Maria Antonietta e Colombre, insieme nella vita e al Festival
di Andrea SilenziROMA – Nel circuito dell’indie italiano sono tutt’altro che sconosciuti. Maria Antonietta (vero nome Letizia Cesarini, 38 anni) ha debuttato nel 2012 ottenendo ottimi riscontri dalla critica specializzata. Scrittrice e performer, ha pubblicato racconti, poesie e un monologo teatrale, ed è giurata del Premio Strega Poesia. Colombre (Giovanni Imparato, 43) è stato candidato al Premio Tenco nel 2017, ha prodotto il nuovo disco di Chiello, anche lui a Sanremo, e ha collaborato con Alan Sorrenti, Franco 126, Ariete, Coez e molti altri. Insieme arrivano all’Ariston con La felicità e basta dopo aver pubblicato, lo scorso autunno, l’album Luna di miele. Sono una coppia nella vita, ma ci tengono a sottolineare che il loro è un progetto totalmente artistico sganciato dalla vita personale.
ROMA – Nel circuito dell’indie italiano sono tutt’altro che sconosciuti. Maria Antonietta (vero nome Letizia Cesarini, 38 anni) ha debuttato nel 2012 ottenendo ottimi riscontri dalla critica specializzata. Scrittrice e performer, ha pubblicato racconti, poesie e un monologo teatrale, ed è giurata del Premio Strega Poesia. Colombre (Giovanni Imparato, 43) è stato candidato al Premio Tenco nel 2017, ha prodotto il nuovo disco di Chiello, anche lui a Sanremo, e ha collaborato con Alan Sorrenti, Franco 126, Ariete, Coez e molti altri. Insieme arrivano all’Ariston con La felicità e basta dopo aver pubblicato, lo scorso autunno, l’album Luna di miele. Sono una coppia nella vita, ma ci tengono a sottolineare che il loro è un progetto totalmente artistico sganciato dalla vita personale.
«Forse il paragone può reggere con Colapesce e Dimartino – racconta Colombre – che si sono messi in gioco con grande grazia. Anche noi abbiamo due carriere separate, ma ci siamo molto aiutati, era arrivato il momento di celebrare questa unità di intenti». «Lasceremo i personalismi fuori dalla porta – aggiunge Maria Antonietta – il dogma è: più visione, meno ego. Si fa musica per essere più felici, non per soffrire». La canzone ha un significato profondo per entrambi: «Il concetto è che nel gioco di presentare una canzone in quel contesto l’unico paletto era non scrivere una canzone di coppia. Non è una canzone d’amore. Ha a che fare con la felicità, quel “e basta” è un diritto di tutti e non è un merito».
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«E comunque – aggiunge Maria Antonietta – con le nostre canzoni e la nostra onestà siamo arrivati fin lì, in quel luogo di supervisibilità, è un grande risultato. Averlo fatto senza compromessi ci inorgoglisce». A proposito di coerenza, chi ha seguito Maria Antonietta fin dagli esordi avrebbe pronosticato un successo pari almeno a quello di altri artisti indie: «Le variabili sono tante, non sempre tutto è riconducibile al talento. A volte mi sono interrogata su tutto quello che avrei potuto fare o dire, ha giocato molto la mia insicurezza, mi sono aperta meno di quanto potevo. Ho fatto tv, reading di poesia, ma ho sempre frequentato spazi poco mainstream. Forse è dovuto a un po’ di intransigenza mia». «Si è concessa molto tempo tra un disco e l’altro – sottolinea Colombre – cercando sempre di non dire cose banali. Un atteggiamento anomalo, in questi anni».
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Qualche preoccupazione, in vista del festival, esiste: «Ci spaventa un po’ l’effetto lavatrice – dice Colombre - io non vado mai via dalle serate perché spero sempre che accada qualcosa. Ma è anche un atteggiamento pericoloso, perché potrebbe triturarmi». «Il mio terrore è il sonno – aggiunge la partner - devo dormire almeno 10 ore». E a volte il pubblico indie è un po’ intransigente: «Ma confido nell’intelligenza – ride Colombre - capiranno la nostra scelta». Maria Antonietta è anche più categorica: «Abbiamo ricevuto molti messaggi belli, niente recriminazioni. Qualcuno che la prende male ovviamente c’è sempre, ma è fisiologico».