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Valentina Merli, l’italiana premiata agli Oscar: “Che emozione dal palco vedere DiCaprio sorridere”

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La produttrice del corto francese “Two people exchanging saliva”. “Felicissima e orgogliosa di rappresentare l’Italia, anche se vivo in Francia da trent’anni e la mia società è francese. Ma mi dispiace vedere che non ci siano altri film italiani”
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Tra i premiati agli Oscar c’è l’italiana Valentina Merli, produttrice del corto di finzione Two people exchanging saliva. Diretto da Alexandre Singh e Natalie Musteata, girato in bianco e nero, il film da 35 minuti racconta una storia d’amore queer clandestina ambientata dentro un grande magazzino francese, in un tempo distopico in cui i baci sono proibiti, pena la morte. Bolognese trapiantata in Francia dal ’99, la produttrice ha fondato la casa di produzione Misia Films con Violeta Kreimer. L’abbiamo raggiunta poche ore dopo la vittoria: “Abbiamo festeggiato alla grande, feste pazzesche, siamo appena rientrati – sono le 5.45 – nella casa che abbiamo affittato tutti insieme”.

Quali le feste?

“Siamo stati a quella di Vanity Fair e a quella di Jay-Z, il marito di Beyoncé, e mi sono ritrovata a ballare con lui. Ma il momento più bello è stato quando stavamo ricevendo il premio sul palco e avevo davanti a me Leonardo DiCap…

Tra i premiati agli Oscar c’è l’italiana Valentina Merli, produttrice del corto di finzione Two people exchanging saliva. Diretto da Alexandre Singh e Natalie Musteata, girato in bianco e nero, il film da 35 minuti racconta una storia d’amore queer clandestina ambientata dentro un grande magazzino francese, in un tempo distopico in cui i baci sono proibiti, pena la morte. Bolognese trapiantata in Francia dal ’99, la produttrice ha fondato la casa di produzione Misia Films con Violeta Kreimer. L’abbiamo raggiunta poche ore dopo la vittoria: “Abbiamo festeggiato alla grande, feste pazzesche, siamo appena rientrati – sono le 5.45 – nella casa che abbiamo affittato tutti insieme”.

Quali le feste?

“Siamo stati a quella di Vanity Fair e a quella di Jay-Z, il marito di Beyoncé, e mi sono ritrovata a ballare con lui. Ma il momento più bello è stato quando stavamo ricevendo il premio sul palco e avevo davanti a me Leonardo DiCaprio. Non avevo gli occhiali ma avevo l’impressione che ci guardasse sorridendo. Per non piangere dall’emozione guardavo lui, che aveva uno sguardo molto gentile, quasi paterno. Mi ha aiutato a trattenermi”.

Facciamo un passo indietro: come nasce l’avventura che l’ha portata fino agli Oscar?

“Durante il Covid. Giravamo piccoli film dentro le Galeries Lafayette, ci avevano dato carta bianca per girare durante la chiusura. I registi Alexandre Singh e Natalie Musteata ci hanno proposto di fare un film lì. Avevano questa idea incredibile: un mondo in cui le compere si pagano con degli schiaffi. È una critica culturale al consumismo e la cosa bella è che le Galeries Lafayette sono state al gioco. Da lì il progetto è diventato molto più grande degli altri corti. Abbiamo girato nel novembre 2023, poi la post-produzione è stata lunga perché sono molto meticolosi. Il film ha debuttato a Telluride nell’agosto 2024 e da lì è iniziato tutto il percorso nei festival e nei premi”.

Questo mondo distopico parla anche all’America.

“Sì, c’è un riferimento alla situazione politica negli Stati Uniti, al clima che si respirava con l’ascesa di Trump, ma anche a quello che succedeva in Iran con il movimento Donna, vita, libertà. La nostra attrice principale è iraniana e anche la costumista che ha creato l’abito del film è iraniana”.

A Bologna stanno festeggiando. Che effetto le fa?

“Mi sento felicissima. Ho sentito un supporto e un affetto incredibili. Da quando abbiamo mostrato il film alla Cineteca, al Modernissimo, il 22 dicembre, è venuta tutta Bologna e ancora adesso sento un amore enorme. Io vivo a Parigi da quasi trent’anni ma sono legatissima alla mia città, lì ci sono la mia famiglia e tantissimi amici”.

Come si arriva da Bologna fino agli Oscar?

“Dopo l’università sono andata a Strasburgo per uno stage dentro Eurimages, il fondo europeo per le coproduzioni cinematografiche. Da lì è iniziata la mia carriera nel cinema. Ho lavorato molto nelle vendite internazionali, poi nella distribuzione e in altri ruoli nell’industria. Sei anni fa ho deciso di fare il salto e fondare la mia società di produzione”.

Questo corto potrebbe diventare un lungometraggio?

“Sì, stiamo già parlando con Alexandre e Natalie. Hanno già quasi tutto il film in testa. Ora devono scriverlo e speriamo di girarlo l’anno prossimo. Non sarà semplicemente un corto allungato: ci saranno nuovi personaggi e nuove storie, ma lo stesso mondo”.

Lei era l’unica italiana tra i vincitori. Che sensazione le dà?

“È una sensazione dolceamara. Sono felicissima e orgogliosa di rappresentare l’Italia, anche se vivo in Francia e la mia società è francese. Ma mi dispiace vedere che non ci siano altri film italiani. Il cinema italiano sta facendo sempre più fatica e questa è una cosa che mi dispiace molto. Il mio sogno sarebbe lavorare molto di più con l’Italia”.

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