Carlo Conti guarda già oltre il suo Sanremo. E lo fa con la serenità di chi sa di aver portato a casa il risultato. Intervistato da Radio Subasio, nello spazio Destinazione Sanremo, il direttore artistico del Festival conferma che l’edizione 2026 — la quinta sotto la sua guida — sarà l’ultima. Nessun nome sul possibile successore, ma un punto fermo sì: «C’è solo l’imbarazzo della scelta, ma al di là del conduttore o della conduttrice, la figura centrale resta quella del direttore artistico».
Al successore serve esperienza
Per Conti è lì che si gioca davvero la partita: «È il ruolo che decide tutto: non solo le canzoni, ma la regia, le immagini, le luci, la scena, gli ospiti. Serve qualcuno che abbia know how, esperienza, ore di volo per guidare una macchina del genere».
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L’asticella degli ascolti
E se il Festival dovesse andare ancora meglio delle edizioni record degli ultimi anni? «È proprio un buon motivo per lasciarlo», risponde senza esitazioni. «Alzare l’asticella all’infinito è impossibile. L’anno scorso abbiamo battuto tutti i record, ma quello che mi ha fatto più piacere non è stato solo l’ascolto tv: è stato vedere così tanti dischi in classifica. Quello è il vero successo».
Una gara di canzoni
Sul futuro del Festival, Conti non ha dubbi: la struttura non si tocca. «Sanremo è questo. È una gara di canzoni, così come l’ha creato e sviluppato Pippo Baudo — che celebrerò quest’anno, il primo senza di lui — e così deve restare. Ogni direttore può inventare qualcosa nel contorno, ma la forza del Festival è lì: nella musica, nella competizione, nelle canzoni».