Salvatores: “L’IA? L’ho usata e l’userò, ma non rinuncerei mai agli attori, al legno e ai chiodi”
dalla nostra inviata Chiara UgoliniVenezia – Il premio Oscar Gabriele Salvatores, 76 anni, è tra i registi italiani più attenti alle nuove tecnologie. Le ha raccontate fin dall’inizio della sua carriera, Nirvana docet, e le ha utilizzate prima degli altri, ricordate il dittico de Il ragazzo invisibile? Non stupisce quindi che sia lui presidente di giuria del Reply AI Film Festival, il concorso internazionale che unisce cinema e intelligenza artificiale, che ieri a Venezia ha premiato il corto A Face Only A Mother Could Love di Robert Gaudette.
Dopo aver visto questi dieci finalisti che idea si è fatto dell’uso dell’intelligenza artificiale generativa applicata al cinema?
"Sull'intelligenza artificiale dovremmo aprire un discorso molto lungo e complicato che però si sintetizza sul fatto che …
Venezia – Il premio Oscar Gabriele Salvatores, 76 anni, è tra i registi italiani più attenti alle nuove tecnologie. Le ha raccontate fin dall’inizio della sua carriera, Nirvana docet, e le ha utilizzate prima degli altri, ricordate il dittico de Il ragazzo invisibile? Non stupisce quindi che sia lui presidente di giuria del Reply AI Film Festival, il concorso internazionale che unisce cinema e intelligenza artificiale, che ieri a Venezia ha premiato il corto A Face Only A Mother Could Love di Robert Gaudette.
Dopo aver visto questi dieci finalisti che idea si è fatto dell’uso dell’intelligenza artificiale generativa applicata al cinema?
"Sull'intelligenza artificiale dovremmo aprire un discorso molto lungo e complicato che però si sintetizza sul fatto che nel cinema, ma anche in tutti gli altri settori, abbiamo bisogno di regole e di leggi perché se no lasciamo questo enorme potere nelle mani di cinque persone ricchissime. Che decidono che tipo di morale e etica applicare a questa tecnologia e questo non va bene. Io sono venuto qui con una serie di pregiudizi e ho messo in crisi tutta una serie di pensieri che avevo sulla questione. Parlando con questi giovani registi, non tutti sono giovani ma molti sì, ho notato con grande piacere che nonostante l’uso di tecnologie molto avanzate che possono diventare fagocitanti, alla base di ogni film c'era un'idea. Un’idea che poteva essere poetica, a volte filosofica, a volte che metteva in crisi un po' i nostri rapporti con i social, le tecnologie, internet. Questo mi ha aperto il cuore alla speranza”.
Le ha fatto voglia di girare un film utilizzando l’intelligenza artificiale generativa?
“Io vengo dal teatro, adoro lavorare con gli attori e in questo caso ovviamente l’attore non c'è. Anche se un attore creato con l’intelligenza artificiale in qualche modo ti può dare di risposta qualche emozione, digitale non umana, però rimane sempre una tua creatura. Il bello invece secondo me di un attore è il fatto che arriva in qualche modo a cambiare le tue idee, può aggiungere qualcosa, può farti venire dei dubbi. Ecco il dubbio non credo che appartenga all'intelligenza artificiale invece io del dubbio ne ho molto bisogno nel mio lavoro”.
Quindi l’impressione che ha avuto da questi film è che manchi la dimensione collettiva che è la base del cinema come gioco di squadra?
"In realtà anche per film realizzati con l’intelligenza artificiale tu lavori con dei collaboratori, che siano lo scenografo, il colorist o il direttore della fotografia. In qualche modo hai delle persone con cui confrontarti. Il punto più critico per me è la mancanza degli attori. L'aspetto tecnico non è un problema, è un aiuto, ma se si leva l'apporto creativo di una persona che è diversa da te non mi interessa più. Io amo il cinema perché è un lavoro collettivo quindi per me fare un film con gli attori è fondamentale".
Lei l’ha utilizzata nei suoi film?
"Certamente. Per Napoli – New York l’abbiamo applicata per diversi aspetti di scenografia: Trieste l’abbiamo fatta diventare New York, questo è sicuramente un aiuto e non crea particolari problemi perché lo scenografo lavora insieme a chi elaborerà le sue idee”.
"Napoli - New York", Gabriele Salvatores sullo schermo con un progetto di Fellini
E nella vita di tutti i giorni la usa?
"No, devo essere sincero no. Non è un merito però che semplicemente non mi viene spontaneo".
Di quelle regole e paletti di cui parlavamo si discute molto da Hollywood alla Mostra di Venezia. Il direttore Alberto Barbera ha detto che se in futuro gli fosse presentato un film realizzato con l’Ia la cui qualità artistica è da concorso non avrebbe preclusioni. Che ne pensa?
"Le regole a livello sociale sono assolutamente necessarie perché se no rischiamo veramente di diventare qualcosa di simile Blade runner. Pensa solo se metti in mano una guerra all'intelligenza artificiale. Poi per carità, tutte le applicazioni a livello medico e anche lavorativo in generale possono andare bene però ci sono domande che vanno poste, per esempio, quanta gente perderà il posto di lavoro? Questo e il tema etico, sono centrali. Credo che anche all'interno del cinema servano delle regole ma capisco anche il punto di vista di un direttore di Festival aperto a quello che è nuovo”.
Ma un film realizzato da un regista ma con l’intelligenza artificiale generativa lo vedrebbe?
"Sì lo vedrei, ma ho una formazione che viene dal teatro: legno, chiodi, tele, attori, sangue, sudore e lacrime. Personalmente posso andare a vedere un film così ma un po' di sospetto, di diffidenza mi rimane, però sono convinto che uno spettatore più giovane non ce l’avrebbe. Il vero problema però sono i costi e il tempo, per fare un film con l’intelligenza artificiale servono pochi soldi e poco tempo. Da 3000 a 20000 euro e si può realizzare in un mese. Questo porta a una quantità di immagini enorme. Si è scambiata un’invasione per democratizzazione. È quello che è successo con la musica, infatti molta di quella contemporanea non mi piace”.
La Repubblica delle Idee 2025 - "Napoli, New York i film della nostra vita" con Gabriele Salvatores
Parlando del pubblico giovane, gli ultimi tempi hanno dimostrato che non è vero che i ragazzi al cinema non vanno. Però sicuramente hanno anche molti altri modi di fruirlo. Qual è il futuro per questi spettatori?
"Parlare di futuro è sempre molto difficile. Tutto cambia a una velocità tale… Il rischio di trasformare il cinema da uno spettacolo magico, un’esperienza alchemica che richiede del tempo in qualcosa di veloce è pericoloso. Ho amato la posizione di Christopher Nolan molto criticato per la sua Odissea, costata molti soldi, ma intanto se li è ripresi tutti. E tanti ragazzi sono andati a vederlo, ovviamente è stato fatto un grande lavoro di comunicazione. Se non si fanno esperimenti importanti non si va avanti”.
Tra poche settimane iniziano le riprese del suo prossimo film, La variante di Lüneburg. Utilizzerà l’intelligenza artificiale?
"Il film è tratto dal romanzo di Paolo Maurensig che ha avuto molto successo quando è uscito qualche anno fa. È una storia ambientata nel mondo degli scacchi ma con un mistero, con qualcosa da scoprire. C’è un po’ di noir. È la sfida tra due persone che dai 14 anni vanno avanti a giocare fino ai 60, 70. Per quanto riguarda la tecnologia e l’intelligenza artificiale la useremo per integrare il lavoro fatto da scenografi e truccatori. È un film che si svolge in varie epoche, dagli anni Venti agli anni Settanta. Anche il ringiovanimento e l’invecchiamento degli attori lo faremo con questi strumenti oltre che con trucco, parrucco e effetti speciali. Non ho nessuna preclusione, ma l’intelligenza artificiale va usata con giudizio".