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"Il segreto del suo volto", la recensione. Nelly, metafora del popolo ebraico

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UNICA scampata della sua famiglia a Auschwitz, ma sfigurata, Nelly si fa ricostruire il viso. Nel settore americano di Berlino la donna incontra Johnny, colpito dalla rassomiglianza con la moglie, che crede defunta, e le domanda di prenderne il posto per ottenere un'eredità. Nelly, dunque, deve imparare a vestirsi, pettinarsi, muoversi come "un'altra".
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Ispirato a un romanzo poliziesco di Hubert Montheilet, di cui conserva solo l'idea centrale, il film del tedesco Christian Petzold è suggestivo e coinvolgente. Probabile che i personaggi contengano una buona dose di allegoria (Nelly del popolo ebraico, Johnny della "nuova" Germania), però la loro storia si segue come una vicenda d'amore tradito, con memorie palesi della hitchcockiana Donna che visse due volte con Kim Novak e e James Stewart, e un epilogo da mélo.

È metaforico, del resto, anche il nome del cabaret berlinese centrale nell'azione: "Phoenix", il mitico uccello che allude alla reincarnazione della protagonista. 

Il segreto del suo volto
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Un film di Christian Petzold. Con Nina Hoss, Ronald Zehrfeld, Nina Kunzendorf, Michael Maertens, Imogen Kogge

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