Che noia, ora si può solo migliorare
di Antonio DipollinaPer quanto prevista, per Sanremo 2026, prima serata, una botta notevole alla voce ascolti. Prevista non dai gufi, ma dallo stesso Carlo Conti che aveva premesso: con cinque o sei punti in meno di share non mi fascio la testa. Certe cose si sentono, le mani avanti si mettono. I punti in meno sono stati anche qualcosa in più e – a meno di rimonte auspicabili ma non prevedibili – il Sanremo in corso assume sempre più l’aspetto della coda della cometa. Stella più che luminosa negli ultimi anni, ma appunto ora ai titoli di coda.
Normalizzando quasi tutto, puntando sul sicurissimo (le due Tigri, le sequenze delle tigri) con quel trasmettere la certezza che nessuno si farà del male e si tratta in fondo di arrivare senza danni a sabato sera, si porta sì a casa il festival, in qualche modo: ma quelli che ogni anno si presentano davanti alla tv per divertirsi con lacrime e sangue se ne sono già andati in blocco.
Da qui a rimpiangere Pucci, ovviamente, ce ne corre, ma che questa del rimpian…
Per quanto prevista, per Sanremo 2026, prima serata, una botta notevole alla voce ascolti. Prevista non dai gufi, ma dallo stesso Carlo Conti che aveva premesso: con cinque o sei punti in meno di share non mi fascio la testa. Certe cose si sentono, le mani avanti si mettono. I punti in meno sono stati anche qualcosa in più e – a meno di rimonte auspicabili ma non prevedibili – il Sanremo in corso assume sempre più l’aspetto della coda della cometa. Stella più che luminosa negli ultimi anni, ma appunto ora ai titoli di coda.
Normalizzando quasi tutto, puntando sul sicurissimo (le due Tigri, le sequenze delle tigri) con quel trasmettere la certezza che nessuno si farà del male e si tratta in fondo di arrivare senza danni a sabato sera, si porta sì a casa il festival, in qualche modo: ma quelli che ogni anno si presentano davanti alla tv per divertirsi con lacrime e sangue se ne sono già andati in blocco.
Da qui a rimpiangere Pucci, ovviamente, ce ne corre, ma che questa del rimpianto sia diventata la gag social preferita è significativo. Ed eventi in arrivo come il premio alla carriera a Fausto Leali non suonano tra quelli destinati a sobillare le folle: bensì a mantenere questa soglia di pubblico, il minimo sindacale, facendo presente, da Conti in giù, che il minimo sindacale non è mica uno scherzo, di questi tempi. Tra le possibilità, da stasera, scatenare di più Laura Pausini, che è andata molto meglio di come viene raccontato. Oppure chissà: ma in fondo ci devono pensare loro.Le canzoni poi, mah, forse: c’è tempo per rivalutarle tutte – o anche no. Ma al momento prevale la gag di Federico Basso, bravissimo, al Dopofestival: “Siamo passati da ‘Tutti cantano Sanremo’ a “A Sanremo cantano proprio tutti”. E diventa prioritario a questo punto scacciare la sensazione per cui delle 30 canzoni almeno venti si possano tranquillamente consegnare al felino di casa.Infine, forse ora c’è più possibilità di manovra proprio sul Dopofestival: perfino Nicola Savino ha smorzato parecchio in stile contiano, tentando di ammansire gli spiriti ribelli e istituzionalizzare dove si poteva. Ma a questo punto, con due come Federico Basso e Valerio Lundini in zona, si può osare buttarla sul divertimento vero, per quanto a notte alta (e si è svegli) o forse proprio per quello.