Emma Stone, un’aliena a Venezia. “Io, in fuga dalla connessione costante che ci priva delle libertà”
dalla nostra inviata Chiara UgoliniVENEZIA – Emma Stone, 36 anni e due Oscar, alla Mostra di Venezia con il taglio corto che ha fatto furore ai Golden Globe e il suo regista d’elezione, Yorgos Lanthimos. Alla quarta prova insieme i due sono ormai una coppia artistica di fatto. Dopo La favorita, i quattro Oscar di Povere creature!, il trittico di Kinds of kindness, portano in concorso Bugonia, parola greca che si rifà a un mito che immaginava le api nascere dalle carcasse delle bufale. Il film uscirà il 23 ottobre per Universal. Due cugini (Jesse Plemons e Aidan Delbis), ossessionati dalle teorie del complotto, rapiscono l’amministratrice delegata di una grande azienda farmaceutica (Stone), convinti che sia un’aliena decisa a distruggere la Terra. Le rasano i capelli per impedirle di comunicare con il suo pianeta. Stone si è trasformata da ragazza dell’Arizona con gli attacchi di panico, e la volontà ferrea di recitare, in produttrice che fa scelte sempre più radicali. La incontriamo all’hotel St. Regis, sul Canal Grand…
VENEZIA – Emma Stone, 36 anni e due Oscar, alla Mostra di Venezia con il taglio corto che ha fatto furore ai Golden Globe e il suo regista d’elezione, Yorgos Lanthimos. Alla quarta prova insieme i due sono ormai una coppia artistica di fatto. Dopo La favorita, i quattro Oscar di Povere creature!, il trittico di Kinds of kindness, portano in concorso Bugonia, parola greca che si rifà a un mito che immaginava le api nascere dalle carcasse delle bufale. Il film uscirà il 23 ottobre per Universal. Due cugini (Jesse Plemons e Aidan Delbis), ossessionati dalle teorie del complotto, rapiscono l’amministratrice delegata di una grande azienda farmaceutica (Stone), convinti che sia un’aliena decisa a distruggere la Terra. Le rasano i capelli per impedirle di comunicare con il suo pianeta. Stone si è trasformata da ragazza dell’Arizona con gli attacchi di panico, e la volontà ferrea di recitare, in produttrice che fa scelte sempre più radicali. La incontriamo all’hotel St. Regis, sul Canal Grande.
Partiamo dai capelli rasati per il film, di cui si è molto parlato. È stato difficile?
«Facilissimo come prendere in mano un rasoio (ride). È stata una decisione semplice da prendere, la paura è durata un minuto di orologio. Quando mi sono vista allo specchio ho sentito una grande libertà, ho amato subito i miei capelli tagliati a zero».
In “Bugonia” viene presa di mira perché ritenuta un’aliena che complotta contro la Terra. Crede nell’esistenza di altre creature e di altri mondi?
«Certo che credo negli alieni. Anzi, forse io stessa sono davvero un’aliena. Pensare di essere soli nell’universo sarebbe narcisistico».
Il film suggerisce che i social media, la tecnologia, nati per connetterci, alla fine ci abbiano impedito di avere un vero dialogo diretto.
«Alla metà degli anni Novanta mio padre aveva uno dei primi telefoni cellulari, quegli oggetti enormi che si tenevano in auto. Era entusiasta, mi disse: “Sono felice perché mi permetterà di lavorare di più da casa, avrò più libertà, tempo per stare con voi”. È successo esattamente il contrario. Siamo diventati sempre raggiungibili e sempre a disposizione. Quest’idea di libertà si è rivoltata contro di noi, siamo finiti in un vortice di iperconnessione costante».
Canal Grande, alla Mostra del Cinema di Venezia con Annalisa Cuzzocrea
Lei come la gestisce?
«Ho deciso di preservarmi un mio spazio. Siamo di fronte a un miracolo dell’informazione, abbiamo notizie in tempo reale, sappiamo più cose, possiamo porre una domanda all’intelligenza artificiale e ti risponde con una lista infinita di statistiche e numeri dalla pancia di Internet. Ma questo ti fa sentire profondamente sola. È un paradosso ma parlare con tutti contemporaneamente finisce per farti sentire una immensa solitudine».
Cosa significa per lei attivismo, pensa che un artista debba prendere posizione su temi politici come ciò che sta accadendo in Medio Oriente?
«L’attivismo ha una miriade di significati diversi, ognuno lo può incarnare in modo differente. Come artisti abbiamo una grande responsabilità ma poi c’è anche l’aspetto personale, privato, emotivo. Che dipende dai temi che vuoi affrontare, da quali sono le istanze con cui ti senti più a tuo agio. Non è facile per me rispondere a questa domanda».
Venezia è importante per lei. Il ricordo più forte?
«La cosa più assurda è che il ricordo più forte della Mostra è di quando non sono venuta, due anni fa, per lo sciopero degli attori. Ero a New York, sul divano, a guardare la cerimonia di assegnazione dei premi in streaming, emozionatissima. Quando è arrivato il Leone a Povere creature! ho cominciato a saltare su e giù come una pazza, contenta come se fossi su quel palco anche se ero a chilometri di distanza. La mia è stata una celebrazione da lontano».
Cosa la lega alla Mostra?
«È il mio festival preferito, amo questa città, trovo che arrivare in barca sia molto romantico. Ma soprattutto amo il modo in cui, in questa location surreale e magnifica, il cinema viene celebrato».