Spettacoli

IN SALA

"Race", il razzismo non conosce medaglie

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile

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Non si può restituire nella traduzione italiana l’ambivalenza della parola "race" che in inglese significa gara, corsa, ma significa anche razza. Perfetta per riferirsi alla parabola agonistica e umana del leggendario atleta Jesse Owens (1913-1980), quattro ori alle Olimpiadi dell’agosto 1936 a Berlino sotto lo sguardo esterrefatto del Führer e del dottor Goebbels. Perché Owens, che rubò la scena in quella che doveva categoricamente passare alla storia come la glorificazione di un regime razzista, era non solo americano ma anche e soprattutto nero. A questo proposito però pare che il film enfatizzi le cose. Se risulta vero, stando a quanto nel tempo dichiarato dallo stesso atleta, che Adolf Hitler non volle stringergli la mano, o comunque che non lo fece, non sarebbe altrettanto vero che il dittatore, stizzito per il trionfo di Jesse, avesse abbandonato il suo posto d’onore e lo stadio. Mentre le parole del campione e il film coincidono nel sottolineare come malgrado la clamorosa prova non fosse cessata la discriminazione in patria, negli Stati Uniti ancora ferocemente segregazionisti. Non un gran film ma una grande storia.

RACE - IL COLORE DELLA VITTORIA
Regia di Stephen Hopkins
Con Jason Sudeikis - Carice van Houten - Amanda Crew
OOO e 1/2