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Kim Kardashian: “Ho imparato ad ascoltare le persone, per questo lotto contro la giustizia ingiusta”

Kim Kardashian 
L’imprenditrice premiata a Venezia con il DVF Award, istituito da Diane von Furstenberg per celebrare “donne che cambiano il mondo”. Il suo impegno nella riforma del sistema penale americano
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VENEZIA – Kim Kardashian è l’esperto legale più bello del mondo. Vista da vicino — nel foyer del teatro Goldoni, dove arriva con un’ora di ritardo e si ferma con un gruppo ristretto di giornalisti prima di essere catapultata sul palco e poi su un volo di ritorno — è un ologramma: la donna da 360 milioni di follower riassume in sé i canoni estetici più influenti del nostro tempo. L’imprenditrice è tra le premiate dei DVF Awards, istituiti dalla stilista Diane von Furstenberg, premi che celebrano “donne che cambiano il mondo”. Negli anni scorsi Hillary Clinton e Oprah Winfrey, oggi Giulia Minoli, presidente di “Una nessuna centomila” e attivista contro la violenza di genere, e Kardashian, avvocata impegnata nella riforma della giustizia penale negli Stati Uniti. Le consegna il premio l’ex ergastolano Chris Young, trentenne del Tennessee da lei aiutato a ritrovare la libertà.

Quella per liberare Young era una battaglia imp…

VENEZIA – Kim Kardashian è l’esperto legale più bello del mondo. Vista da vicino — nel foyer del teatro Goldoni, dove arriva con un’ora di ritardo e si ferma con un gruppo ristretto di giornalisti prima di essere catapultata sul palco e poi su un volo di ritorno — è un ologramma: la donna da 360 milioni di follower riassume in sé i canoni estetici più influenti del nostro tempo. L’imprenditrice è tra le premiate dei DVF Awards, istituiti dalla stilista Diane von Furstenberg, premi che celebrano “donne che cambiano il mondo”. Negli anni scorsi Hillary Clinton e Oprah Winfrey, oggi Giulia Minoli, presidente di “Una nessuna centomila” e attivista contro la violenza di genere, e Kardashian, avvocata impegnata nella riforma della giustizia penale negli Stati Uniti. Le consegna il premio l’ex ergastolano Chris Young, trentenne del Tennessee da lei aiutato a ritrovare la libertà.

Quella per liberare Young era una battaglia importante.

«È stata una lotta dura, gli avevano dato l’ergastolo per un reato minore di droga. Ha scontato dieci anni di carcere, voleva studiare, rifarsi una vita. È stata la seconda persona per cui ho chiesto la grazia alla Casa Bianca. Non l’abbiamo ottenuta in quel modo, ci siamo riusciti passando dai tribunali».

Suo padre Robert ha difeso da legale O. J. Simpson. Quando è nato in lei il desiderio di giustizia?

«Il concetto di giustizia non aveva un vero significato per me fino a sette anni fa, quando per la prima volta ho aiutato a far uscire qualcuno di prigione. Pensavo solo che fosse il lavoro di mio padre. Ero ingenua rispetto al sistema giudiziario, l’ho capito lavorando a casi concreti».

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Perché questo premio conta?

«È l’occasione per aprire gli occhi, i cuori e le menti di chi non conosce il sistema giudiziario. Se ascolti la storia di qualcuno, quella delle persone che aiuto, entri in connessione, diventi più sensibile».

Lavorerebbe al caso dei fratelli Menendez, all’ergastolo per aver ucciso i genitori violenti?

«Mi piacerebbe. Sono in un carcere statale, la decisione spetta al governatore. Ma andrei da qualsiasi amministrazione per difendere i diritti delle persone».

Kim Kardashian con Diane von Furstenberg 

Un potere mediatico come il suo è un’arma al servizio di battaglie importanti, penso a Gaza.

«C’è voluto tempo per capire che potevo usare la mia voce per aiutare gli altri. Se non ti esponi non capisci il tuo potere e quando realizzi che puoi cambiare le cose sei spinto a palare di più. Qui da Diane noi donne impegnate in cause diverse ci siamo confrontate su come unirci per amplificare le nostre voci. Abbiamo ascoltato storie: una madre di Gaza e una di Israele che hanno creato un’organizzazione per aiutare le madri, una donna in Sudan che combatte per i diritti».

Si è espressa sulle politiche migratore del suo Paese.

«Quando si parla della stretta sull’immigrazione spesso si dice che riguarda persone che hanno commesso crimini, poi nella realtà ci si accorge che queste politiche toccano la vita di uomini e donne che tu conosci, ami, che non hanno fatto nulla di male. È una questione complessa, penso che dobbiamo fare il possibile per proteggere coloro che sostengono e contribuiscono a costruire il nostro paese».

Andando alla Casa Bianca per chiedere la grazia, ha mai temuto che non l’avrebbero presa sul serio?

«La prima volta mi sono chiesta: devo iniziare a vestirmi in modo diverso? Cambiare ciò che posto? Assolutamente no. Voglio che le persone vedano il lavoro che faccio al di fuori dell’attivismo, e da lì si incuriosiscano. Se sei autentico rispetto a chi sei e a ciò per cui combatti, la gente lo percepisce».

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