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“Ammazzare stanca”, il “cronista” Daniele Vicari e la storia del criminale ribelle

Il regista Daniele Vicari (ansa)

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Il film è tratto dall’autobiografia di Antonio Zagari, primo pentito di ‘Ndrangheta degli anni 70. Ma è anche un’indagine su come le mafie abbiano colonizzato il Nord. Con un cast perfetto
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VENEZIA – Come tutti sapete, della ‘Ndrangheta non si sa nulla. O quasi. È l’organizzazione criminale più potente, più ricca, più infiltrata nel mondo del capitale. Un bel film di qualche anno fa, Anime nere di Francesco Munzi, ne aveva evidenziato la doppia natura attraverso la storia di tre fratelli: un killer, un finanziere con appartamento di lusso a Milano e un terzo fratello che viveva come un pastore in una baracca in Calabria. Della ‘Ndrangheta si sa pochissimo anche perché pochissimi erano, fino a non molti anni fa, i collaboratori di giustizia. Antonio Zagari è stato uno dei primi. Lo hanno arrestato nel 1974, si è pentito nel 1990 e nel 1994 ha fatto arrestare, con le sue informazioni, 42 affiliati. Nello stesso periodo ha scritto un diario pubblicato nel 1992 con il titolo Ammazzare stanca. A questo libro è ispirato l’omonimo film di Daniele Vicari passato a Venezia nella sezione Spotlight.

Il ca…

VENEZIA – Come tutti sapete, della ‘Ndrangheta non si sa nulla. O quasi. È l’organizzazione criminale più potente, più ricca, più infiltrata nel mondo del capitale. Un bel film di qualche anno fa, Anime nere di Francesco Munzi, ne aveva evidenziato la doppia natura attraverso la storia di tre fratelli: un killer, un finanziere con appartamento di lusso a Milano e un terzo fratello che viveva come un pastore in una baracca in Calabria. Della ‘Ndrangheta si sa pochissimo anche perché pochissimi erano, fino a non molti anni fa, i collaboratori di giustizia. Antonio Zagari è stato uno dei primi. Lo hanno arrestato nel 1974, si è pentito nel 1990 e nel 1994 ha fatto arrestare, con le sue informazioni, 42 affiliati. Nello stesso periodo ha scritto un diario pubblicato nel 1992 con il titolo Ammazzare stanca. A questo libro è ispirato l’omonimo film di Daniele Vicari passato a Venezia nella sezione Spotlight.

Il cast di "Ammazzare stanca": da sinistra Rocco Papaleo, Andrea Fuorto, Gabriel Montesi, Daniele Vicari, Selene Caramazza e Vinicio Marchioni (ansa)

Daniele Vicari è un bravo regista che avrebbe potuto fare il cronista, parola nobilissima per la quale noi giornalisti della vecchia scuola abbiamo il più profondo rispetto. Ricordare Diaz, tutto costruito sull’estenuante lettura delle carte processuali, è quasi superfluo. Più utile, forse, citare il notevole libro Emanuele nella battaglia (Einaudi, 2019), romanzo-reportage su un celebre caso di cronaca nera: l’omicidio di Emanuele Morganti, più noto come il delitto di Alatri.

Il cast di "Ammazzare stanca": da sinistra Rocco Papaleo, Andrea Fuorto, Gabriel Montesi, Daniele Vicari, Selene Caramazza e Vinicio Marchioni (ansa)

Ammazzare stanca è un film ad almeno due livelli – di lettura e di stile. A prima vista è quasi un “poliziottesco”, uno di quei film d’azione che negli anni 70 raccontavano la cronaca nera in presa diretta. Scavando appena, è uno studio antropologico su un ambiente molto preciso. “Acchiappa” Antonio Zagari quando è ancora ragazzo e lo segue per un lungo arco temporale. Zagari era figlio di un capobastone della ‘Ndrangheta, Giacomo, che negli anni 60 si era trasferito dalla Calabria in Lombardia. Il film è quindi il racconto di come le ‘ndrine calabresi hanno colonizzato il Nord: un tratto molto rivelatore è come Giacomo non sopporti che il figlio, cresciuto a Buguggiate in provincia di Varese, parli varesotto anziché il calabrese stretto e aspro dei boss.

Vinicio Marchioni e Gabriel Montesi in una scena del film 

Un altro aspetto che contribuisce al tessuto visivo del film è la vita squallida che conducono questi malavitosi pieni di denaro fino al collo: Antonio, con i proventi dei delitti, vorrebbe farsi la Ferrari ma è costretto a tenersi una vecchia Fiat malandata, gli ‘ndranghetisti non devono apparire, devono stare sotto traccia. In sostanza, una vita schifosa. Probabile che oggi, almeno per quelli di loro che frequentano più spesso Piazza Affari che la Calabria, le cose siano cambiate. Sempre purché non si sappia in giro.

La trama serrata, la violenza che esplode, i tradimenti e le delazioni, la ricostruzione d’epoca fanno di Ammazzare stanca un film notevole. A tutto ciò bisogna aggiungere il cast. Dopo Campo di battaglia di Gianni Amelio, Gabriel Montesi ha un altro ruolo da protagonista degno di quel bravissimo attore che è. Vinicio Marchioni è il padre padrone, Rocco Papaleo il boss dei boss: il primo ha la mamma calabrese, il secondo è lucano, solo qualche chilometro più a Nord. Thomas Trabacchi è un delinquente scoppiato, Pier Giorgio Bellocchio (produce, assieme ai Manetti Bros., la sua Mompracem) è un poliziotto che la sa lunga. Tutti perfetti.

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