Eddie Brock, da TikTok a Sanremo: “Il mio nome è ispirato ai supereroi, ma canterò le fragilità”
di Andrea SilenziROMA – Dai social al palco di Sanremo. Per Eddie Brock, vero nome Edoardo Iaschi, romano classe 1997, il salto mortale è di quelli da rischiare l’osso del collo. Dalle poesie che scriveva da piccolo e che poi ha trasformato in canzoni è passato ai numeri del brano Non è mica te, diventato in breve virale su TikTok e certificato Disco d’oro dalla Fimi. A Sanremo è arrivato a sorpresa: per il grande pubblico è uno dei volti nuovi da scoprire. All’Ariston, il cantautore romano presenterà Avvoltoi, mentre nella serata dei duetti sarà sul palco con Fabrizio Moro per la cover di Portami via, un brano scritto qualche tempo fa proprio da Moro. Il 6 marzo verrà pubblicata la versione deluxe dell’album Amarsi è la rivoluzione, mentre il 26 marzo partirà da Milano il suo tour nei club, festival e piazze.
Partiamo …
ROMA – Dai social al palco di Sanremo. Per Eddie Brock, vero nome Edoardo Iaschi, romano classe 1997, il salto mortale è di quelli da rischiare l’osso del collo. Dalle poesie che scriveva da piccolo e che poi ha trasformato in canzoni è passato ai numeri del brano Non è mica te, diventato in breve virale su TikTok e certificato Disco d’oro dalla Fimi. A Sanremo è arrivato a sorpresa: per il grande pubblico è uno dei volti nuovi da scoprire. All’Ariston, il cantautore romano presenterà Avvoltoi, mentre nella serata dei duetti sarà sul palco con Fabrizio Moro per la cover di Portami via, un brano scritto qualche tempo fa proprio da Moro. Il 6 marzo verrà pubblicata la versione deluxe dell’album Amarsi è la rivoluzione, mentre il 26 marzo partirà da Milano il suo tour nei club, festival e piazze.
Partiamo da Sanremo: come è arrivato all’Ariston e come ha scelto il brano?
"Di solito mi capita di stancarmi presto delle mie canzoni: dopo qualche giorno sento il bisogno di voltare pagina. Con questo brano è successo il contrario. Continuavo a cantarlo e, anche a distanza di settimane, mi emozionava ancora. In origine non era stato pensato per Sanremo: sei mesi fa non avrei immaginato di avere questa opportunità, l’idea era farlo uscire come singolo. Poi, quando si è prospettata la possibilità di proporre un brano al Festival, la scelta è stata naturale. Era uno dei pezzi a cui tenevo di più”.
Qual è il significato di “Avvoltoi”?
“Avvoltoi nasce dalla storia di una mia amica. Non è un brano autobiografico, ma mi considero una persona molto empatica e sento il bisogno di raccontare anche le fragilità degli altri, quasi come fossero mie. Ho voluto descrivere la difficoltà di mettersi davvero in gioco per paura di soffrire, di esporsi, di “scottarsi”. È una canzone che parla di un amore doloroso, ma soprattutto della fatica di riconoscere quando una relazione non è sana. Spesso ci si abitua a stare male, si finisce per considerare normale una condizione che normale non è. Ed è proprio questa assuefazione il rischio più grande”.
Il tuo duetto sarà con Fabrizio Moro, che so essere un tuo riferimento musicale da sempre. Quando avete deciso di duettare al Festival?
"Quando ho saputo di essere tra i trenta artisti in gara, oltre alla gioia per l’Ariston, ho pensato subito a un desiderio che coltivavo da tempo: condividere il palco con Fabrizio Moro. È un artista che ho sempre ascoltato e stimato. Poter cantare con lui nella serata delle cover è motivo di grande orgoglio. Il fatto che abbia accettato rappresenta per me un riconoscimento importante".
Domanda obbligatoria: se dovessi vincere, andrai all’Eurovision?
"Parto da un presupposto realistico: non penso alla vittoria. In ogni caso, al momento non sceglierei di andare all’Eurovision. Per una ragione professionale, prima di tutto: sento il bisogno di crescere per gradi, di incontrare il mio pubblico, di costruire un percorso solido senza bruciare le tappe. C’è poi una riflessione umana più ampia: credo che oggi sia importante mantenere viva l’attenzione su ciò che accade nel mondo, in particolare sulla questione palestinese. Sono temi che meritano spazio e consapevolezza”.
Lei è esploso grazie a TikTok. Arrivare a un simile successo l’ha destabilizzato? Provocazione: non pensa che un social che inevitabilmente scatena un processi di isolamento sia in contraddizione con la tua intenzione di creare momenti di aggregazione?
"Sì, è vero: il primo impulso è arrivato da TikTok, e il passaggio è stato molto rapido. Un cambiamento così improvviso può destabilizzare, soprattutto chi, come me, è legato alle proprie abitudini. All’inizio non è stato semplice. Allo stesso tempo, però, considero quel percorso autentico: è stato il pubblico a scegliere la mia musica. I social possono favorire dinamiche di isolamento, ma dipende dall’uso che se ne fa. Se diventano uno strumento per creare connessioni reali e non solo virtuali, possono trasformarsi in un ponte verso l’incontro, non in una barriera”.
Come mai ha scelto il nome di un personaggio Marvel?
"Il nome nasce da un ricordo familiare. Mio zio era un fumettista amatoriale a cui chiedevo spesso di disegnare Venom, il nemico di Spider-Man. Da lì è iniziato, quasi per gioco, il soprannome “Eddie”, anche perché mi chiamo Edoardo. Durante una gara di freestyle, influenzato dal primo film di Spider-Man di Sam Raimi, ho scelto istintivamente “Eddie Brock”. È rimasto, e oggi è parte della mia identità artistica".
Lavora ancora come gestore di casa-vacanze? Cosa le ha insegnato questa esperienza?
“No, ho cambiato lavoro: oggi mi dedico completamente alla musica, cercando di costruire con determinazione il mio percorso. Tuttavia è stata un’esperienza formativa. Mi ha insegnato a relazionarmi con persone molto diverse tra loro, a confrontarmi con culture differenti, a mantenere apertura e disponibilità anche nei momenti di tensione. È stata una scuola di ascolto e di empatia, qualità che considero fondamentali anche nel mio lavoro di artista”.