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Robert Pattinson: “Il male? Non so definirlo. So solo che bisogna essere gentili”

(reuters)

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In gara a Venezia con “Primetime”, l’attore è il giornalista Chris Hansen, che trasformò la caccia ai predatori sessuali in uno spettacolo tv
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Tra Moretti e gli Oasis, ecco Robert Pattinson, divo della Generazione Z: vampiro, Batman e ora Antinoo nell’Odissea di Christopher Nolan. Arriva al Lido e la folla impazzisce. Centinaia di fan lo aspettano da ore davanti alla Darsena del Palazzo del Casinò. Lui sbarca in completo beige e occhiali scuri, affronta i fotografi, poi si concede agli autografi e agli autoscatti. Sul tappeto rosso, completo bianco, scarpe e cravatta scure, lo affianca la compagna e madre del loro figlio Suki Waterhouse, bellissima in abito corto di pizzo.

Al Lido con la moglie Suki Waterhouse (ansa)

Nel film di Lance Oppenheim, presentato in concorso a Venezia. Pattinson interpreta Chris Hansen, il giornalista americano diventato popolarissimo negli anni Duemila con To Catch a Predator, format di Dateline NBC nel quale uomini sospettati di voler incontrare minorenni venivano attirati in una casa preparata da…

Tra Moretti e gli Oasis, ecco Robert Pattinson, divo della Generazione Z: vampiro, Batman e ora Antinoo nell’Odissea di Christopher Nolan. Arriva al Lido e la folla impazzisce. Centinaia di fan lo aspettano da ore davanti alla Darsena del Palazzo del Casinò. Lui sbarca in completo beige e occhiali scuri, affronta i fotografi, poi si concede agli autografi e agli autoscatti. Sul tappeto rosso, completo bianco, scarpe e cravatta scure, lo affianca la compagna e madre del loro figlio Suki Waterhouse, bellissima in abito corto di pizzo.

Al Lido con la moglie Suki Waterhouse (ansa)

Nel film di Lance Oppenheim, presentato in concorso a Venezia. Pattinson interpreta Chris Hansen, il giornalista americano diventato popolarissimo negli anni Duemila con To Catch a Predator, format di Dateline NBC nel quale uomini sospettati di voler incontrare minorenni venivano attirati in una casa preparata dalla produzione, affrontati davanti alle telecamere e infine consegnati alla polizia. Un’inchiesta televisiva trasformata in spettacolo, un tribunale mediatico costruito con attori, oggetti di scena, suspense e frasi a effetto.

Una scena di Primetime (afp)

Pattinson era entrato nel progetto inizialmente soltanto come produttore. “Stavo cercando di modellare la parte perché diventasse il miglior ruolo possibile per qualcun altro, ma più ci lavoravo, più mi affezionavo. Alla fine è diventata irresistibile”. Il principale ostacolo era la voce di Hansen: “Interpretarlo è stato molto, molto difficile, soprattutto per l’accento e per le caratteristiche del personaggio. Più guardavo il programma, però, più trovavo qualcosa di magnetico nella sua presenza. Finisci per osservarlo in maniera quasi ossessiva. C’è una ragione se, vent’anni dopo, continuiamo ancora a parlare di quello show”.

(afp)

Ma sulla capacità di Hansen di riconoscere e indicare con certezza il male, Pattinson prende le distanze: “Chris non sa veramente che cosa sia il male. Si è convinto di sapere dove si trovi e in qualche modo usa questa convinzione come un’arma. Io non so davvero come definirlo. Forse ne ho un’idea estremamente semplice: non si uccidono le persone e bisogna essere gentili”.

(lapresse)

L’attore ha girato Primetime in una stagione di lavoro quasi ininterrotta, tra The Drama, Odissea di Nolan e il nuovo capitolo di Dune. “Non è stato facile, perché sapevo di avere un calendario molto serrato e ho cercato di incastrare tutto. Una volta che i progetti cominciano a muoversi, però, si entra in un certo ritmo. La cosa più difficile è il primo giorno, quello della transizione da un personaggio all’altro. A volte, riguardando Odissea, mi sembra quasi di vedere Chris Hansen: come se fosse lui qualche ora dopo”.

Ad aiutarlo, scherza, è stata anche la nascita della figlia avuta con Suki Waterhouse: “Ero appena diventato padre, quindi non avevo alcun desiderio di uscire la sera. Questo mi ha dato il doppio del tempo a disposizione”. Anche la tendenza delle sue interpretazioni a trasformarsi in meme non sembra dispiacergli. Pattinson ricorda quando, da ragazzino, bastava l’uscita di un film perché a scuola tutti ne ripetessero le battute: “Conoscevo The Mask a memoria, così come Austin Powers. Oggi questa abitudine è quasi completamente scomparsa dalla nostra cultura. È stata sostituita dai meme”.

Con il regista Lance Oppenheim (ansa)

A raccontare l’origine del film è il regista, documentarista al suo esordio nella finzione. Da bambino conobbe To Catch a Predator non guardando direttamente il programma, ma attraverso le parodie di South Park e i video che circolavano su internet. Quando vide finalmente la trasmissione, Chris Hansen gli apparve come “un essere mitologico”.“Sono sempre rimasto affascinato dall’aspetto teatrale dello show – spiega Oppenheim – Non capivo se fosse serio o ironico nel trasformare temi così oscuri in intrattenimento, mescolando verità e finzione, attori adulti che fingevano di essere adolescenti, case trasformate in set e oggetti di scena diventati quasi mitologici. Le frasi di Hansen mi ricordavano Tony Montana in Scarface: quando diceva “Si accomodi”, aveva la forza di uno slogan cinematografico. Non stava realizzando soltanto un programma giornalistico, ma qualcosa di profondamente teatrale”.

Il film si ispira in particolare a un’operazione del 2006 raccontata dal giornalista Luke Dittrich nell’articolo Tonight on Dateline This Man Will Die: il procuratore aggiunto texano Bill Conradt morì suicida mentre la polizia arrivava nella sua abitazione, seguita dalle telecamere del programma.“Quello show era una forma di giustizia performativa”, continua Oppenheim. “Qualcosa di simile alla gogna: una persona considerata colpevole veniva esposta e una folla assisteva alla punizione. Soltanto che la piazza del paese era stata sostituita da un set televisivo. Nel 2006 la società americana era attraversata da rabbia e confusione e il programma diventò il contenitore perfetto di quella rabbia. Oggi viviamo in un’epoca ancora più confusa, nella quale tutto sembra governato dalle leggi dei reality. Basta guardare i video di persone che affrontano per strada presunti predatori e caricano tutto su TikTok: è un fenomeno internazionale e si può risalire fino a Chris Hansen”.

Primetime non vuole però ricostruire fedelmente il programma né assolvere o condannare il suo protagonista. “Non volevo realizzare un biopic convenzionale, ma un’esperienza simile a un sogno febbrile. La realtà dello show era già più strana della finzione: mi sono chiesto come creare qualcosa di ancora più strano. È un film su ciò che accade quando i sogni diventano incubi”. Oppenheim attribuisce a Pattinson la forza più imprevedibile del film: “Quando Robert è entrato nel personaggio ha fatto qualcosa che non avevo mai visto prima. Ha raccolto tutte le incarnazioni di Chris Hansen: il giornalista delle vecchie e delle nuove inchieste, il personaggio delle parodie, l’ospite dei talk show, l’uomo diventato meme. Ne ha ricavato una sorta di collage mediatico, conservando però l’umanità del personaggio e cucendovi dentro la propria vulnerabilità”.

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