Duran Duran show, Sanremo è anni 80. E adesso i duetti

Duran Duran show, Sanremo è anni 80. E adesso i duetti
(ansa)

La band è tornata a 40 anni dalla prima volta. Standing ovation per “Wild boys”

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Sanremo — Carlo Conti spacca il minuto (ma affidargli il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti? Farebbe miracoli con i treni), veleggia su ascolti record (11 milioni di spettatori la seconda serata, meglio dell’anno scorso), e una polemica ci sta. L’uomo che tiene tutto sotto controllo dice una frase infelice, (poi si scusa), sul voto ai cantanti. «Matematicamente come fa a valere meno il 66% della sala stampa e delle radio contro il 34% del televoto? Anche voi in finale potreste dare tutti i voti a un solo cantante. Mi sembra che negli anni scorsi qualcosa del genere sia successo». Allude alla vittoria di Angelina Mango a discapito di Geolier. Botta e risposta, l’ombra di intrallazzi respinta al mittente, vai con la terza serata, aperta da Edoardo Bennato che canta Sono solo canzonette. Forse non lo sono. Stasera sarà festa con i duetti.

Le ragazze che affiancano Conti sono Miriam Leone con orecchini di smeraldi con cui acquistare un super attico, Elettra Lamborghini e la travolgente Katia Follesa, la nostra Bette Midler. «Volevo salutare tutte le donne che, come me, vogliono raggiungere degli obiettivi. Non canterò, non ballerò e soprattutto non devolverò il mio cachet in beneficenza». L’inno alla body positivity («Da mesi ho affrontato un percorso di remise en forme e ho fatto tantissima ginnastica: nessun segreto, quello che vedete è frutto di tanta costanza», dice mostrando orgogliosamente le braccia effetto tendina. Ironizza sulla velocità con cui Conti procede. «Fai così anche con tua moglie? Torni a casa e le dici: “Dai che c’ho solo tre secondi”».

La nostalgia non è più quella di un tempo, ma l’arrivo dei Duran Duran, a quaranta anni dal Festival di Pippo Baudo, ringalluzzisce gli over 50. È subito discoteca anni 80, un medley di successi (Notorious, Ordinary world, Girls on film), con Simon Le Bon (che ricorda un po’ Jim Broadbent, il padre di Bridget Jones). Il tempo non ha risparmiato nessuno (e che, gli anni passano solo per noi? Il retropensiero in platea e nelle case).

Per Psycho killer entra in scena Victoria, la bassista dei Maneskin, gruppo preferito della band inglese. In platea c’è la super fan Katia Follesa, vestita da sposa meringa, col cartello “Sposerò Simon Le Bon”. Giacca puzzle di specchietti e vai con Wild boys, facendo attenzione all’anca sbilenca. Ma si resta ragazzi selvaggi per sempre, il teatro esplode, Conti consegna il premio “Amici di Sanremo”, con il leone rampante che si fa le unghie sulla palma. «Simon wait me, aspetta me», urla. «Mia moglie mi uccide se ti sposo», dice Le Bon, che sta al gioco. Il pubblico grida: «Kiss, kiss», e lui la bacia sulle labbra. «Cioè non avete capito che cazzarola mi è successo, mi sono limonata Simon Le Bon. Carlo, mi si è aperto il body contenitivo».

Follesa lancia il bouquet, Conti si raccomanda che non lo tiri in testa ai vertici Rai seduti in platea. Lo prende al volo una signora.

Quattordici cantanti in gara (entusiasmo per Noemi, grandi applausi per Massimo Ranieri, i Modà sono vestiti da evidenziatori, un bel rosa shocking e passa la paura, Tony Eeffe è tornato rapper). Poi la finale delle Nuove Proposte, è sfida tra Settembre e Alex Wyse. Una domanda: si potrà fare un festival senza i bambini sul palco? Ieri è stata la volta di Samuele Parodi, 11 anni, super esperto del Festival. Dario D’Ambrosi con i protagonisti del Teatro Patologico spiega come l’inclusione abbatte le barriere: «Aiutiamo tantissimi ragazzi e così diamo speranza a milioni di famiglie, perché quando sta bene un ragazzo disabile stanno bene mamme, papà, fratelli, nonni, condomini, quartieri. È da qui che dobbiamo partire per migliorare la nostra società». Il gruppo propone un brano del Simon Boccanegra portato all’Opera di Roma, standing ovation e abbracci. Si sdraiano con Conti. «Siamo più forti e più potenti di una bomba atomica: pensate alla Libia, alla Siria, non fanno altro che buttarsi bombe — dice un attore — non hanno la forza di guardarsi negli occhi. Noi questa forza ce l’abbiamo». La serata è nel segno della love story Katia-Simon: «Stiamo comprando casa» spiega lei «partiamo per il viaggio di nozze: c’è anche sua moglie. Ma non importa».

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