Le donne e Sanremo, il Festival fermo in un’altra epoca
di Paolo Di PaoloNon fiori ma opere di bene. C’è una questione femminile a Sanremo? C’è una questione femminile in Italia. I diverbi con i giornalisti rétro, il numero delle cantanti in gara... Dice Levante a Repubblica: «Non è Sanremo il problema, né la direzione artistica, ma che le donne nella musica come in altri ambiti siano meno, e rimangano dietro». E rimane indietro l’immaginario. Non si sposta. Fare le pulci alla conduzione e alla direzione artistica è lo sport nazionale di queste ore, con un accanimento che mi spingerebbe a pescare colleghi e utenti social saccenti, stanarli in pigiama e pantofole, mandarli su quel palco già stasera, e vedere come se la cavano.
Detto questo, la discesa della – come si dice? – supermodella Irina Shayk dalle scale dell’Ariston (…
Non fiori ma opere di bene. C’è una questione femminile a Sanremo? C’è una questione femminile in Italia. I diverbi con i giornalisti rétro, il numero delle cantanti in gara... Dice Levante a Repubblica: «Non è Sanremo il problema, né la direzione artistica, ma che le donne nella musica come in altri ambiti siano meno, e rimangano dietro». E rimane indietro l’immaginario. Non si sposta. Fare le pulci alla conduzione e alla direzione artistica è lo sport nazionale di queste ore, con un accanimento che mi spingerebbe a pescare colleghi e utenti social saccenti, stanarli in pigiama e pantofole, mandarli su quel palco già stasera, e vedere come se la cavano.
Detto questo, la discesa della – come si dice? – supermodella Irina Shayk dalle scale dell’Ariston (chissà se un giorno ce ne libereremo, sarebbe già una notizia: Sanremo senza le scale), insomma questa ospitata è un incomprensibile fermo immagine. Che cosa aggiunge? Arriva sul palco, viene applaudita, pronuncia frasi superflue in un italiano malcerto, annuncia qualche cantante in gara. Lo stesso dicasi per Can Yaman. L’inutilità della valletta e del valletto. Una malattia che non riusciamo a superare.
Hai sul palco ottomila presenze, Pausini, una sera Lillo e Pilar Fogliati, una sera Pantani, che provano perfino a smuovere la rigidità della situazione, e ti servono le supermodelle? Che cosa interviene nella mente degli autori di un programma Rai di punta? Devono oltretutto mettere mano al portafogli aziendale. Perché la loro visione del mondo non supera il 1993? Perché non arriviamo alla conclusione bisex che o hai qualcosa da fare o da dire o è meglio lasciar perdere? Le ospitate delle star del pop internazionale hanno spesso presentato difetti analoghi: gente che passa dal palco per farti una grazia. Ma chi la vuole? Alicia Keys da sola al pianoforte, invece, era in parte e sorrideva. E ci metteva intenzione, intensità. La supermodella mi fa pensare all’Italia come a una specie di macchina del tempo scassata: siamo sempre fermi, siamo sempre lì. Che fastidio, dice la canzone. Quella che mette il dito nella piaga.