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Venezia, dal Lido la promessa degli Oasis: “Nel 2027 il nostro live a Roma”

(agf)

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I fratelli di Manchester presentano al Lido il documentario sulla storica réunion. Fan accampati sotto il sole, Sala Grande sold out e un tappeto rosso rock
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Venezia – Il Lido come lo stadio di Wembley, il tappeto rosso come il pit di un concerto. Gli Oasis sono sbarcati a Venezia e il loro popolo, che li ha aspettati per quindici anni, li ha accolti con un tifo da stadio. «Se suoniamo a Roma il prossimo anno? Certo», la promessa fatta dai fratelli Gallagher sul red carpet prima di assistere al documentario fuori concorso Oasis: Don’t look back in anger.

"Oasis: Don't look back in anger" il racconto della trionfale reunion di Liam e Noel Gallagher

I fratelli Gallagher sono i protagonisti certo, ma il cuore del film sono milioni di persone in tutto il mondo, dall’Inghilterra al Brasile, dall’Argentina al Giappone, generazioni diverse, che hanno trovato nella musica degli Oasis un senso alla propria di vita. Il duo che ha infiammato gli anni Novanta, il gruppo inglese più popolare dopo Beatles e Stones, due fratelli tormentati,…

Venezia – Il Lido come lo stadio di Wembley, il tappeto rosso come il pit di un concerto. Gli Oasis sono sbarcati a Venezia e il loro popolo, che li ha aspettati per quindici anni, li ha accolti con un tifo da stadio. «Se suoniamo a Roma il prossimo anno? Certo», la promessa fatta dai fratelli Gallagher sul red carpet prima di assistere al documentario fuori concorso Oasis: Don’t look back in anger.

"Oasis: Don't look back in anger" il racconto della trionfale reunion di Liam e Noel Gallagher

I fratelli Gallagher sono i protagonisti certo, ma il cuore del film sono milioni di persone in tutto il mondo, dall’Inghilterra al Brasile, dall’Argentina al Giappone, generazioni diverse, che hanno trovato nella musica degli Oasis un senso alla propria di vita. Il duo che ha infiammato gli anni Novanta, il gruppo inglese più popolare dopo Beatles e Stones, due fratelli tormentati, il concerto di Parigi nel 2009 annullato dopo un litigio in camerino, quei quindici anni senza parlarsi. Fino allo storico tour della reunion Oasis Live ’25. È una storia troppo bella per non essere raccontata.

(ansa)

Steven Knight, autore di serie come Peaky Blinders e House of Guinnes e del prossimo James Bond, ha detto: «Credo che tutto il mondo fosse interessato a capire se dopo quindici anni di separazione avrebbe funzionato. È stato un privilegio vedere quei due riavvicinarsi, durante le prove e nel corso del tour. Partendo da Cardiff e per le varie tappe, vedevamo quella riconciliazione sul palco, davanti al mondo. Non c’era un copione: stavamo solo filmando ciò che accadeva. Siamo stati fortunati che sia andata così. Volevamo realizzare un film sulla riconciliazione, la redenzione e il perdono».

«L’idea alla base era proprio capire perché questa musica conti così tanto per persone provenienti da ogni parte del mondo – hanno detto i registi Dylan Southern e William Lovelace - Quella musica è nata a Manchester, eppure ti ritrovi in Corea del Sud con giovani che non erano ancora nati quando quei brani venivano scritti ma che sentono un legame profondo con essi». Il film racconta le loro storie, non storie di superfan ma storie di persone che sono emotivamente connesse con alcune canzoni: la ragazza brasiliana che ha superato la depressione grazie a Talk tonight, il tifoso del San Lorenzo che ha trasformato le parole di Wonderwall nell’inno della squadra di Buenos Aires, la giovane di Manchester - sopravvissuta all’attacco terroristico del concerto di Ariana Grande del 2017 - che è stata capace di elaborare il senso di colpa del sopravvissuto grazie a Don’t look back in anger. Materiale d’archivio, concerti anni Novanta, si mescolano all’oggi, diciotto macchine da presa e videomaker distribuiti nel pubblico, un lavoro immenso di montaggio. «Vorremmo che quando il pubblico vedrà il film sul grande schermo, magari in IMAX con un audio potente, l’esperienza sia il più possibile simile a quella di quei concerti». In sala il 10 settembre.

Ieri sera un po’ di quel popolo, cappellini da pescatore, magliette della band, cartelli e una bandiera del Manchester City, è venuto in pellegrinaggio. Hanno cantato le canzoni sotto i maxi schermi. E Liam e Noel non li hanno delusi: autografi su dischi e locandine, qualche selfie. Prima di entrare in Sala grande Liam ha preso la mano al fratello e l’ha alzata, come nei concerti. Perché quei due fratelli avevano litigato? Il film non risponde: «Sarebbe bello se usciti dal cinema tutti mandassimo un messaggio alla persona con cui non parliamo più».

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