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"Italian Gangsters", la mala italiana in un docufilm

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
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"E' più criminale fondare una banca che rapinarla" diceva Brecht. Presero alla lettera la frase Pietro Cavallero, Luciano Lutring, Paolo Casaroli, Ezio Barbieri, Horst Fantazzini e gli altri "banditi" che, tra l'immediato dopoguerra e gli anni '60, trasformarono Milano, Torino, Bologna in succursali del vecchio West. Debutta proprio a Milano, in anteprima sulla distribuzione nazionale, Italian Gangsters, il semidocumentario di Renato De Maria presentato a Venezia nella sezione Orizzonti. La sua struttura, efficace, è composta da brani giornalistici d'epoca - autori Giorgio Bocca, Enzo Biagi, Indro Montanelli - affidati alle voci e ai volti di attori professionisti e alternati con riprese di cinegiornali e scene di film di fiction, crime-movie o poliziotteschi all'italiana degli anni '70. Alcuni militanti comunisti disillusi, altri puri nichilisti, i protagonisti della vecchia "nera" sono tipi interessanti, che il film circonda di un'aura cupamente romantica; non troppo "politically correct", certo, ma che funziona.

ITALIAN GANGSTERS
Regia di Renato De Maria. Con Andrea Di Casa, Sergio Romano, Aldo Ottobrino

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