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Levante: “Il femminismo? La questione riguarda tutta la musica, non solo il Festival di Sanremo”

(agf)

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La cantautrice in gara con “Sei tu” stasera si esibisce con Gaia nella cover de “I maschi” di Gianna Nannini. “Ho ritrovato leggerezza”
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Sorvola alta il suo terzo Festival come appare sul palco in queste sere, Claudia Lagona in arte Levante: luce e voce e pensieri lunghi nella stessa inquadratura. Una canzone di «due strofe e due ritornelli e poi finisce», Sei tu, forse la più ricercata e insieme intima e coraggiosa tra le trenta, e molte più parole per provare a spiegare «un Sanremo che pare tornato quello di anni fa». Tanta musica e nessuno spazio per tutto il resto, anche quando «non sarebbe da perdere l’occasione di provare ad andare anche oltre». A dirlo, in fondo, anche le «occasioni perse» – è la definizione – per affrontare il tema della parità di genere che non c’è. Nei numeri e nei pesi, sopra e sotto il palco.

Esiste una questione di genere, anche al Festival? Sono finite sotto accusa anche le scelte di Conti: è donna solo un terzo del cast.

«A me più che altro pare assurdo si aspetti Sanremo per parlare di certe cose, e farlo così, in modo sbagliato. Non è Sanremo il problema, né la direzione artistica…

Sorvola alta il suo terzo Festival come appare sul palco in queste sere, Claudia Lagona in arte Levante: luce e voce e pensieri lunghi nella stessa inquadratura. Una canzone di «due strofe e due ritornelli e poi finisce», Sei tu, forse la più ricercata e insieme intima e coraggiosa tra le trenta, e molte più parole per provare a spiegare «un Sanremo che pare tornato quello di anni fa». Tanta musica e nessuno spazio per tutto il resto, anche quando «non sarebbe da perdere l’occasione di provare ad andare anche oltre». A dirlo, in fondo, anche le «occasioni perse» – è la definizione – per affrontare il tema della parità di genere che non c’è. Nei numeri e nei pesi, sopra e sotto il palco.

Esiste una questione di genere, anche al Festival? Sono finite sotto accusa anche le scelte di Conti: è donna solo un terzo del cast.

«A me più che altro pare assurdo si aspetti Sanremo per parlare di certe cose, e farlo così, in modo sbagliato. Non è Sanremo il problema, né la direzione artistica, ma che le donne nella musica come in altri ambiti siano meno, e rimangano dietro».

Conti ha parlato di scelte fatte sulla base delle sole canzoni.

«Le scelte non si discutono, anche a me non sono state accettate varie canzoni ed è andata bene, mi hanno risparmiato facciate dolorose. Ma se vogliamo parlare di musica, si deve partire dalla base, dai roster delle case discografiche, le artiste su cui si punta poco. C’è un linguaggio, quello della musica al femminile, che non stiamo parlando».

Il tema è di numeri, ma di conseguenza di cifra artistica.

«Sì, nei numeri si perdono anche contenuti, linguaggi, vocalità. Penso a artiste meravigliose come Anna Castiglia, o Emma Nolde, o Angelica, o Joan Thiele. Manca la rappresentanza di un parte importantissima di scena musicale. Ci stiamo privando di qualcosa che ci arricchirebbe tanto».

Insomma va allargato all’intera industria discografica, il problema.

« Io ci ho messo 13 anni, per farmi capire. Ma pure Lucio Corsi, 15. Certa musica non viene aiutata, se si pensa non abbia le caratteristiche per fare numeri. Quindi sì, è un problema di cultura discografica, oltre che di cultura del Paese».

Nella serata delle cover (oggi) canterà “I maschi” di Gianna Nannini, insieme a Gaia. Altro modo per riflettere sul tema?

«Volevo omaggiare Gianna, avevo pensato a Fotoromanza, poi ho scelto una canzone che ha tanti anni come me, è del 1987, e già allora diceva tutto. Parla di sessualità e leggerezza, con la voce di una donna che dice di voler vivere la notte come un maschio. Rivoluzionaria allora come oggi».

Perché con Gaia?

«Per dare libero sfogo alla nostra fisicità, la nostra femminilità. In passato sono stata molto più selettiva, oggi apprezzo anche essere leggera, senza giudicarmi».

È politica anche questa, nel festival dove è stato sterilizzato quasi ogni piano di discussione?

«È un Sanremo strano, ci sono varietà e tanta ricerca a livello musicale, manca forse un po’ di slancio in profondità su tutto il resto. Anche se io stessa, ad essere sincera, non avrei parlato di politica non me lo avessero chiesto».

Ha detto non andrebbe all’Eurovision, in caso di vittoria, per la presenza in gara di Israele.

«So che non vincerò, ma ho risposto sinceramente. Sono scesa in piazza per la Sumud Flotilla, anche se l’esposizione mi ha fatto perdere 30mila followers: mi creerebbe imbarazzo andarci, davanti al genocidio del popolo palestinese. Ma da cittadina che strumenti di potere ho, per la causa? Il voto, lo sciopero, il boicottaggio. E allora vado a votare, sciopero, e boicotto».

E poi dice non voleva far politica.

«Ma infatti io son venuta a Sanremo solo per portare la mia canzone, e un motivo personalissimo che però vi racconterò solo a Festival finito: fino a domenica fatemi lasciare spazio alla musica».

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