Le recensioni della settimana: la storia di Biagio, sexy Belen e Keaton da Oscar
Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella sceltaLEGENDAO da evitareOO si può perdereOOO si può vedereOOOO da vedereOOOOO da non mancareOOOOOO indimenticabile
di PAOLO D'AGOSTINI
Quella di Biagio Conte, che ha ispirato il regista siciliano Pasquale Scimeca, è la storia di una persona reale, in carne ed ossa. Figlio di una famiglia palermitana benestante prima dei trent'anni e sul modello di Francesco d'Assisi Biagio si spoglia di tutto e diventa un eremita sottoponendosi alle più pesanti privazioni. Spaventata dalla sua sparizione la famiglia si rivolse alla trasmissione "Chi l'ha visto?" alla quale Biagio rispose portando così a conoscenza della vasta platea televisiva la sua vicenda. Fatto ritorno a Palermo si sarebbe dedicato interamente all'assistenza dei senzatetto fondando la "missione di speranza e carità". Nel 2014 sarebbe stato toccato da un miracolo: già immobilizzato su una sedia a rotelle, è tornato a camminare. Il film, che sposta in senso spiritualista una sensibilità autoriale precedentemente espressa più sul terreno storico-sociale, si adegua interame…
di PAOLO D'AGOSTINI
Quella di Biagio Conte, che ha ispirato il regista siciliano Pasquale Scimeca, è la storia di una persona reale, in carne ed ossa. Figlio di una famiglia palermitana benestante prima dei trent'anni e sul modello di Francesco d'Assisi Biagio si spoglia di tutto e diventa un eremita sottoponendosi alle più pesanti privazioni. Spaventata dalla sua sparizione la famiglia si rivolse alla trasmissione "Chi l'ha visto?" alla quale Biagio rispose portando così a conoscenza della vasta platea televisiva la sua vicenda. Fatto ritorno a Palermo si sarebbe dedicato interamente all'assistenza dei senzatetto fondando la "missione di speranza e carità". Nel 2014 sarebbe stato toccato da un miracolo: già immobilizzato su una sedia a rotelle, è tornato a camminare. Il film, che sposta in senso spiritualista una sensibilità autoriale precedentemente espressa più sul terreno storico-sociale, si adegua interamente, per scelta di stile e di linguaggio, alle istanze francescane del personaggio. Elementare, semplice, povero, sebbene qui e là trovino spazio momenti onirici a rappresentare la debolezza fisica, il delirio, le tentazioni di cedimento di Biagio. Comunque la sua severità non fa mai nulla per risultare accattivante.
Biagio di Pasquale Scimeca - OOO - Trailer
di ROBERTO NEPOTI
Tra le tante incarnazioni della commedia e della comicità, che dilagano nella produzione cinematografica (e, per la predominante bassa qualità, infestano quella italiana in particolare) c’è la variante della pochade, tipica per i suoi contenuti piccanti e sessualmente ammiccanti di cui Non c’è 2 senza te di Massimo Cappelli tenta di rinverdire l’antica tradizione, non senza fatica data la caduta di ogni valenza trasgressiva, con preciso e diretto riferimento a un precedente di enorme successo: Il vizietto, commedia e film, portata la prima innumerevoli volte in palcoscenico e il secondo sullo schermo nel 1978 dalla coppia italo francese Ugo Tognazzi-Michel Serrault. Il succo, il vizietto, è quello della passeggera attrazione eterosessuale – lei è la tentatrice Belen Rodriguez – vissuta da uno dei due contraenti di una consolidata coppia gay. L’insieme è debolissimo, la scarsa tenuta è da produzione amatoriale. Ma ciononostante si lasciano apprezzare le performance dei due attori protagonisti Fabio Troiano e Dino Abbrescia rispettivamente nei panni che erano stati di Tognazzi, quello ei due tentato dal vizietto etero, e in quelli del compagno tradito e geloso.
Non c'è due senza te di Massimo Cappelli - OO - Trailer
di ROBERTO NEPOTI
Rampollo di una nobildonna e di un imprenditore trevigiano, Gualtiero Cecchin ha ereditato l’arroganza materna ma neppure un grammo del talento di papà. Per smentirlo, s’inventa un affare: crocefissi in materiale riciclato da produrre e smerciare a centinaia di migliaia. Commette però la leggerezza di chiedere aiuto a un camorrista immigrato (“grossa imprenditoria del Sud”) e di trascurare le cospirazioni del cognato Alessio, un vigile urbano che lo odia. Senza contare che gli oggetti sacri hanno strane “reazioni”. Si parte dal problema della disoccupazione, ma è solo un pretesto per introdurre personaggimacchietta (una banchiera sadomaso, un camorrista, due immigrati…) che fanno rimpiangere la rappresentazione della provincia trevigiana nel grande Signore e signori di Pietro Germi. Fatti salvi Neri Marcorè, che si ritaglia tre o quattro battute carine, e Piera Degli Esposti, una commedia scritta senza ispirazione e diretta con la mano sinistra, accompagnata da una musichetta ammiccante e un po’ fastidiosa.
Leoni di Pietro Parolin - OO - Trailer
di CURZIO MALTESE
Di che cosa parliamo quando parliamo d'amore? È questo, senza interrogativo finale, il titolo di una delle più straordinarie raccolte di racconti del Novecento. Ed è la domanda che attraversa il nuovo film di Alejandro Inarritu, Birdman, uno dei migliori dell'anno, il più nominato agli Oscar (9), con Grand Budapest Hotel di Wes Anderson e davanti allo splendido Boyhood di Richard Linklater. Lo sappiamo al cinema dai tempi dell'Effetto notte di Truffaut. È un disperato bisogno d'amore che spinge a fare il mestiere dell'attore e forse anche per altri: ormai quasi tutti sono attori, qualsiasi lavoro facciano. Ma quale sia la forma di questo amore, se la fama, il successo, l'adorazione, il numero dei follower e come questa ricerca influisca sul bisogno d'amore quotidiano, tangibile per una donna, un uomo, un figlio, un amico, questo è il tormento del nostro eroe.
Riggan Thomson è una vecchia celebrità di Hollywood, famoso per aver interpretato uno dei tanti grotteschi supereroi da cassetta, Birdman, decaduto da quando ha rifiutato di girare il quarto film della serie blockbuster. A distanza di anni, punta tutte le sue aspirazioni di affermarsi come vero artista nella riduzione teatrale delle meravigliose novelle di Raymond Carver, un progetto per Broadway di cui è scrittore, produttore e protagonista in scena. Mentre si avvicina la fatidica sera della prima, in un crescendo di ansia, la disperata e donchisciottesca scommessa di Riggan si dipana in un labirinto d'incontri e confronti con il passato e il presente, con la ex moglie dolce e materna, una figlia disincantata, colleghi ancora più insicuri e nevrotici, una critica teatrale frustrata e sadica, un amico avvocato al quale spetta il ruolo di Sancho Panza nel sogno di gloria. La camera di Inarritu lo insegue in un flusso continuo, omaggio cinefilo al grande Hitchcock, sfiorando con leggerezza alcuni solidi luoghi comuni - il rapporto fra cinema e teatro e letteratura, fra arte e mercato - senza mai cadere nella banalità e anzi virando ogni volta verso situazioni inattese, a tratti d'irresistibile comicità. Nella forma e nella sostanza Inarritu descrive la parabola del folle volo di un Ulisse, di un Icaro del nostro tempo fragile e disperso fra mille inutili tentazioni e ricorrenti crisi d'identità.
La forza creativa del cinema di Inarritu è sostenuta da una scrittura brillante e da una prova d'attori fenomenale. Ed Norton è travolgente nella parte di Mike, vanesio e arrogante coprotagonista e contraltare dell'eroe, Emma Stone, sempre più brava, interpreta un'indimenticabile figlia cinica e seduttiva, Naomi Watts è perfetta nel ruolo di un'attrice in fuga dal ruolo di sex symbol. Su tutti però giganteggia Michael Keaton, già vincitore del Globen Globe e favorito per un Oscar che realizzerebbe un'altra favola hollywoodiana. Perché si tratta proprio di lui, del Keaton protagonista dei primi due Batman, poi ripudiato dalla Mecca del cinema per aver rifiutato Batman 3 e ora tornato alla gloria con il personaggio autobiografico di Birdman, fra gli applausi del pubblico che si era dimenticato di lui e gli osanna d'una critica che l'aveva sempre considerato un mediocre attore miracolato dal botteghino.
Con Birdman il messicano Alejandro Inarritu si conferma uno dei registi di maggior talento del panorama cinematografico mondiale e forse nella notte degli Oscar confermerà anche il ruolo di portafortuna hollywoodiano della mostra di Venezia. Il suo film aveva inaugurato l'ultima edizione, proprio come Gravity del suo fratello artistico Alfonso Cuaròn aveva aperto la precedente, prima di fare il pieno di statuette. Con simili premesse è probabile che al prossimo festival del Lido assisteremo a una corsa dei produttori per aggiudicarsi la serata inaugurale. Se fossero tutti del livello degli ultimi due, per Alberto Barbera sarà un dramma dover scegliere.
Birdman di Alejandro Gonzalez Inarritu - OOOOO - Trailer