Ultima serata, quella finale. Ma al di là dei cantanti e al di là delle loro canzoni – importanti e meritevoli di pagelle a parte – ecco i voti a chi al Festival c’era da protagonista ma non gareggiava: co conduttori, conduttore, ospiti.
Gabry Ponte sullo Stretto
Il quinto giorno, il jingle si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Fu così che lo stacchetto Tutta l’Italia, dopo avere un poco fracassato i marroni e scandito il Festival per quasi una settimana, lo ha addirittura scardinato, cioè aperto. Merito di Gabry Ponte, il dj da svariati milioni di trilioni di fantastilioni di dischi venduti (che bello scrivere ancora “dischi”, tiè). Per la sua capacità di unire il paese, Gabry Ponte da oggi verrà chiamato Gabry Ponte sullo Stretto. Nel Festival della normalizzazione di destra, e ovviamente di Giorgia in ogni senso, cantiamo insieme Tutta l’Italia/di Fratelli d’Italiaaà.
Voto 5
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Ultima serata, quella finale. Ma al di là dei cantanti e al di là delle loro canzoni – importanti e meritevoli di pagelle a parte – ecco i voti a chi al Festival c’era da protagonista ma non gareggiava: co conduttori, conduttore, ospiti.
Gabry Ponte sullo Stretto
Il quinto giorno, il jingle si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Fu così che lo stacchetto Tutta l’Italia, dopo avere un poco fracassato i marroni e scandito il Festival per quasi una settimana, lo ha addirittura scardinato, cioè aperto. Merito di Gabry Ponte, il dj da svariati milioni di trilioni di fantastilioni di dischi venduti (che bello scrivere ancora “dischi”, tiè). Per la sua capacità di unire il paese, Gabry Ponte da oggi verrà chiamato Gabry Ponte sullo Stretto. Nel Festival della normalizzazione di destra, e ovviamente di Giorgia in ogni senso, cantiamo insieme Tutta l’Italia/di Fratelli d’Italiaaà.
Voto 5
La naturale regolarità di Alessia
L’avevamo lasciata a rassicurare i telespettatori sulla propria, ritrovata regolarità intestinale, peraltro messa a dura prova da alcuni programmi da lei stessa condotti, tipo l’Isola dei famosi e il Grande Fratello, ed ecco che Alessia Marcuzzi viene addirittura innalzata agli altari della serata finale di Sanremo (“Sono loro stasera i migliori che abbiamo”, Fabrizio De André, Giugno 1973). Garrula e insieme rauca comincia abbracciando persone a caso in platea, tipo Mara Venier che viene circumnavigata (“Amorrreeeee…”), poi prosegue dicendo che se Cattelan è Ale, lei è Oh-oh, cammina all’indietro per mostrare la lunga schiena nuda, cose così. Parla, parla, parla. Per arrivare a Sanremo, aver fatto un paio di programmi con Carlo Conti non è indispensabile ma aiuta.
Voto 3
Gli asini di Cavour
Erano una razza autoctona piemontese assai pregiata, in particolare per il latte delle asine, usato per svezzare i neonati delle famiglie ricche. Venivano allevati a Cavour, provincia di Torino che già volge al Cuneese. Oggi, purtroppo, la razza è estinta, ma non per quanto riguarda un detto dialettale che recita: “J’aso ‘d Cavour as làudo da lor”, cioè “gli asini di Cavour si lodano da sé”. Ci abbiamo pensato quando Carlo Conti, già dal primo minuto del Festival, ha cominciato a parlare dei record di questa edizione, e di quanto grande è stato il successo, e di quanto è perfetta la macchina organizzativa, e di come tutti sono stati bravissimi.
Voto 5
Il difensore centrale del Derthona
Alessandro Cattelan è il ragazzo del pianerottolo al quale chiedere il sale, sapendo che vi lascerà il pacchetto intero e vi dirà pure grazie. Anche lui non ha guizzi, come quasi tutto il Festival 2025, ma neppure sbavature. C’è e potrebbe non esserci, un po’ impalato ma educato, e dove lo metti sta. Uno da “dopo Festival” chiamato a giocare la finale di Champions: forse un po’ troppo. A proposito di calcio, Cattelan da giovanissimo giocava come stopper nel Derthona, squadra della sua città che è Tortona, e ha bazzicato dalle parti della serie D. In tivù ha esordito nel 1987 nella giuria dello Zecchino d’Oro: a occhio, non si è molto spostato da lì.
Voto 6
Bresh che spalanca le ali
Non riusciamo a toglierci dagli occhi l’immagine di Bresh che nella quarta serata canta Crêuza de mä con Cristiano De André fra mille peripezie tecniche: mirabile esecuzione di una canzone meravigliosa. Alla fine, Bresh sorride e spalanca le braccia come per volare, perché questo fanno i capolavori e la poesia, volano nel tempo, cavalcano l’aria e rendono la vita più degna. (“Poi, d’improvviso, mi sciolse le mani/e le mie braccia divennero ali”, Fabrizio De André, Il sogno di Maria da La buona novella, 1970).
Voto 9
Quella linea sottile
E poi, verso mezzanotte, un ragazzo dagli occhi chiari ci parla di "quella linea sottile tra la vita e la morte”. E di cosa significhi “sentirsi vuoti come alla fine di un grande amore, o come un cantante senza più voce”. E di come dipendiamo da chi ci sta accanto. E di com’erano contenti, proprio in modo speciale, tutti quelli che lo hanno visto vivo, al risveglio. E di come possa essere difficile sentirsi soli anche dopo averla scampata. E di quanto sia importante il primo soccorso. Edoardo Bove, 22 anni, nostro figlio. Queste cose non si votano, queste persone si abbracciano.
Notte prima degli esami
Quando Antonello Venditti, dopo avere cantato, ha detto di avere 37 e mezzo di febbre da quindici giorni (Wikipedia lo dà per morto, poi si corregge), a Simone Cristicchi non è parso vero: si è messo immediatamente al pianoforte per comporre il brano che porterà al Festival dell’anno prossimo: “Quando sarai sfebbrato”. Poi Cristicchi ha provato a intubare Venditti, il quale ha opposto resistenza. Simone ha quindi presentato la sua mamma ad Antonello, che le ha detto: Ricordati di me. Insieme hanno intonato l’indimenticabile hit Notte prima degli esami del sangue.
Voto 240 di colesterolo
Il mondo di Quark
Probabilmente era Neri Marcoré che imitava Alberto Angela, fatto sta che a un certo punto il grande divulgatore ha sceso la mitica scalinata dell’Ariston spiegando perché gli asini di Cavour si sono estinti. Nei minuti successivi, Alberto Angela ha parlato degli ittiti, delle megattere, della tavola degli elementi di Mendeleev e degli schemi di gioco di Thiago Motta, un mistero sul quale la scienza si interroga da tempo senza venirne a capo. Infine, il figlio dell’indimenticabile Piero ha illustrato la teoria evolutiva secondo la quale alcuni microorganismi invertebrati si trasformano in cantanti e addirittura in presentatori, non senza risolvere un altro enorme punto interrogativo: com’è possibile che alcune creature senza voce, del tutto stonate e incapaci di abbigliarsi se non dentro un armadio chiuso in una stanza vuota, possano cantare all’Ariston.
Voto 9
C’era una volta un piccolo naviglio
Pensavamo giacesse triste in qualche cantiere navale, dimenticata da note e melodie, i bulloni ormai arrugginiti. Temevamo si fosse inabissata al largo di Capo Horn. Sospettavamo l’avesse ingoiata la stessa balena che ha appena sputato l’incauto canoista, o al limite il pescecane di Pinocchio. Invece, per fortuna, niente di tutto questo. La famosa nave da crociera dello sponsor è ancora viva e lotta insieme a noi, pronta a ospitare un gruppo che ha fatto la storia della musica mondiale, i Planet Funk, con l’indimenticabile Nights in white satin. Tutto galleggia a questo mondo, non soltanto i tappi di sughero e le papere. Vi sia lieve l’iceberg.
Voto 3 nodi, assenza di vento
La vita è una serie tivù, baby
Premesso che anche l’ospitata di Alberto Angela è stata il pretesto per uno spot di Rai 1 (La Sicilia di Montalbano), in quell’incrocio di presenze sul palco che in questi giorni ha promosso, con la scusa del Festival, The voice Senior, Il Sogno di Benigni, Miss Fallaci, Rocco Schiavone e certo dimentichiamo qualcosa, a un certo punto è comparsa anche Imma Tataranni. Olè. Però, che delusione: noi aspettavamo Doc (Luca Argentero) per l’ultima diagnosi clinica, per leggere l’encefalogramma pressoché piatto di una manifestazione senza sussulti come la linea di un cuore fermo.
Voto, o forse televoto: tasto off del telecomando.