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Willem Dafoe: “L’età? Mi ci fanno pensare gli altri. Io penso allo yoga e ai miei prossimi film”

(ansa)

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L’attore americano, 70 anni appena compiuti, è alla Mostra in un triplo ruolo: protagonista di “Late fame” di Kent Jones, direttore della Biennale Teatro e supporter personale di Emma Stone che ha fatto furore sul tappeto rosso
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VENEZIA – Willem Dafoe si sdoppia, anzi si triplica alla Mostra del cinema di Venezia, protagonista del film Late fame di Kent Jones, direttore della Biennale teatro e anche supporter di Emma Stone sul tappeto rosso. L’attore americano, 70 anni portati magnificamente grazie al suo yoga quotidiano, ha aggiunto un terzo luogo al suo vivere tra Roma, New York e ora Venezia. Dove ha preso casa come direttore artistico del settore teatro.

(ansa)

“I ruoli sono connessi – dice Dafoe - mi piace continuare a viaggiare su due binari paralleli. Sto lavorando al secondo anno da direttore. D’altronde non c’è distanza: si tratta sempre di contribuire al dibattito sulle cose con punti di vista diversi: creare mondi diversi. Che è la bellezza del cinema e del teatro”. Nel film di Kent Jones, in concorso ad Orizzonti, interpreta un impiegato della posta con una produzione giovanile da poeta. Lo riscopre un giovane amm…

VENEZIA – Willem Dafoe si sdoppia, anzi si triplica alla Mostra del cinema di Venezia, protagonista del film Late fame di Kent Jones, direttore della Biennale teatro e anche supporter di Emma Stone sul tappeto rosso. L’attore americano, 70 anni portati magnificamente grazie al suo yoga quotidiano, ha aggiunto un terzo luogo al suo vivere tra Roma, New York e ora Venezia. Dove ha preso casa come direttore artistico del settore teatro.

(ansa)

“I ruoli sono connessi – dice Dafoe - mi piace continuare a viaggiare su due binari paralleli. Sto lavorando al secondo anno da direttore. D’altronde non c’è distanza: si tratta sempre di contribuire al dibattito sulle cose con punti di vista diversi: creare mondi diversi. Che è la bellezza del cinema e del teatro”. Nel film di Kent Jones, in concorso ad Orizzonti, interpreta un impiegato della posta con una produzione giovanile da poeta. Lo riscopre un giovane ammiratore che lo introduce a un gruppo di ventenni che dopo averlo idolatrato finiranno per portarlo a interrogarsi sull’autenticità del suo nuovo circolo poetico e sul suo vero talento.

Questo film l’ha fatta riflettere sul tema del successo?

“È difficile parlare dei temi dei film che hai fatto, occorre rifletterci un po’, anche perché io solitamente non penso all’argomento del film mentre lo faccio. Late fame parla del successo e della fama, tema a cui non penso mai o almeno faccio di tutto per non pensarci. È una domanda che viene spontanea dopo aver visto il film ma definire cosa significa il successo per te o per la storia non è facile”.

Il film mette a confronto una vecchia New York con la New York di oggi. Lei che ricordi ha della città in cui è arrivato negli anni Settanta?

"Ricordi molto, molto forti (ride). Mi devo controllare per non essere troppo nostalgico… Quando avevo 21 anni e sono arrivato a New York la città era allo sbando, una totale bancarotta, c’era molto crimine, era dura viverci. Io ero cresciuto in una famiglia medio borghese e appena sono arrivato a New York sono diventato un povero tra i poveri, frequentavo persone che avevano avuto una vita molto diversa dalla mia nel Winsconsin. È stata una vera scuola di vita”.

Con il regista e Greta Lee (ansa)

E dal punto di vista artistico che epoca era?

"Un’esplosione di attività, si faceva teatro ovunque, anche nei grandi magazzini, i ballerini giravano film e i cineasti facevano teatro insieme ai musicisti. Eravamo tutti mescolati e non perché questo fosse la naturale estensione di un’educazione o perché si pensasse alla carriera: era l’inevitabile reazione a una città che andava collassando. La ricerca estetica era sicuramente di tipo amatoriale, ma era profondamente connessa a quello che la gente stava vivendo. Oggi gli artisti forse fanno le cose per la carriera, allora sicuramente no. Si facevano le cose con le persone con cui si era connessi, era un sentimento molto forte e credo che mi abbia formato profondamente”.

Ancora oggi?

“In parte ancora oggi, anche se ovviamente adesso prendo in considerazione anche altro: come un progetto può portare delle altre opportunità ma quando sei giovane a questo non ci fai caso, non ti importa. E questo ci ricollega al film: quei ragazzi probabilmente hanno una visione molto romantica del passato del mio personaggio ma non riescono a viverlo quel passato perché non appartiene loro. Sono creature diverse, che vivono un mondo diverso, fatto di tecnologia, come però Ed non può accedere alla sua gioventù e il film finisce per essere una satira di tutto questo. Non si può tornare indietro”.

(reuters)

Il suo rapporto con l’età?

"Non penso molto agli anni che ho, se non sono gli altri che mi ci fanno pensare. Ricordo la mia vita attraverso i film e gli spettacoli teatrali che ho fatto. Ogni giorno quando faccio yoga sono constretto a osservare il mio corpo fisico e i suoi i cambiamenti, non sono cambiamenti che si possono ignorare: qualcosa peggiora ma qualcosa anche migliora. So che il tempo non è infinito, tante delle persone che ho conosciuto non ci sono più. Una volta ero sempre il più giovane nella stanza e adesso sono quasi sempre il più vecchio. I miei genitori sono morti piuttosto vecchi però per cui credo di avere una buona genetica, se non faccio cose folli dovrei riuscire a fare ancora un po’ di film”.

Alla Mostra oggi è il giorno della manifestazione per la Palestina. Lei parteciperà?

"Quello che sta accadendo a Gaza è orribile. Ogni giorno quando mi sveglio mi pongo delle domande a partire da quale è la mia responsabilità in tutto questo. E non so rispondermi ma è domanda che mi faccio tutti i giorni. Oggi ho la responsabilità di sostenere questo film. La sofferenza però delle persone a Gaza mi tocca profondamente e ribadisco la necessità che Israele permetta di accedere agli aiuti umanitari”.

Cosa può fare il cinema?

"Rispetto a Gaza non so dirlo ma il cinema è uno strumento potente. Può cambiare il tuo modo di pensare e vedere le cose. Le ragioni di tanti problemi di natura geopolitica dipendono dal fatto che le persone sono bloccate nelle loro idee precostituite sull’identità e su come le cose devono essere senza prendere in considerazione la realtà. Le persone sono inflessibili se non ottengono quello che vogliono, si arrabbiano e cercano qualcuno con cui prendersela. Questo è il meccanismo mentale, in questo modo esplodono i conflitti. Ci sono momenti in cui pensi che la cultura possa veramente salvare le persone e la nostra società, magari siamo degli illusi, ma penso che gli artisti possano cambiare le menti delle persone ancor più che la politica. Non sempre accade ma quando accade è molto bello”.

Venezia, il bacio sulla bocca tra Emma Stone e Willem Dafoe

L’altra sera sul tappeto rosso di Bugonia c’è stato un bacio con Emma Stone, con cui ha condiviso il viaggio di Povere creature! Qual è il legame che vi unisce?

"Sono molto affezionato a Emma e Yorgos e a tutto il team che lavora ai film di Lanthimos. Abbiamo fatto due film insieme (anche Kinds of Kindness ndr). Ed è un piacere ritrovarsi con loro. Sono grandi artisti ed è molto divertente lavorare con loro. Dovevo venire a Venezia per questo film e ho deciso di anticipare il viaggio di qualche giorno per sostenerli. Li amo entrambi. Quando li vedo è una festa. Emma mi ha chiamato e mi ha detto: ‘ti aspetto a Venezia ti darò un bacio e un pugno sulla mascella’ che è un suo modo affettuoso per dirmi ‘per favore vieni’. Così sono andato e le ho chiesto: ‘dove è il mio bacio e dove è il mio pugno?’ E poi le immagini hanno fatto il giro del web e la gente ha cominciato a pensare cose strane… ma è andata semplicemente così”.

Ha ancora quella piccola fattoria di alpaca fuori Roma?

"Sì certo, con gli alpaca ma anche altri animali. Io amo gli animali e cerco di garantire loro una bella vita, non mangio carne, prendo la pelliccia dei miei alpaca e raccolgo le uova delle mie galline però. Ho un grande giardino, la natura è molto importante per me perché sono convinto che ti connette con ciò che conta. Quando sto nella mia fattoria tutto quello che vedo mi pare un miracolo, non si tratta di avere un animale da compagnia ma una famiglia di cui occuparmi”.

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