Spettacoli

LA RECENSIONE

"Via dalla pazza folla", se la ragione soffoca il sentimento

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile

1 minuti di lettura
[[ge:rep-locali:repubblica:122884977]]
IL primo adattamento per il cinema del romanzo di Thomas Hardy Via dalla pazza folla (1874) è del 1915; però rimane nella memoria di molti la versione del 1967, diretta da John Schlesinger e interpretata da un cast d'inferno: Julie Christie, Terence Stamp, Peter Finch, Alan Bates. Da una all'altra di queste date il concetto dell'amore e del matrimonio è cambiato assai: che c'era da aspettarsi mezzo secolo dopo, con la riscrittura di Vinterberg?

La storia di Bethsabea, contesa da due uomini dabbene e che cade nella braccia di un seduttore mascalzone, diventa un film in costume (di Janet Patterson) saggio e compassato; che cerca, sì, di evidenziare le motivazioni proto-femministe della protagonista (non vuol essere una donna sottomessa né una sposa modello), però ne trascura aspetti più ambigui, e interessanti, come la repressione sessuale e una certa vanità. Scelta sorprendente per un regista che due decadi fa, col "Dogma", propugnava la rivoluzione formale del cinema. Un film rispettabile, ma dove la ragione soffoca il sentimento.

Via dalla pazza folla
Regia di Tomas Vinterberg. Con Carey Mulligan, Matthias Schoenaerts

OOO 1/2