Ah, il pubblico! Com'è fatto il pubblico? E nello specifico: come è fatto il pubblico dell’Ariston? Un’entità speciale, misteriosa, in larga parte abbiente (nell’ultima serata del festival i biglietti arrivano a 875 euro, uno stipendio misero ma è lo stipendio di qualcuno).
Le prime file, da sempre, sono occupate da parenti stretti degli artisti sul palco e da ineffabili, eterni ospiti da inquadrare (Alba Parietti, per dire. In altre annate, anche Giletti). Ma il pubblico del piccolo teatro Ariston, che sembra più grande in tv, è un pubblico strano e impegnativo. Somiglia a quello a casa? Vale da campione demoscopico? L’Auditel che ne pensa?
Nel tempo, il pubblico dell’Ariston ha spaventato quasi tutti. A volte sembra di doverlo svegliare, scuotere. Altre volte asseconda l’effetto-discoteca (i jingle di Carlo Conti, “Tutta l’Italia tutta l’Italia...”, “È Sanremo, è Sanremo...”). Spesso rum…
Ah, il pubblico! Com'è fatto il pubblico? E nello specifico: come è fatto il pubblico dell’Ariston? Un’entità speciale, misteriosa, in larga parte abbiente (nell’ultima serata del festival i biglietti arrivano a 875 euro, uno stipendio misero ma è lo stipendio di qualcuno).
Le prime file, da sempre, sono occupate da parenti stretti degli artisti sul palco e da ineffabili, eterni ospiti da inquadrare (Alba Parietti, per dire. In altre annate, anche Giletti). Ma il pubblico del piccolo teatro Ariston, che sembra più grande in tv, è un pubblico strano e impegnativo. Somiglia a quello a casa? Vale da campione demoscopico? L’Auditel che ne pensa?
Nel tempo, il pubblico dell’Ariston ha spaventato quasi tutti. A volte sembra di doverlo svegliare, scuotere. Altre volte asseconda l’effetto-discoteca (i jingle di Carlo Conti, “Tutta l’Italia tutta l’Italia...”, “È Sanremo, è Sanremo...”). Spesso rumoreggia. Protesta. Fa il sofisticato: i fischi contro la classifica quando è troppo smaccatamente pop. Si contraddice: sembra disperarsi se viene punita la grande voce e la proposta canora elegante (Giorgia) e si spertica in applausi e giubilo per l’esibizione della gran voce (Sal Da Vinci) con proposta canora, diciamo così, un po’ meno elegante. Viene galvanizzato dal duetto Masini Fedez, forse perché legge in filigrana una specie di autofiction o di confessione onesta. O furba? Boh.
Si mostra gelido nei confronti del comico impegnato (Crozza travestito da Berlusconi). Non sempre ride, e non sempre è benevolo. Poi, all’improvviso, si accende e si mette a sillabare a gran voce il nome di beniamini presenti o assenti (“Pip-po! Pip-po!”). Boh. La verità, forse, è che ogni pubblico è fatto così: imprevedibile, volubile, sostanzialmente irrazionale. Quello che riempie l’Ariston nella lunga diretta pomeridiana di “Domenica in” è magari più sportivo, si dà meno tono e indossa la felpa. Però cambia poco. Perché in smoking o in felpa, il pubblico siamo noi. Critici compresi. Critici social più che compresi. E compresi pure quelli che sui social dicono di vedere “Chi l’ha visto” al posto di Sanremo. Un minestrone di gusti, di idiosincrasie e di entusiasmi, incomprensibili allo stesso modo. Quelli a cui non va bene niente, fa tutto schifo, è noioso, senti questo come canta. E poi piangono con il cuore sciolto, senza sapere bene perché.