Nicola Savino: “Ecco la squadra del mio DopoFestival. Sarà uno spazio libero, faremo degli errori”
di Silvia FumarolaBattuta pronta, una vita a Radio DeeJay con l’amico mentore Linus, la carriera televisiva divisa tra Rai, Mediaset e Sky. Il 2026 per Nicola Savino è nel segno del servizio pubblico. Debutta domani su Rai1, come conduttore di Tali e quali in cui si sfidano persone comuni; in giuria, per l’esordio, c’è anche Carlo Conti. A Sanremo sarà protagonista del DopoFestival. Grande imitatore, Savino parla con la voce di Conti ed è più vero di Malgioglio. A 58 anni ha scelto: «Spero che l’ approdo in Rai sia un punto di arrivo, sono qui per rimanerci, è un sogno a occhi aperti».
Ha scelto la Rai nonostante le incertezze e quello che si dice, accuse di TeleMeloni comprese?
«A me non interessa. Mi hanno dato una Ferrari, cavolo. È molto più facile guidare uno show su Rai1 che da qualsiasi altra parte. C’è più attenzione, tanta cur…
Battuta pronta, una vita a Radio DeeJay con l’amico mentore Linus, la carriera televisiva divisa tra Rai, Mediaset e Sky. Il 2026 per Nicola Savino è nel segno del servizio pubblico. Debutta domani su Rai1, come conduttore di Tali e quali in cui si sfidano persone comuni; in giuria, per l’esordio, c’è anche Carlo Conti. A Sanremo sarà protagonista del DopoFestival. Grande imitatore, Savino parla con la voce di Conti ed è più vero di Malgioglio. A 58 anni ha scelto: «Spero che l’ approdo in Rai sia un punto di arrivo, sono qui per rimanerci, è un sogno a occhi aperti».
Ha scelto la Rai nonostante le incertezze e quello che si dice, accuse di TeleMeloni comprese?
«A me non interessa. Mi hanno dato una Ferrari, cavolo. È molto più facile guidare uno show su Rai1 che da qualsiasi altra parte. C’è più attenzione, tanta cura. Come mi ha detto Carlo: “Te la devi godere».
Con Conti ha molti punti in comune.
«Ci capiamo al volo, ci unisce la passione per la radio, facciamo parte della stirpe dei disc jockey. Quando mi ha chiamato non ci credevo, sono grato e felice».
Chi ci sarà al DopoFestival?
«Il maestro Enrico Cremonesi, Aurora Leone, del gruppo The Jackal, lei è del 1999 ed è un fenomeno. Abbiamo fatto insieme Il giovane Old, il programma più bello. E ci sarà Federico Basso comico torinese, stand up comedian bravissimo. Per me il DopoFestival è un dopo partita, lo vedo in termini sportivi. Dopo un match vuoi sentire l’allenatore, i giornalisti che fanno domande. Il bello è commentare. Con questo, ho fatto quattro DopoFestival».
E che ha capito?
«Per una questione di carattere e buona disposizione all’ascolto, so che la cosa migliore è improvvisare. Andiamo in onda tardi, ci vogliamo divertire e divertire il pubblico a casa che se no, si addormenta».
Nessuno schema prefissato?
«Devi arrivare lì con il foglio bianco. Se a tavolino decidi: entro con la banda del paese ma — non succederà eh — all’una è appena caduto un cantante dalle scale, che fai? Noi, come gli spettatori, non sappiamo niente. Quando, nel 2020, Achille Lauro si presentò con la famosa tutina, andai in un sexy shop per comprare un body aderente su cui le sarte cucirono le paillettes che mi bucarono il sedere».
Ha dimostrato una notevole faccia tosta. Sarete al casinò?
«Sì, porte aperte a tutti, vorrei che fosse un happening. Penso al DopoFestival come a uno spazio libero, accogliamo anche i senza giacca; si entra e si esce, può venire anche chi non è al festival. Lo immagino grezzo, non temo l’errore: l’errore è la bellezza».
Linus che le ha detto?
«È il mio socio, si diverte. Mi ha dato un consiglio pratico: resta in città, immergiti nel clima folle del festival. Le altre volte avevo dormito fuori Sanremo».
Sogna di condurre il festival?
«Chi fa questo lavoro e dice che Sanremo non gli interessa, mente sapendo di mentire. Un calciatore che gioca in campionato sogna la Champions League. Carlo dice: “Presentarlo è la cosa più bella del mondo”. Il punto è costruirlo come direttore artistico. Non si può prescindere dai propri gusti, e va cercato il mix: portare Lucio Corsi, e mescolarlo agli altri».
Non facile.
«Un onere grande, forse troppo… Poi conta il carattere, io sono ansioso, le cose non mi scivolano addosso. E c’è l’aspetto umano, la conoscenza con tanti cantanti: se uno ti chiama?».
Sua figlia Matilde ha venti anni: si fa guidare da lei, dai suoi gusti?
«La porto a Sanremo venerdì e sabato. Nessuna cultural appropriation, non si può fare razzia di qualsiasi cosa, non è utile. Non faccio il ladro ma sono curioso. Non puoi dire: questo fa schifo, la mia musica è migliore, se no diventi un padre castrante».
Suo papà era ingegnere, mamma farmacista: cosa sognavano per lei?
«Mamma aveva quattro fratelli: in cinque avevano sei lauree. Ho detto tutto. Speravano in quella che loro chiamavano “la posizione”, una carriera da medico. Ho fatto un paio di anni di Economia e commercio senza convinzione. Hanno capito che non potevano mettersi di traverso, li ho narcotizzati con il posto fisso. Sapevo come funzionavano le radio: i tecnici di regia sono assunti, chi va in onda ha la partita Iva, è precario».
Era fissato con la radio?
«Come la vocazione per i preti».
Venerdì debutta con “Tali e quali” e su Canale 5 c’è Gerry Scotti con “La ruota della fortuna” in prima serata. Non parte in discesa.
«Su Instagram ho incontrato Ernia e Rkomi, dicevo proprio questo, la risposta è stata: “Ci sei tu con Scotti, è già una vittoria”. È un onore per un esordiente in serie A, trovarsi con il miglior calciatore, un po’ come giocare contro Mbappé. Gerry è il più forte; ma lo siamo anche noi, su».