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Ecco il nostro toto-Leoni per Venezia. E “Naza” meriterebbe anche il Nobel per la pace

(agf)

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A poche ore dalla proclamazione dei vincitori i migliori film, per noi, in concorso alla Mostra del cinema
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Venezia – Prima di lanciarsi in un toto/Leoni e in un bilancio del concorso di Venezia 83, potrà essere utile ricordare la composizione della giuria che assegnerà il Leone d’oro e gli altri premi. Presiede l’americana Maggie Gyllenhaal, attrice e regista del recente La sposa!; con lei ci sono la regista tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore britannico Daniel Blumberg, il critico italiano Francesco Casetti, il regista francese Xavier Giannoli, la regista afgana Shahrbanoo Sadat e il regista hongkonghese Johnnie To.

Ghali a Venezia, tra il pubblico di Naza: "Tutti dovrebbero vederlo"

È una giuria eclettica e composita, con personalità diversissime fra loro che probabilmente faticheranno a trovare la cosiddetta “quadra”. Ci piacerebbe essere una mosca per sentire come si farà valere il giurato italiano, un illustre e simpaticissimo docente universitario che nella sua …

Venezia – Prima di lanciarsi in un toto/Leoni e in un bilancio del concorso di Venezia 83, potrà essere utile ricordare la composizione della giuria che assegnerà il Leone d’oro e gli altri premi. Presiede l’americana Maggie Gyllenhaal, attrice e regista del recente La sposa!; con lei ci sono la regista tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore britannico Daniel Blumberg, il critico italiano Francesco Casetti, il regista francese Xavier Giannoli, la regista afgana Shahrbanoo Sadat e il regista hongkonghese Johnnie To.

Ghali a Venezia, tra il pubblico di Naza: "Tutti dovrebbero vederlo"

È una giuria eclettica e composita, con personalità diversissime fra loro che probabilmente faticheranno a trovare la cosiddetta “quadra”. Ci piacerebbe essere una mosca per sentire come si farà valere il giurato italiano, un illustre e simpaticissimo docente universitario che nella sua vita avrà visto e analizzato più film di tutti gli altri giurati messi assieme. Una volta la presenza di un critico nelle giurie era quasi una prassi, da anni invece non accadeva (forse da quando lo stesso Alberto Barbera, direttore di Venezia, fu giurato a Cannes del 2010) e speriamo che Casetti possa impedire verdetti assurdi come quello di Venezia 82, l’anno scorso: almeno 5-6 film meritavano il Leone più del modesto Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, e uno di questi era La voce di Hind Rajab la cui regista, Kaouther Ben Hania, è quest’anno in giuria (a mo’ di risarcimento? Chissà…).

La voce di Hind Rajab era il film sulla bambina palestinese uccisa a Gaza dall’esercito israeliano. E a questo proposito, cominciamo con il bilancio. Ieri le acque del concorso e della laguna tutta sono state sconvolte dall’arrivo di Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro registi che avevano già lavorato a No Other Land (vincitore dell’Oscar). Occhio a Naza, perché comunque vada questi 80 minuti in cui militari e tecnici di IDF e Mossad raccontano le atrocità commesse da Israele nella striscia di Gaza cambiano completamente le carte in tavola. Da un punto di vista strettamente filmico si tratta di un documentario abbastanza tradizionale, mentre La voce di Hind Rajab era un film più complesso, costruito anche sulle prove di quattro prodigiosi attori. Ma qui si va oltre il cinema. Qui entra in ballo la realtà, e non va trascurato che il film esordisce a Venezia nelle stesse ore in cui il quotidiano israeliano Haaretz denuncia come Netanyahu fosse avvertito del blitz di Hamas del 7 ottobre.

Naza è molto più di un film: è la coscienza sporca, ma anche l’autodafè, di uno stato. Meriterebbe il Leone? Meriterebbe molto di più. Meriterebbe, prima di tutto, di essere visto da tutti, dovunque (I Wonder lo distribuirà in Italia il 28 settembre).

Naza ha cambiato la natura profonda del concorso veneziano dal giorno alla notte. Prima era un bel concorso, con film medio-alti, senza schifezze (credeteci, è cosa rara). Ora è una bomba nelle acque stagnanti dell’attualità. Prima di aver visto il documentario israeliano avremmo detto che almeno 9-10 film erano meritevoli di entrare nel palmarès.

E quindi, vista l’impossibilità (quest’anno più che mai) di un Toto-Leoni affidabile, questi sono i premi che daremmo noi. A nostro sindacabilissimo parere.

Leone d’oro: Wild Horse Nine di Martin McDonagh, probabilmente il film-film più bello e più divertente, con un tema (le malefatte della Cia, dal Cile in poi e anche prima) altrettanto drammatico. McDonagh merita finalmente un premio importante.

(agf)

Gran Premio della giuria: ci credete se diciamo che siamo indecisi? Lo meritano almeno Succederà questa notte di Nanni Moretti, Look Back di Hirokazu Koreeda, Woman Unknown di May al-Touchy, Un bon petit soldat di Stéphane Brizé e forse anche qualcun altro.

Coppe Volpi: qui saremo partigiani. Premieremmo Vanessa Scalera fra le attrici e Lino Musella fra gli attori. La loro prova in Il fuoco che ti porti dentro è formidabile.

Miglior regia: a costo di essere presi per matti lo daremmo Werner Herzog per Bucking Fastard. Un regista che all’età di 84 anni si prende la libertà di fare un film folle, assurdo, poeticissimo merita tutto il nostro amore.

Miglior sceneggiatura: c’è l’imbarazzo della scelta. McDonagh batte chiunque ma se ha già vinto il Leone svoltiamo su Brizé, se non ha già vinto qualcos’altro.

Sulle Oselle ci asteniamo. E Naza, direte voi? Ci vorrebbe un premio apposito. Un Leone speciale, anche al coraggio. In realtà – lo diciamo qui, e ora – meriterebbe il Nobel per la pace. Sul serio. Non è uno scherzo. Qualcuno ci pensi.

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