Welo, l’autore di “Emigrato (italiano)”: “Con il jingle di Sanremo rientro al Festival alla grande”

Welo, l’autore di “Emigrato (italiano)”: “Con il jingle di Sanremo rientro al Festival alla grande”

Classe 1999, l’artista non era stato ammesso alla gara dei Giovani. Ma Conti gli ha proposto di “modificare” la sua canzone, che ha preso il posto di “Tutta l’Italia”

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SANREMO – Uscire dalla porta e rientrare da un portone: a Sanremo è possibile anche questo. Il testimone più diretto è Welo: l’artista salentino classe 1999, vero nome Manuel Mariano, non è riuscito a entrare tra i finalisti di Sanremo Giovani ma la sua canzone Emigrato (italiano) è stata scelta come jingle per il Festival: prende il posto di Tutta l’Italia di Gabry Ponte. Carlo Conti, rimasto particolarmente colpito dal ritornello della canzone del rapper, ha deciso di fargli in diretta una proposta: “Se per caso in questi mesi la tua canzone diventa “È Sanremo, è Sanremo, è Sanremo” e mi fa il jinglino così, lo userò come intersigla, come l’anno scorso ho fatto con Tutta l’Italia.

Welo si è avvicinato giovanissimo al rap e alle sonorità urban, fondando nel 2017 il collettivo “23.7”. Nel 2022 ha deciso di intraprendere il percorso da solista con l’uscita di Pass, aprendo una nuova fase artistica che culmina adesso con Sanremo. Ha collaborato con diversi artisti della scena hip hop italiana, tra cui anche Guè.

(ansa)

Il suo percorso “sanremese” è molto insolito. Aveva avuto sentore della scelta di Conti o è arrivata davvero all’improvviso?

"E’ stato un evento un po' inaspettato. L'ho saputo davvero in diretta: avevo appena perso la possibilità di partecipare al Festival, Carlo è intervenuto e me l'ha proposto in diretta, è una cosa che non puoi assolutamente prevedere, ha deciso lui. E è stato molto bello perché mi ha riconosciuto comunque un valore, che spero sia condiviso anche dagli italiani”.

Il suo pezzo ha una forte connotazione sociale. Quest’anno al Festival ce ne sono poche.

"Penso che sia giusto, essendo il Festival della canzone italiana, che ci siano canzoni sentimentali, tuttavia credo sia utile anche un pizzico di denuncia sociale che non fa mai male. Io vengo da quel mondo là, e mi piacciono questi temi anche quando li affrontano altri. E’ il motivo per cui ho proposto il brano a Sanremo Giovani: secondo me poteva essere il contenitore giusto in questo momento storico per una canzone come la mia, perché un po' mancano queste tematiche. Mi auguro che possa incoraggiare anche altri artisti”.

Questa vetrina le aprirà altre possibilità, soprattutto per i live. Questo passaggio influenzerà il suo modo di scrivere canzoni?

"No, perché più che un punto d'arrivo è un punto di partenza per dare visibilità a questo messaggio che forse senza questa vetrina non avrebbe avuto. Il mio augurio, anzi il sogno, è di arrivare l'anno prossimo al Festival proponendo un brano di questo tipo”.

A proposito, progetti per il futuro?

"Usciranno un paio di singoli, ci saranno collaborazioni e un disco tra maggio e giugno. Lo immagino come un racconto più approfondito di quello che ho iniziato ora con Emigrato. E tante date per l'Italia, speriamo che la gente possa apprezzare mio viaggio e ci possa entrare con voglia e curiosità”.

L’hip hop e il mondo cantautorale si stanno avvicinando. Rispetto al passato, anche i testi del rap si stanno evolvendo.

"Ci sono artisti che puntano molto su questa modalità e sono quelli che spesso incontrano il mio gusto personale. La musica è bella perché è varia, è giusto anche che ci sia chi parla di Lamborghini e di strip club, come è giusto che ci sia Marracash che parla della società. Però, se gli artisti fanno grandi numeri, vuol dire che hanno qualcosa da dire”.

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