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Turchia, paese del litorale nord, sul Mar Nero. Finito l'anno scolastico le cinque sorelle orfane non si aspettano l'estate che verrà. La nonna più morbida e lo zio tutore brutalmente rigido, con la complicità di tutta una rete soprattutto femminile di controllo sociale e di "polizia morale", inaspriscono le misure restrittive (sbarre alle finestre, per impedire fughe notturne e altre sconvenienze), fitto programma di economia domestica, abbigliamento castigato, sfilata di rituali tè offerti alle buone famiglie del circondario per combinare, una via l'altra dalla maggiore in giù, i matrimoni delle ragazze che sono solo delle adolescenti. Le prime due cedono, con la terza viene una svolta drammatica, la quarta sta per "cadere" a sua volta e chi tiene più alto il vessillo della ribellione è la piccola Lale, l'ultima, ancora una bimba.
L'inizio. Il giocoso bagno dei ragazzi e delle ragazze, con indosso le loro uniformi scolastiche (sobrie e castigate, quelle femminili, ma le bianche camicette bagnate, ovviamente, lasciano trasparire) appena usciti dall'ultimo giorno di scuola, che fanno la lotta a coppie: il ragazzo sotto e la ragazza a cavalcioni. L'incipit chiassosamente allegro, dato che ci troviamo evidentemente in un piccolo centro, lascia presagire conseguenze. "La casa si trasformò in una fabbrica di casalinghe di massima sicurezza". "E arrivò anche per noi il momento di indossare i vestiti color merda senza forma".
Prescelto dalla Francia (nazionalità produttrice del film, opera prima della turca francesizzata Deniz Gamze Erguven) per la corsa all'Oscar per il film straniero, Mustang - probabile riferimento equino: le cinque ragazzine viste come giovani cavalli selvaggi e irriducibili - è sì un'opera concepita sotto l'urgenza della denuncia di costumi arcaici e in difesa dei diritti femminili ancora troppo e gravemente repressi in una società come quella turca attraversata da contraddizioni e squilibri tra modernizzazione e sopravvivenza profonda del regime patriarcale. Ma ha qualcosa di più. Una freschezza ammirevole, un autentico spirito libero.
MUSTANG
Regia di Deniz Gamze Ergüven
Con Günes Sensoy, Doga Zeynep Doguslu, Tugba Sunguroglu, Elit Iscan, Ilayda Akdogan, Ayberk Pekcan, Bahar Kerimoglu
OOOO e 1/2
Turchia, paese del litorale nord, sul Mar Nero. Finito l'anno scolastico le cinque sorelle orfane non si aspettano l'estate che verrà. La nonna più morbida e lo zio tutore brutalmente rigido, con la complicità di tutta una rete soprattutto femminile di controllo sociale e di "polizia morale", inaspriscono le misure restrittive (sbarre alle finestre, per impedire fughe notturne e altre sconvenienze), fitto programma di economia domestica, abbigliamento castigato, sfilata di rituali tè offerti alle buone famiglie del circondario per combinare, una via l'altra dalla maggiore in giù, i matrimoni delle ragazze che sono solo delle adolescenti. Le prime due cedono, con la terza viene una svolta drammatica, la quarta sta per "cadere" a sua volta e chi tiene più alto il vessillo della ribellione è la piccola Lale, l'ultima, ancora una bimba.
L'inizio. Il giocoso bagno dei ragazzi e delle ragazze, con indosso le loro uniformi scolastiche (sobrie e castigate, quelle femminili, ma le bianche camicette bagnate, ovviamente, lasciano trasparire) appena usciti dall'ultimo giorno di scuola, che fanno la lotta a coppie: il ragazzo sotto e la ragazza a cavalcioni. L'incipit chiassosamente allegro, dato che ci troviamo evidentemente in un piccolo centro, lascia presagire conseguenze. "La casa si trasformò in una fabbrica di casalinghe di massima sicurezza". "E arrivò anche per noi il momento di indossare i vestiti color merda senza forma".
Prescelto dalla Francia (nazionalità produttrice del film, opera prima della turca francesizzata Deniz Gamze Erguven) per la corsa all'Oscar per il film straniero, Mustang - probabile riferimento equino: le cinque ragazzine viste come giovani cavalli selvaggi e irriducibili - è sì un'opera concepita sotto l'urgenza della denuncia di costumi arcaici e in difesa dei diritti femminili ancora troppo e gravemente repressi in una società come quella turca attraversata da contraddizioni e squilibri tra modernizzazione e sopravvivenza profonda del regime patriarcale. Ma ha qualcosa di più. Una freschezza ammirevole, un autentico spirito libero.
MUSTANG
Regia di Deniz Gamze Ergüven
Con Günes Sensoy, Doga Zeynep Doguslu, Tugba Sunguroglu, Elit Iscan, Ilayda Akdogan, Ayberk Pekcan, Bahar Kerimoglu
OOOO e 1/2