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Claudio Santamaria: “Su Gaza la Mostra è una vetrina potente, a Venezia serve un gesto fortissimo”

Claudio Santamaria, tra i firmatari della lettera di Venice4Palestine 
L’attore è tra i firmatari della lettera di Venice4Palestine. “Quanto sta accadendo è troppo grave perché basti un gesto simbolico. È necessario e urgente che la Mostra non faccia finta di nulla”
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VENEZIA – Claudio Santamaria, lei è tra i 1500 firmatari della lettera di Venice4Palestine che chiede alla Biennale una posizione netta sulla tragedia di Gaza.

«È fondamentale tenere alta l’attenzione e sensibilizzare attraverso artisti che diventano megafoni. Dal momento che molti giornali e tv non ne parlano, i social sono stati cruciali per mantenere vivo il dibattito su Gaza e il genocidio. Non a caso la controffensiva israeliana è stata mandare influencer a raccontare bugie: non si aspettavano una mobilitazione così ampia né che la loro reputazione venisse messa in discussione in modo così evidente. Prima di essere artisti, siamo esseri umani, se possiamo raggiungere molte persone con ciò che diciamo, tanto meglio. Uniti siamo una forza enorme. Venezia può essere una vetrina potente: il cinema ha sempre osservato la realtà e fatto riflettere, ora il segnale arriva dallo schermo ma anche da fuori, diretto e visibile. Non tutti guardano i film ma tutti vedono i tg, i social, le pas…

VENEZIA – Claudio Santamaria, lei è tra i 1500 firmatari della lettera di Venice4Palestine che chiede alla Biennale una posizione netta sulla tragedia di Gaza.

«È fondamentale tenere alta l’attenzione e sensibilizzare attraverso artisti che diventano megafoni. Dal momento che molti giornali e tv non ne parlano, i social sono stati cruciali per mantenere vivo il dibattito su Gaza e il genocidio. Non a caso la controffensiva israeliana è stata mandare influencer a raccontare bugie: non si aspettavano una mobilitazione così ampia né che la loro reputazione venisse messa in discussione in modo così evidente. Prima di essere artisti, siamo esseri umani, se possiamo raggiungere molte persone con ciò che diciamo, tanto meglio. Uniti siamo una forza enorme. Venezia può essere una vetrina potente: il cinema ha sempre osservato la realtà e fatto riflettere, ora il segnale arriva dallo schermo ma anche da fuori, diretto e visibile. Non tutti guardano i film ma tutti vedono i tg, i social, le passerelle. Avere quello spazio, e mandare un segnale chiaro dal mondo del cinema, è fondamentale. Spero che la manifestazione del 30 arrivi sul tappeto rosso del Palazzo del cinema: sarebbe un segnale fortissimo».

La Biennale ha risposto che da sempre dà voce a tutte le istanze. E in concorso c’è la storia della bimba palestinese uccisa, “The voice of Hind Rajab”.

«Non basta proiettare un film, serve una posizione chiara. Non è questione di parteggiare: si parla di un popolo affamato, senza acqua né cure, con ospedali distrutti. È troppo grave perché basti un gesto simbolico. È necessario e urgente che Venezia non faccia finta di nulla».

Il logo del movimento Venice4Palestine (ansa)

Quanto alla richiesta di “disinvitare” Gal Gadot e Gerard Butler, attori accusati di sostenere il governo israeliano?

«È sempre difficile dire no a un artista, ma se non si prendono le distanze da un governo responsabile di crimini sotto gli occhi di tutti, bisogna fare i conti con la sensibilità internazionale. È una reazione naturale. Parlo per me: condanno Hamas, voglio la liberazione degli ostaggi, sono rimasto sconvolto dal 7 ottobre. Ma questa non è una guerra contro i terroristi: è pulizia etnica. Quando non si prendono le distanze da questi crimini, le conseguenze sono inevitabili».

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