Grandi film, altri viaggi: così Hollywood snobba Venezia (ma anche Cannes)
di Alberto CrespiIl cinema? Deve averlo inventato Gianbattista Vico, perché vive di corsi e ricorsi. Dal 2016 (La La Land) al 2021 (Leone d’oro a Nomadland) il “tema” legato a Venezia erano gli Oscar vinti dai film passati al Lido. La forma dell’acqua, Joker, Roma e il citato Nomadland vincevano statuette e Venezia si faceva bella. Dal 2022 l’aria è cambiata e con lei il “tema”: da qualche anno si discute dell’eccessiva presenza italiana. In questo 2026 la cosa è ancora più attuale perché siamo reduci da due festival internazionali (Berlino e Cannes) in cui il cinema italiano era assente.
Liberiamoci da questo logoro argomento dicendo che anche quest’anno alla Mostra del cinema i film italiani in concorso sono cinque, troppi, ma almeno sono originali. L’un…
Il cinema? Deve averlo inventato Gianbattista Vico, perché vive di corsi e ricorsi. Dal 2016 (La La Land) al 2021 (Leone d’oro a Nomadland) il “tema” legato a Venezia erano gli Oscar vinti dai film passati al Lido. La forma dell’acqua, Joker, Roma e il citato Nomadland vincevano statuette e Venezia si faceva bella. Dal 2022 l’aria è cambiata e con lei il “tema”: da qualche anno si discute dell’eccessiva presenza italiana. In questo 2026 la cosa è ancora più attuale perché siamo reduci da due festival internazionali (Berlino e Cannes) in cui il cinema italiano era assente.
Liberiamoci da questo logoro argomento dicendo che anche quest’anno alla Mostra del cinema i film italiani in concorso sono cinque, troppi, ma almeno sono originali. L’unico grande autore è Nanni Moretti; Marco Bechis è un outsider e il suo film è girato e ambientato in Argentina, Edoardo De Angelis ha 47 anni, Andrea Pallaoro 44, Paolo Strippoli addirittura 33 ed è un regista di genere, gira ottimi horror e anche il nuovo L’estranea ha una sinossi che promette bene: “una saga familiare nel mondo dell’imprenditoria barese, nella quale I Buddenbrook incontrano Faust”. Accipicchia. Registi più consolidati come Gianni Amelio e Mario Martone hanno accettato di andare fuori concorso. Sarà una mostra interessante.
Detto questo, il “tema” rischia di diventare un altro e di non riguardare solo Venezia. Partiamo da due considerazioni. Il film dell’anno – per attesa, budget, mix di autorialità e intrattenimento popolare – è già uscito e non è andato a Venezia, né ad altri festival. Parliamo ovviamente dell’Odissea di Nolan. Non stiamo certo dicendo che Nolan sarebbe dovuto andare al Lido, né che la Mostra lo abbia corteggiato invano: film simili si muovono su un’altra dimensione… ed è questo il tema. Per altro, Alberto Barbera ha sportivamente ammesso di aver provato a portare al Lido Digger, il nuovo film di Alejandro Iñárritu (in uscita a inizio ottobre) con un Tom Cruise che a giudicare dai trailer promette fuochi d’artificio: ma la Warner ha detto no grazie, niente festival. In molti siamo d’accordo che il film del 2025 sia stato Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson (sei Oscar vinti) e anche quel film non è andato ad alcun festival. Anderson in passato ha vinto un Orso d’oro a Berlino (Magnolia) e premi per la regia a Berlino, a Cannes e a Venezia; era quindi un regista “da festival” ma da The Master, Leone per la regia nel 2012, non è più venuto in concorso dalle nostre parti.
Che significa? Che i vecchi festival della vecchia Europa hanno un problema: le grandi produzioni hollywoodiane non li ritengono più utili. Quest’anno anche Cannes ha lamentato la latitanza Usa. Barbera ha sottolineato come Hollywood stia attraversando “una fase di trasformazione”. Tale trasformazione si vede nel prodotto ma soprattutto nelle strategie. L’Oscar rimane cruciale, Leoni Palme e Orsi hanno perso appeal. Ai festival toccherà adeguarsi o inventare, a loro volta, nuove strategie. Sarebbe bello se avvenisse la seconda cosa.