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Samurai Jay: “La musica è la mia maschera da eroe”

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Dopo il boom di “Halo” sarà in gara per la prima volta al Festival di Sanremo con il brano “Ossessione”
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Un nome d’arte nato dalla battuta di un amico («Ue fra’, pare ‘nu samurai!»), un numero imprecisato di collaborazioni importanti (Gigi D’Alessio, Guè, Elettra Lamborghini, Geolier e tanti altri), una frase della canzone Halo che grazie a TikTok ha segnato la scorsa estate: «E’ tutto sbagliato / sta andando tutto al contrario». Samurai Jay è uno dei nomi nuovissimi che vedremo sul palco di Sanremo. 27 anni, vero nome Gennaro Amatore, è un musicista (più cantautore che rapper) nato a Mugnano di Napoli, quartiere della periferia nord del capoluogo campano. Una adolescenza complicata anche a causa del peso (all’epoca circa 100 chili) e della sua sensibilità in un ambiente complicato, un percorso musicale iniziato ufficialmente nel 2018 e poi il boom di Halo. A Sanremo porterà Ossessione.

Partiamo dal festival: era una speranza o non pensava proprio di farcela?

«Siamo nel mezzo: lo sognavo da sempre, non dico che non speravo ma è stata una sorpresa bellissima».

Qual è il tema di “Ossession…

Un nome d’arte nato dalla battuta di un amico («Ue fra’, pare ‘nu samurai!»), un numero imprecisato di collaborazioni importanti (Gigi D’Alessio, Guè, Elettra Lamborghini, Geolier e tanti altri), una frase della canzone Halo che grazie a TikTok ha segnato la scorsa estate: «E’ tutto sbagliato / sta andando tutto al contrario». Samurai Jay è uno dei nomi nuovissimi che vedremo sul palco di Sanremo. 27 anni, vero nome Gennaro Amatore, è un musicista (più cantautore che rapper) nato a Mugnano di Napoli, quartiere della periferia nord del capoluogo campano. Una adolescenza complicata anche a causa del peso (all’epoca circa 100 chili) e della sua sensibilità in un ambiente complicato, un percorso musicale iniziato ufficialmente nel 2018 e poi il boom di Halo. A Sanremo porterà Ossessione.

Partiamo dal festival: era una speranza o non pensava proprio di farcela?

«Siamo nel mezzo: lo sognavo da sempre, non dico che non speravo ma è stata una sorpresa bellissima».

Qual è il tema di “Ossessione”?

«Si parla di una ossessione intesa in senso positivo, il motore che ci spinge a fare tutto. Il focus è il rapporto con la musica, più che un rapporto sentimentale».

A Sanremo è già stato nel 2021, nell’edizione del covid senza pubblico in sala. Era sul palco con Gigi D'Alessio, Ivan Granatino, Enzo Dong e Lele Blade: il brano era “Guagliune”.

«Penso che quell’esperienza possa essere utile perché, diciamo, ho preso le misure del palco. Ma col pubblico sarà tutta un’altra cosa, vedremo che succederà».

La scorsa estate è arrivato il boom con “Halo”. Come ha vissuto quel successo che deve molto ai social? Pensa che quel tormentone sia anche dovuto a una insoddisfazione diffusa soprattutto tra i ragazzi?

«Penso proprio di sì, ma mi ha sorpreso il successo che ha avuto soprattutto tra le persone più grandi. E’ stato come un grido di liberazione che ha coinvolto tutti, dal bambino all’anziano: tutti mi fermavano per la strada. Io poi sono estremamente socievole, mi prendo il caffè con gli anziani, col barbiere, col barista stesso. Quindi è stata un’onda di affetto che ho vissuto benissimo».

Sua nonna la chiamava “vecchiariello” perché non è mai stato uno che cerca guai. Ha anche dichiarato che “oggi per essere vero devi far vedere la pistola, ma chi fa davvero certe cose non le fa vedere”. Una narrazione non molto diffusa.

«Io vivo la realtà nella provincia, che è dura ma dove si sono fatti tanti passi avanti. La mia famiglia mi ha insegnato la vita, devi saper campare, devi ascoltare, dare una mano se c’è bisogno, altrimenti i primi schiaffi li prendo io».

Il suo carattere così sensibile le ha creato difficoltà nella sua adolescenza?

«È stato molto complicato, da fine infanzia a adolescenza ho sofferto, ero molto spaventato: in quella realtà ti devi guadagnare il tuo posto, ma il mio essere diverso è diventato un punto di forza. Mi ha fatto scoprire altre cose, soprattutto la musica che è stata la mia maschera da supereroe, mi ha fatto uscire dalla condizione di quello che se parla non viene ascoltato. Mi ha permesso di guardare il mondo con occhi diversi. Anche questa, in fondo, è una ossessione positiva».

Tra le tante collaborazioni, ce n’è stata qualcuna davvero speciale?

«Penso che ogni singola esperienza mi abbia insegnato qualcosa. Ma chi mi ha dato qualcosa in più è Gigi D’Alessio. gli chiedevo di tutto, cercavo di farmi spiegare come si deve vivere la musica. Ma mezza cosa gliela abbiamo insegnata noi: era sbalordito nel vederci comporre col telefonino».

Lei è un musicista vero, cosa che le consente di spaziare tra i generi. Secondo lei, quali sono i limiti e le prospettive di chi si basa solo sulle sue capacità in questo mercato? Si stressa con i numeri?

«I limiti esistono se e solo te li lasci esistere. Io ho piena libertà artistica, basta essere veri e la gente lo capisce. La cosa dei numeri ho dovuto imparare a curarla, prima di Halo non è che vendessi molto. Poi mi sono chiesto cosa volevo realmente comunicare. Il pubblico cerca sincerità, verità, cose che sono un po’ mancate negli ultimi tempi».

Se dovesse arrivare un successo clamoroso, si sente pronto a gestirlo?

«Sinceramente, in questo momento, credo di sì. Un anno fa forse no, ero un po’ instabile, ma adesso ho fatto un grande lavoro sulla salute mentale, un tema che riguarda tanti artisti giovani. Mi sono chiesto: la musica ti fa stare ancora bene? La risposta è che ho ancora tanto da dire, il gioco vero inizia adesso».

Il suo sogno?

«Lo stesso che avevo da bambino: un giorno andrò in America, ho sempre guardato con ammirazione alla scena rock che arriva da lì».

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