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"Suite francese", la Nemirovsky conquista il grande schermo

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta LEGENDA O da evitare OO si può perdere OOO si può vedere OOOO da vedere OOOOO da non mancare OOOOOO indimenticabile
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NATA a Kiev e ingoiata da Auschwitz a 39 anni, Irene Nemirovsky era ebrea e figlia di un banchiere. Colta, benestante e poliglotta, lungo il ventennio tra la persecuzione bolscevica e quella nazista affermò in Francia il suo talento, pubblicando molto. Le figlie hanno conservato l'ultima opera incompiuta, Suite francese dedicata all'occupazione tedesca, dei cui previsti cinque "movimenti" solo i primi due erano completi, Tempesta in giugno e Dolce. Il manoscritto è stato reso pubblico dopo molti decenni aprendo la strada alla riscoperta mondiale e a una clamorosa fortuna editoriale. Il film si ispira al secondo brano. Francia centrale, la migliore famiglia della provincia composta dalla signora Angellier e da sua nuora Lucile (figlio e marito prigioniero di guerra) deve alloggiare un giovane ufficiale invasore. La tessitura letteraria, e non indegnamente la sua trascrizione filmica, riscatta le prevedibilità dello stereotipo, sviscerando le infi…

NATA a Kiev e ingoiata da Auschwitz a 39 anni, Irene Nemirovsky era ebrea e figlia di un banchiere. Colta, benestante e poliglotta, lungo il ventennio tra la persecuzione bolscevica e quella nazista affermò in Francia il suo talento, pubblicando molto. Le figlie hanno conservato l'ultima opera incompiuta, Suite francese dedicata all'occupazione tedesca, dei cui previsti cinque "movimenti" solo i primi due erano completi, Tempesta in giugno e Dolce. Il manoscritto è stato reso pubblico dopo molti decenni aprendo la strada alla riscoperta mondiale e a una clamorosa fortuna editoriale. Il film si ispira al secondo brano. Francia centrale, la migliore famiglia della provincia composta dalla signora Angellier e da sua nuora Lucile (figlio e marito prigioniero di guerra) deve alloggiare un giovane ufficiale invasore. La tessitura letteraria, e non indegnamente la sua trascrizione filmica, riscatta le prevedibilità dello stereotipo, sviscerando le infinite sfumature anche scomode (i prestanti soldati biondi che fanno colpo su una popolazione femminile forzosamente a corto di maschi) di cui fu impastata la tragica realtà.

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