Era meglio Pucci (o forse no)

Sanremo è tornato Sanremo, ce l’hanno detto chiaro le prime tre serate di festival tra testi e copioni basici, riesumazioni illustri e omaggi a ultranovantenni, una certa retorica all’italiana, il processo di “normalizzazione” che ha bandito dal palco la politica in senso lato. I politici di professione, dopo anni passati a rincorrere per una presenza in prima fila, da anni se ne guardano bene (gli unici a insistere, in queste ore, il ministro Salvini e il generale Vannacci, atteso oggi all’Ariston). Quelli che potrebbero dire qualcosa di politico, cioè di utile per la collettività, ancora di più. Come Carlo Conti, che neanche vuole dire se andrà a votare per il referendum sulla giustizia, o Irina Shayk, la supermodella di origini russe ingaggiata più o meno direttamente al posto del comico Andrea Pucci. In sala stampa nessuno è riuscito a farle proferire la parola “pace”, né a farle fare un pensiero per la guerra in Ucraina. Non viene da rimpiangere Pucci, ma i monologhi dell’ultima era sanremese quasi quasi sì. Di Matteo Macor, video di Rocco Giurato
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