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LA CRITICA

"The idol", il giovane simbolo che ha fatto felice un popolo

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile

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The Idol è l’incredibile storia di un riscatto. La storia di un giovane simbolo, che ha raggiunto un traguardo malgrado le più svantaggiate condizioni di partenza, dando così una grande e inaspettata gioia ai suoi infelici compatrioti. E’ la storia, vera, del cantante Mohammed Assaf, inaspettato vincitore della seconda edizione, 2013, di Arab Idol, concorso e show musicale popolarissimo in tutto il mondo di lingua araba, la cui finale si tiene a Beirut e viene trasmessa per tv, seguita da milioni di telespettatori arabi dal Maghreb alla penisola arabica al Medio oriente.

Cresciuto nel ghetto di Gaza e naturalmente dotato di una bella e calda voce, il ragazzo (nato nel 1989) canta con i suoi amici dilettanti e, incoraggiato dalla sorellina che vedrà morire anche perché la famiglia non è in grado di sostenere la spesa delle necessarie cure, si mantiene agli studi un po’ cantando alle feste e un po’ facendo il tassista. Fino a coltivare i progetto e inseguire il miraggio di partecipare alle selezioni per Arab Idol. Che si tengono al Cairo. Assaf supera miracolosamente le insormontabili difficoltà del viaggio e delle misure di sicurezza imposte a chi proviene da Gaza (tra le difficoltà anche l’ostilità e la diffidenza di chi tra i suoi amici non solo non lo sostiene ma lo condanna vedendo nelle sue ambizioni qualcosa di contrario alle loro istanze integraliste). E, una volta giunto chissà come a destinazione, ma in ritardo, riesce a intrufolarsi e farsi ammettere grazie alla generosità di un altro ragazzo che lo crede molto più dotato e gli cede il proprio posto. Da lì l’escalation che condurrà alla vittoria. E alle manifestazioni di giubilo di amici, parenti, compatrioti. I quali vedono comprensibilmente in lui e nella sua parabola vincente la realizzazione di un sogno collettivo. O quantomeno il regalo di un momento di evasione dagli innumerevoli problemi che affliggono quella comunità.

La forza del film del palestinese di Nazareth Hany Abu Assad (vincitore del Certain Regard di Cannes con il suo Omar nel 2013), film di fattura povera anche se per esempio la cura del casting è notevolissima così come poi le prestazioni degli interpreti e la delicatezza con cui la materia è trattata, risiede in grandissima parte nel suo contenuto, e nella commovente storia vera cui ha attinto. Nella sua potente carica simbolica. Nell’aver dato voce a un popolo che voce non ha.

THE IDOL
Regia di Hany Abu-Assad. Con Tawfeek Barhom, Ahmed Al Rokh, Hiba Attalah, Kais Attalah

OOOO