Oscar 2025: molte sorprese e poco rock. Top e flop della notte delle stelle

Vincitori e sconfitti della cerimonia dell’Academy, serata veloce e opaca, simbolo di una Hollywood che si fa più piccola e conforme

4 minuti di lettura

Una cerimonia non memorabile, al Dolby Theatre, in un’annata difficile. Le candidature promettevano qualcosa di meglio sul fronte premi. Assente il glamour e poche le star davvero carismatiche. Ecco i nostri personalissimi top e flop.

(afp)

Mickey Madison, la Cenerentola che vince. Mickey Madison, protagonista di Anora, commedia pigliamolto della serata, è fresca e deliziosa nel ruolo di spogliarellista illusa dall’oligarca russo, la favola di Cenerentola in versione sex worker (giustamente ringrazia sul palco la categoria) l’avevamo già vista con Pretty Woman ma il regista Sean Baker ci risparmia il lieto fine sullo schermo (e degli oligarchi russi pre guerra in Ucraina che piaceranno all’America trumpiana) e se ne regala uno da vincitore assoluto alla notte degli Oscar.

Demi Mooore, la Cenerentola che perde. Il lieto fine lo avremmo voluto per Demi Moore, che nel body horror di Coralie Farget The substance è anche lei una Cenerentola matura, un “mostro” umanissimo in lotta con una società di vecchi maschi di potere e dittatura della forma fisica. Non rinuncia ad essere sé stessa e si consegna al tragico ballo. Era chiaramente leggibile la sua rassegnata delusione vedendo sul paco la giovane collega vincere quel premio che era per lei una promessa di risarcimento.

Tra tutte le attrici, va detto, avremmo prescelto la brasiliana Fernanda Torres, ma ci accontentiamo dell’Oscar al film non inglese per Io sono qui assegnato a Walter Salles.

(afp)

La bella fragilità di Adrien Brody, Se in generale la performance di The brutalist ai premi è stata “nì”, il secondo premio da protagonista ad Adrien Brody è un trionfo assoluto. Lo aveva vinto per The Pianist, ancora nel ruolo di un sopravvissuto all’Olocausto, ma stavolta era ancora più bravo. Sul palco ha avuto il coraggio di ricordare quanto sia fragile la condizione dell’attore, quante cadute ci sono dopo i premi, quante promesse non mantenute, film brutti, ruoli sbagliati, occasioni magari perse per sempre. C’è stato un momento in cui non azzeccava più film, lo abbiamo visto in produzioni anche scadenti. Ma quando ha avuto la seconda occasione non ha fallito e sul palco si prende tutto – tanto – il tempo necessario per raccontarsi.

Lo sconosciuto (sconfitto) Chalamet. Agli Oscar 2025 per A complete unknown è un chi l’ha visto? Nessun premio su otto candidature. Eppure il film di James Mangold meritava e soprattutto meritava l’interpretazione di Timothée Chalamet, costruita in cinque anni di lavoro, l’immagine del giovane Bob Dylan restituita in modo perfetto. Brody è oggettivamente bravo, ma se si premia in nome del ricambio generazionale Mickey Madison, si poteva fare uno sforzo di coerenza e riconoscere la prova di Chalamet. Il giovane attore saggio alla Berlinale aveva detto di voler pontificare poco sui massimi sistemi, poi è scivolato su quel “voglio stare lassù tra i grandi”. Pazienza. Tra i grandi ci arriverà. Il sorriso stratosferico con cui era iniziata la serata si è bruscamente spento all’annuncio, ed è completamente sparito dall’inquadratura mentre Brody faceva il suo discorso da vincitore e gli altri candidati annuivano.

(afp)

La cerimonia più brutale che brutalista. Conan O’Brien era stato chiamato per fare agli Oscar quello che Carlo Conti ha fatto a Sanremo, normalizzare. Non è malaccio, azzecca qualche battuta, ma niente di che. Poche battute, molto ritmo. Tutto sembrava sottotono, il Dolby Theatre persino fisicamente più piccolo. Va bene la sobrietà – annunciata – dopo la tragedia degli incendi vissuta da Los Angeles, ricordata attraverso la chiamata sul palco dei pompieri, ma l’atmosfera era persino dimessa. E pensare che la partenza era stata sontuosa, affidata ai numeri musicali delle attrici di Wicked, Ariana Grande e Cynthia Erivo.

Oscar: l'esibizione da brividi di Ariana Grande e Cynthia Erivo

Le dichiarazioni dei vincitori sono state generalmente poco incisive, pervase di un buonismo piuttosto vago. Il momento che resterà è quando tagliano brutalmente il discorso del terzo vincitore dei premi al miglior sonoro: apre la bocca e parte lo stacco musicale. Il momento resterà soprattutto per l’ammutolito e i parenti, che ricorderanno la scena a ogni ricorrenza familiare.

(afp)

Mick Jagger, potenza rock. In cima alla lista degli ospiti fascinosi – va detto anche in assenza di concorrenza – c’è Mick Jagger: il leader dei Rolling Stones è accolto da una standing ovation: “Mi fa molto piacere essere qui sul palco a consegnare il premio, ma non ero la prima scelta. I produttori volevano Bob Dylan ma lui ha detto di no, perché sostiene che le migliori canzoni di un film fossero in A complete unknown”. Poi è passato direttamente all’imitazione “Bob ha detto: dovreste trovare qualcuno di più giovane. Eccomi qui, io sono più giovane”. In effetti Dylan ha 83 anni, Jagger 81.

(afp)

Isabella Rossellini, la classe in Velluto blu. Aveva detto che alla cerimonia avrebbe fatto un omaggio all’amato David Lynch e infatti ha indossato un abito blu velvet, facendosi accompagnare da Laura Dern. Aveva anche gli orecchini indossati dalla mamma Ingrid Bergman in Assassinio sull’Orient Express. I suoi otto minuti di intensità espressiva in Conclave non sono bastati a battere la performance di fatto da protagonista di Zoe Saldana in Emilia Perez, ma a differenza di altri, ha accolto la non vittoria con un sorriso splendente e si è goduta tutta la cerimonia come qualcuno che ha capito molte cose della vita. Sul fronte Italia c’era anche tra i presentatori Alba Rorhwacher che ha portato sorriso e calore sul palco. Quanto a Conclave, possiamo annunciare la fumata nera, la sconfitta sonora.

Dimenticare Delon. Memory flop. Ma come si fa a dimenticarsi di Alain Delon tra gli scomparsi di quest’anno? Ok la stuntwoman, i produttori, tutti gli illustri e sconosciuti lavoratori dell’industria hollywoodiana, ok mettere un’orchestra e Mozart al posto del solito cantante che distoglieva gorgheggiando l’attenzione dai celebrati, ma scordarsi il divo francese è imperdonabile. A Morgan Freeman tocca il ricordo di Gene Hackman “Il mio amico diceva “non penso a quel che lascerò, spero che la gente mi ricordi per aver fatto del mio meglio”. Sarai ricordato per quello e molto altro ancora”.

(afp)

Il dibattito no? Peccato. (Flop) . In passato la cerimonia è stata occasione di proclami politici, a volte vere e proprie invettive ad personam (come dimenticare quella di Michel Moore?), o botta e risposta come quelli tra Jimmy Kimmel e Donald Trump. Niente o poco di tutto questo in una industria in seria difficoltà, tra incendi, concorrenza delle piattaforme, delocalizzazione. Cancellata, pur se fisicamente presente Karla Sofia Garcon, prima attrice trans candidata da migliore attrice che era a un passo dall’Oscar ma è inciampata su vecchi discutibili tweet .Un premio a lei avrebbe avuto grande valenza simbolica per una comunità che l’amministrazione Trump mira a cancellare. Saldana rivendica di essere “la prima americana di origine dominicana a ricevere questo Oscar” (da non protagonista), ma non cita – ed è scandaloso – la collega Garcon. La presentatrice Daryl Hannah grida il suo sostegno all’Ucraina, il costumista Paul Tazewell è “il primo uomo nero a vincere nella categoria miglior costume”. Non si tirano indietro i registi – palestinesi e israeliani del miglior documentario No other land, come pure avevano fatto alla scorsa Berlinale. “Chiediamo al mondo di agire per fermare le ingiustizie e la pulizia etnica nei confronti dei palestinesi”. E Adrien Brody: “Rappresento i traumi e le oppressioni della guerra, dell’antisemitismo e del razzismo, prego per un mondo più inclusivo, il passato può insegnarci qualcosa”.

I commenti dei lettori