"Il piccione seduto su un ramo", la recensione: un campione d'umorismo nerissimo e spiazzante
Paolo D'Agostini, PAOLO D'AGOSTININovità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella sceltaLEGENDAO da evitareOO si può perdereOOO si può vedereOOOO da vedereOOOOO da non mancareOOOOOO indimenticabile
È insolito già dal titolo Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza, il film del regista svedese Roy Andersson che si è aggiudicato il Leone d'oro di Venezia 2014. Non è quello che si usa definire "film per tutti" ma ha tutti i numeri per farsi apprezzare da chi cerca sorpresa, originalità e anche stranezza. Il suo andamento ipnotico e iterativo si annuncia subito come lo sviluppo conclusivo di una trilogia, su un doppio registro filosofico e umoristico (nero, nerissimo) piuttosto spiazzante: il film mi sta prendendo per i fondelli? Potrebbe chiedersi lo spettatore.
Imperturbabili, impassibili, i personaggi dei fulminanti tre prologhi e degli episodi che seguiranno formano un repertorio di desolazione totale ma sono al tempo stesso assolutamente comici. Il film è fatto di segmenti brevi che sono anche quadri quasi fissi la cui composizione manifesta uno spiccato gusto pittorico (il regista dichiara Otto Dix, ma viene anch…
Imperturbabili, impassibili, i personaggi dei fulminanti tre prologhi e degli episodi che seguiranno formano un repertorio di desolazione totale ma sono al tempo stesso assolutamente comici. Il film è fatto di segmenti brevi che sono anche quadri quasi fissi la cui composizione manifesta uno spiccato gusto pittorico (il regista dichiara Otto Dix, ma viene anch…
È insolito già dal titolo Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza, il film del regista svedese Roy Andersson che si è aggiudicato il Leone d'oro di Venezia 2014. Non è quello che si usa definire "film per tutti" ma ha tutti i numeri per farsi apprezzare da chi cerca sorpresa, originalità e anche stranezza. Il suo andamento ipnotico e iterativo si annuncia subito come lo sviluppo conclusivo di una trilogia, su un doppio registro filosofico e umoristico (nero, nerissimo) piuttosto spiazzante: il film mi sta prendendo per i fondelli? Potrebbe chiedersi lo spettatore.
Imperturbabili, impassibili, i personaggi dei fulminanti tre prologhi e degli episodi che seguiranno formano un repertorio di desolazione totale ma sono al tempo stesso assolutamente comici. Il film è fatto di segmenti brevi che sono anche quadri quasi fissi la cui composizione manifesta uno spiccato gusto pittorico (il regista dichiara Otto Dix, ma viene anche da pensare a Hopper) o forse fotografico, e per la scelta degli ambienti dai quali emerge un sapore vintage, di compostezza scandinava proprio come il luogo comune se la immagina, di controllo e compressione dei sentimenti che invece, dentro, gridano; provocando, quando raramente l'equilibrio salta, esiti deflagranti.
Questo succedersi di episodi è percorso da un certo numero di figure ricorrenti. I più gettonati sono Sam e Jonathan. Coppia di attempati e acciaccati rappresentanti porta a porta ma all'occorrenza anche venditori ambulanti: di scherzi, ripetono instancabilmente, così come instancabilmente ripetono il loro motto "vogliamo far divertire la gente". Ma dalla loro usurata valigia da commessi viaggiatori emergono sempre gli stessi tre frusti articoli: denti da Dracula, un'orrida maschera sdentata, e un'altra stupidaggine che emette una risata sinistra. Ma nessuno compra, chi ha ordinato non paga: i due vivono in un deprimente alloggio dell'assistenza sociale, e litigano. Il più fragile dei due trova conforto, piagnucolando, nell'ascolto compulsivo di una canzone strappacuore.
Intorno si svolgono altre vicende umane assurde quanto esilaranti. Citiamone una. Ci sono due scene speculari. Siamo in una caffetteria di oggi e a un certo punto irrompe il passato. XVIII secolo. Nella prima scena sfila il baldanzoso esercito del re Carlo XII di Svezia diretto alla battaglia di Poltava contro i russi di Pietro il Grande. Nella seconda lo stesso esercito compie il cammino inverso, lacero e sconfitto. In entrambe il giovanissimo re si ferma a bere un bicchiere d'acqua concedendosi anche un carezzevole sguardo sulle piacevoli fattezze del cameriere (maschio) che lo serve. Completamente surreale.
È evidente che l'autore si colloca in uno spazio alternativo all'intrattenimento, e che intende scavare nell'intimo dell'essere umano e della sua sconfinata solitudine. A dirla tutta non è chiarissimo se la sua aspettativa includa l'esito paradossalmente comico, ma tant'è. Come si dovrebbe recepire quel tormentone ossessivo che fa ripetere, da un personaggio a un altro rivolti per telefono a un interlocutore invisibile, la stessa formula che dice "mi fa piacere sapere che vi va tutto bene" laddove di "piacere" e di "va tutto bene" non c'è la minima traccia? Comunque manca il respiro per sostenere fino in fondo la durata convenzionale.
Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza
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Un film di Roy Andersson. Con Holger Andersson, Nisse Vestblom, Lotti Törnros, Charlotta Larsson, Viktor Gyllenberg
LA SCHEDA - IL TRAILER - LE FOTO
Imperturbabili, impassibili, i personaggi dei fulminanti tre prologhi e degli episodi che seguiranno formano un repertorio di desolazione totale ma sono al tempo stesso assolutamente comici. Il film è fatto di segmenti brevi che sono anche quadri quasi fissi la cui composizione manifesta uno spiccato gusto pittorico (il regista dichiara Otto Dix, ma viene anche da pensare a Hopper) o forse fotografico, e per la scelta degli ambienti dai quali emerge un sapore vintage, di compostezza scandinava proprio come il luogo comune se la immagina, di controllo e compressione dei sentimenti che invece, dentro, gridano; provocando, quando raramente l'equilibrio salta, esiti deflagranti.
Questo succedersi di episodi è percorso da un certo numero di figure ricorrenti. I più gettonati sono Sam e Jonathan. Coppia di attempati e acciaccati rappresentanti porta a porta ma all'occorrenza anche venditori ambulanti: di scherzi, ripetono instancabilmente, così come instancabilmente ripetono il loro motto "vogliamo far divertire la gente". Ma dalla loro usurata valigia da commessi viaggiatori emergono sempre gli stessi tre frusti articoli: denti da Dracula, un'orrida maschera sdentata, e un'altra stupidaggine che emette una risata sinistra. Ma nessuno compra, chi ha ordinato non paga: i due vivono in un deprimente alloggio dell'assistenza sociale, e litigano. Il più fragile dei due trova conforto, piagnucolando, nell'ascolto compulsivo di una canzone strappacuore.
Intorno si svolgono altre vicende umane assurde quanto esilaranti. Citiamone una. Ci sono due scene speculari. Siamo in una caffetteria di oggi e a un certo punto irrompe il passato. XVIII secolo. Nella prima scena sfila il baldanzoso esercito del re Carlo XII di Svezia diretto alla battaglia di Poltava contro i russi di Pietro il Grande. Nella seconda lo stesso esercito compie il cammino inverso, lacero e sconfitto. In entrambe il giovanissimo re si ferma a bere un bicchiere d'acqua concedendosi anche un carezzevole sguardo sulle piacevoli fattezze del cameriere (maschio) che lo serve. Completamente surreale.
È evidente che l'autore si colloca in uno spazio alternativo all'intrattenimento, e che intende scavare nell'intimo dell'essere umano e della sua sconfinata solitudine. A dirla tutta non è chiarissimo se la sua aspettativa includa l'esito paradossalmente comico, ma tant'è. Come si dovrebbe recepire quel tormentone ossessivo che fa ripetere, da un personaggio a un altro rivolti per telefono a un interlocutore invisibile, la stessa formula che dice "mi fa piacere sapere che vi va tutto bene" laddove di "piacere" e di "va tutto bene" non c'è la minima traccia? Comunque manca il respiro per sostenere fino in fondo la durata convenzionale.
Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza
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Un film di Roy Andersson. Con Holger Andersson, Nisse Vestblom, Lotti Törnros, Charlotta Larsson, Viktor Gyllenberg
LA SCHEDA - IL TRAILER - LE FOTO