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Recensioni della settimana:fra Hawking e Mosè vince l'amore tragico

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta 
4 minuti di lettura
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile


Jude e Mina, un amore in cerca di purezza che finirà all'inferno
di Paolo D'Agostini
SBARAZZIAMOCI dell'argomentazione più ostica, e dell'imbarazzo della contraddizione che essa contiene. Hungry Hearts ("cuori affamati": che titolo evocativo!) è un film davvero molto bello, ma è anche difficile e duro oltre la misura alla quale il cinema ci ha abituati tendendo nella sua massima parte a una medietà di compromesso tra richiesta di impegno e offerta di intrattenimento. Indigeribile e indigesto, proprio nel senso che non si lascia consumare e via. Ferisce, lascia la sua traccia dolorosa.
Formidabile l'incipit. Nella toilette schifosa di un ristorante cinese di New York rimangono intrappolati un ragazzo e una ragazza. Si è rotta la maniglia, dal cellulare lui rintraccia il numero del ristorante e chiama, ma ci vuole un …
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile


Jude e Mina, un amore in cerca di purezza che finirà all'inferno
di Paolo D'Agostini
SBARAZZIAMOCI dell'argomentazione più ostica, e dell'imbarazzo della contraddizione che essa contiene. Hungry Hearts ("cuori affamati": che titolo evocativo!) è un film davvero molto bello, ma è anche difficile e duro oltre la misura alla quale il cinema ci ha abituati tendendo nella sua massima parte a una medietà di compromesso tra richiesta di impegno e offerta di intrattenimento. Indigeribile e indigesto, proprio nel senso che non si lascia consumare e via. Ferisce, lascia la sua traccia dolorosa.
Formidabile l'incipit. Nella toilette schifosa di un ristorante cinese di New York rimangono intrappolati un ragazzo e una ragazza. Si è rotta la maniglia, dal cellulare lui rintraccia il numero del ristorante e chiama, ma ci vuole un po' prima di farsi capire e soccorrere. Jude (Adam Driver) è un ingegnere che era entrato nel ristorante probabilmente solo perché aveva bisogno della toilette. Mina (Alba Rohrwacher) è un'italiana che dice di "lavorare per le ambasciate" e sembra una persona sola e sofferta. Quei minuti di convivenza forzata e disagiata, niente di più lontano dalla promessa di qualcosa di bello, fanno scoccare una scintilla potente, un riconoscersi ineluttabile. Basta questo inizio per farci capire che ci stiamo infilando in un film che non si farà dimenticare.
L'amore scorre inevitabile e passionale senza conoscere ostacoli nella felicità precaria di una quotidianità bohèmienne. Quando Mina riceve una comunicazione di trasferimento Jude, impetuosamente, la mette incinta. Magrissima, anoressica, lei costruisce un castello di convinzioni granitiche e di granitici rifiuti. Già persuasa durante la gravidanza di portare in grembo un "bambino indaco", votato ad essere speciale, inseguirà dopo la nascita una mania di purezza incontaminata che avvelenerà le loro vite. Dolorosamente diviso tra l'amore e la paura, tra la fiduciosa condivisione e l'allarme, tra l'universo intimo voluto insieme e la realistica consapevolezza della follia che sta esponendo la creatura al pericolo, in una progressione disperata Jude porta di nascosto il bimbo dal medico, lo nutre di nascosto, si rivolge ai servizi sociali dilaniato dalle conseguenze che una scelta del genere comporterebbe, chiede aiuto alla madre, sottrae il bambino a Mina. Fino a un epilogo feroce.
Saverio Costanzo ha adattato il romanzo di Marco Franzoso Il bambino indaco (Einaudi, 2012). Da notare che dei quattro lungometraggi fiction realizzati dal regista romano quarantenne tre siano di matrice letteraria. E che questo non gli abbia impedito di esprimere il massimo di originalità di sguardo e di personalità di stile. Almeno qui e nel caso dell'indimenticabile In memoria di me tratto da un romanzo di Furio Monicelli (fratello di Mario) che lo aveva pubblicato nel 1960 con il titolo Il gesuita perfetto e ripubblicato quattro decenni dopo con il nuovo titolo Lacrime impure. Meno nel trasferire sullo schermo il bestseller di Paolo Giordano La solitudine dei numeri primi. Non sono soltanto l'ambientazione, il titolo, la non italianità del cast di questo film (tolta la coraggiosa Alba) a farci riflettere sulla naturale dimensione internazionale dell'autore. Che porta nelle sue scelte assonanze molto stimolanti (con il polacco Kieslowski per dirne una) ma senza ombra di rinuncia al proprio netto profilo.
Hungry Hearts - OOOOO 1/2 - Il trailer

Genio e malattia, la bella storia dello scienziato Hawking
di Roberto Nepoti
Le neuroscienze non hanno ancora provato che esista un collegamento tra genio e malattia, però al cinema piace pensarlo. Si presta ad assecondarlo la biografia di Stephen Hawking, lo scienziato conosciuto più che per le sue teorie sulla natura del tempo e i buchi neri, per la partecipazione alle serie The Big Bang Theory e I Simpson. Tratto dal libro autobiografico della moglie Jane, il film narra l'incontro tra lei e Stephen nella Cambridge del 1963. Dopo una brutta caduta al giovane viene diagnosticata la malattia del motoneurone SLA, che secondo i medici gli lascerebbe due anni di vita (ne ha 21). Sappiamo che non è vero, ma Hawking no. Non si arrende: sposa Jane, da cui avrà figli, e diventa un'autorità nella fisica, pur costretto in carrozzina e a comunicare con voce generata al computer. Ottimo regista di documentari, James Marsh non va molto in profondità con i personaggi. Racconta soprattutto un'edificante storia d'amore, coinvolgente per l'impavida performance di Eddie Redmayne.
La teoria del tutto - OOO 1/2 - Il trailer

I giovani di Gaza, fra rap e quotidianità di una guerra infinita
di Roberto Nepoti
Realizzato da cinque giovani filmmaker italiani, con la collaborazione di colleghi palestinesi, e presentato a numerosi festival internazionali, un film dallo scopo dichiarato: mostrarci non solo la morte (quella che vediamo ogni giorno attraverso notiziari e reportage) ma anche la vita di chi ha avuto la ventura di nascere nella striscia di Gaza. Vita non facile, certo; ma che nella normalità del quotidiano può rivelarci gli aspetti in cui somiglia alla nostra. Sullo schermo seguiamo la giornata di Mohammed e Majd, orfani di guerra che affidano al rap il loro bisogno di esprimersi; di Noor, ventunenne speaker di Tijan Tv; del fotografo Moemen, che ha perso le gambe nei bombardamenti del 2008; di Fatima, già nomade e ora confinata nella striscia; dei ragazzi del Gaza Parkour Team e di altri che vivono e lavorano sotto i colpi delle armi da fuoco. Frattanto assistiamo a un episodio autentico, ma che sembra surreale: centinaia di mante sono andate a morire sulla spiaggia di Gaza. Un documentario indipendente, antispettacolare, quasi severo ma significativo e necessario.
Striplife - A day in Gaza - OOOO / Il trailer

Bibbia revisionata, Mosè tormentato: ma dov'è finita l'epica di Exodus?
di Roberto Nepoti
Per tre generazioni la storia di Mosé si è tradotta nelle immagini del kolossal I dieci comandamenti, diretto nel 1956 da Cecil B. De Mille con Charlton Heston. Mettendo mano alla vicenda, Ridley Scott ha relegato la presenza del divino in secondo piano, concentrandosi sulla rivalità tra Mosé e il presunto fratello Ramses, e poi sullo svolgimento dell'Esodo. Puntando però le sue carte sul "production design", il film dimentica di darsi un tono epico. La revisione degli eventi soprannaturali, poi, spoglia di ogni sacralità la trama biblica, trasformando il protagonista da profeta in un leader tormentato. Il che è più sconcertante delle polemiche sull'origine etnica dei personaggi, tutti caucasici (e qualcuno dovrebbe spiegarci cosa ci stanno a fare i sacrificatissimi Sigourney Weaver, John Turturro & Co.). Quanto ai due contendenti Christian Bale, Batman in versione biblica, e Joel Edgerton, faraone abbronzato pieno di eyeliner e un po' tonto, ti fanno rimpiangere Heston e Yul Bynner nel kolossal del '56.
Exodus - Dei e re - OOO / Il trailer

Anche al computer Asterix & Obelix stravincono le loro battaglie
di Roberto Nepoti
Nel 50 avanti Cristo tutta la Gallia è occupata dai Romani. Tutta? No, perché un villaggio di irriducibili Galli resiste ancora e sempre all'invasore. Questa voltà, però, Giulio Cesare - troppe volte ridicolizzato sul piano militare da Asterix, Obelix & Co - inaugura una strategia più insidiosa: farà costruire presso il villaggio un complesso residenziale in stile romano, con la mira di "ingentilire" i ruspanti e genuini Galli mettendoli gli uni contro gli altri. Siamo ormai all'ottava trasposizione animata (senza contare le versioni "live") degli album ; con una novità: Asterix e il regno degli dei, tratto da uno dei migliori della serie, è la prima realizzata non in animazione tradizionale, ma al computer. Si poteva temere il peggio: invece la presenza come co-regista di Louis Clichy, che ha fatto esperienza alla Pixar (Wall-E, Up), contribuisce a ridisegnare l'universo visivo di Goscinny e Uderzo coniugando fedeltà, dinamismo e gag divertenti. In più, c'è anche una critica scherzosa ai resort dell'intrattenimento globale, in linea con lo spirito cordialmente passatista della serie a fumetti.
Asterix e il regno degli dei - OOOO / Il trailer