l’apparizione del Papa al festival di Sanremo, di per sé una prima storica, si è trasformata in un caso, molto vaticano e piuttosto sgangherato, di sospetti e smentite. Jorge Mario Bergoglio ha partecipato «a sua insaputa», ha scritto Dagospia, il videomessaggio trasmesso all’Ariston «era stato girato a maggio», non aveva «niente a che vedere» con il festival della canzone italiana, e il Pontefice «pare l’abbia presa male». A girare il video, padre Enzo Fortunato, francescano vicino al Papa, «che due giorni fa, guarda caso, si è dimesso».

“Oltre la fantascienza”

«Non siamo alla fantascienza, siamo oltre», ha replicato in conferenza stampa Carlo Conti, che si è incaricato della smentita: a maggio ha condotto la giornata mondiale dei bambini allo stadio Olimpico «e il Papa mi ha detto: se potrò ringraziare ditemi cosa posso fare per voi». Detto, fatto. Appena …

CITTA’ DEL VATICANO – Un video amatoriale, l’evento televisivo dell’anno, e un piccolo mondo attraversato da veleni. E così l’apparizione del Papa al festival di Sanremo, di per sé una prima storica, si è trasformata in un caso, molto vaticano e piuttosto sgangherato, di sospetti e smentite. Jorge Mario Bergoglio ha partecipato «a sua insaputa», ha scritto Dagospia, il videomessaggio trasmesso all’Ariston «era stato girato a maggio», non aveva «niente a che vedere» con il festival della canzone italiana, e il Pontefice «pare l’abbia presa male». A girare il video, padre Enzo Fortunato, francescano vicino al Papa, «che due giorni fa, guarda caso, si è dimesso».

“Oltre la fantascienza”

«Non siamo alla fantascienza, siamo oltre», ha replicato in conferenza stampa Carlo Conti, che si è incaricato della smentita: a maggio ha condotto la giornata mondiale dei bambini allo stadio Olimpico «e il Papa mi ha detto: se potrò ringraziare ditemi cosa posso fare per voi». Detto, fatto. Appena ha avuto la conferma di Noa e Mira Awad, il direttore artistico del festival ha recapitato al Papa la richiesta «e dopo qualche giorno mi è arrivato questo video, esattamente il primo febbraio», ha detto Conti: «Sono stato in silenzio, non lo sapeva nessuno, neanche mia moglie: ho mandato il video in regia ieri (l’altroieri per chi legge, ndr.) pomeriggio. È stata una grandissima gioia per me». Quanto a padre Fortunato, che ha fatto da tramite, aveva ripreso il video col telefonino lo stesso pomeriggio del primo febbraio, cogliendo l’occasione di una delle non rare visite a casa del Papa, insieme ad Aldo Cagnoli, pilota di aereo e amico di Bergoglio già dai tempi di Buenos Aires. E vero è che due giorni fa il frate si è dimesso da portavoce della basilica vaticana, ma era stato lui stesso a preannunciarlo: lascia quell’incarico, a dire il vero singolare, per presiedere un comitato creato dal Papa per fare altre giornate mondiali del bambini.

Da Sanremo al mondo

Non solo: il Papa, fanno notare in Vaticano, su questo unanimemente, era perfettamente consapevole che si stava rivolgendo a Sanremo, tanto che parla di musica e conclude augurando «delle belle serate» a «tutti coloro che sono collegati». Del resto, «non ci sono luoghi esclusivi per la missione della Chiesa», ha detto il ministro della Cultura del Papa, il cardinale José Tolentino de Mendonça, che ieri ha presentato il giubileo degli artisti (lunedì Bergoglio è atteso a Cinecittà), e quello che Francesco ha detto in video a Sanremo «lo ripete ovunque: il mondo ha bisogno del talento e della vocazione degli artisti».

Una reciproca diffidenza

Tutto chiaro, dunque. O quasi. Perché se la vicenda è più semplice di quanto si potesse sospettare, essa nasconde, anzi fa venire alla luce, un problema ricorrente Oltretevere. Dove molti erano all’oscuro che il Papa sarebbe apparso a Sanremo, e anche la Segreteria di Stato e la sala stampa lo hanno scoperto al penultimo. È un grande classico del pontificato. Sbarcato dall’Argentina per riformare e pulire il Vaticano, Francesco ha uno stile tutto suo di sopire e troncare. Con la Curia romana ha ingaggiato un rapporto di diffidenza reciproca, ha le sue fonti di informazione, bypassa costantemente gli uffici. «Meglio chiedere scusa dopo che chiedere permesso prima», la sua filosofia. Sospetta il boicottaggio passivo, a ragione. Casi noti: quando sbianchettarono il passaggio di una sua intervista in cui apriva alle coppie di fatto, quando edulcorarono la sua frase sui Papi concubini del passato («Mi censurano!»), quando lui ha promulgato una nuova costituzione apostolica di sabato a mezzogiorno, piena di refusi, per evitare, pare, che correggendola gli bocciassero l’apertura alle donne a capo dei dicasteri vaticani.

Cacofonie e gelosie

Il problema è che questa gestione personalistica moltiplica conflitti, cacofonie, gelosie. Solo negli ultimi mesi Francesco ha realizzato due libri-intervista autobiografici, Life (HarperCollins) con Fabio Marchese Ragona e Spera (Mondadori) con Carlo Musso, ma aveva raccontato la coabitazione con Ratzinger in un terzo volume, Il successore (Marsilio), con Javier Martinez Brocal. È tornato per la terza volta da Fabio Fazio. Il dicastero della Comunicazione, guidato dall’incolpevole Paolo Ruffini, para i colpi. Casa Santa Marta è un via vai di ospiti e interlocutori. Divide et impera, dicono i maliziosi. Sicuramente Bergoglio diversifica. Padre Fortunato nel tempo ha allargato la sfera di influenza, non tutti hanno gradito. Quando mercoledì sera sui social sono fioccate stroncature e sbeffeggiamenti per il video raffazzonato di Francesco, apparso gonfio e un po’ incerto, nell’entourage papale c’è chi ha storto la bocca: si è esposto il Pontefice, già provato in questi giorni dalla bronchite, in una performance non memorabile, per usare un eufemismo. Lui, Bergoglio, alle dieci di sera già dormiva. E c’è da giurare che quel che gli interessava era raggiungere la massa di spettatori di Sanremo per parlare dei bambini e della pace nel mondo.

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