Spettacoli

CINEMA

'Le confessioni', un thriller a geometrica costruzione

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile

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Sembra una biografia di altri tempi quella del palermitano 57enne Roberto Andò (al quale nel 2013 è stata dedicata, da Marco Olivieri, una monografia dall’interessante e forse rivelatore titolo La memoria degli altri). Di tempi non massificati, di quando per privilegio di classe e di ambiente accompagnato a straordinari meriti le élites erano élites. E le nuove promesse, selezionate e avviate dai loro maestri, entravano a vele spiegate dalla porta principale. Andò comincia a segnare punti sul suo impressionante curriculum – molto cosmopolita, molto colto, onnicomprensivo, eclettico, interdisciplinare, rinascimentale e quasi leonardesco – fin da molto giovane. Vicino a Leonardo Sciascia che lo esorta alla scrittura, amico di Francesco Rosi che lo avvicina al cinema, mentre per l'esordio teatrale può contare su un testo inedito affidatogli da Italo Calvino. Collabora su set di prestigio (E la nave va di Fellini, i film siciliani di Cimino e Coppola), stringe un sodalizio teatrale con Moni Ovadia e raccoglie la fiducia di Harold Pinter, dirige ancora molto giovane festival importanti (le Orestiadi di Gibellina), chiamerà nei cast dei suoi lavori interpreti di rango internazionale, viene "adottato" da Tornatore che produce il suo Manoscritto del Principe dedicato a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, raccoglie premi e stima critica.

Dall'iniziale preferenza per un cinema-saggio, di grande sensibilità ma di approccio fortemente intellettuale, si avvicina a un cinema più personale e narrativo (e pur sempre di gusto sofisticato) prima con Sotto falso nome, un thriller-noir, e poi con Viaggio segreto. Debutta nel romanzo e vince il Campiello. Il libro darà subito dopo alimento al suo penultimo film Viva la libertà, apologo sulle difficoltà della nuova classe dirigente di sinistra volta decisamente (La terrazza di Ettore Scola?) in chiave di commedia, che per l’autore segna un significativo allargamento della platea. Fatale, si direbbe, l’incontro con Toni Servillo, attore simbolo della nuova incalzante autorialità meridionale.

Servillo e Andò: "Volevamo approfondire ponte tra realtà e immaginazione"

E ora eccoci al nuovo film Le confessioni. Andò con lo sceneggiatore Angelo Pasquini (confermato, con Pasquini e Servillo, il nucleo essenziale del team di Viva la libertà) hanno immaginato un vertice internazionale, un G8, ambientato presso un resort ovattato ed esclusivo sulle rive tedesche del Baltico. Il padrone di casa è il banchiere Daniel Roché (Auteuil), direttore del Fondo monetario internazionale. È stato lui a voler invitare, con i capi di governo delle più ricche economie del mondo, tre ospiti. Una scrittrice di best seller per bambini, una popstar (e ci si è ispirati a figure come Bono e come la Rowling), ma soprattutto un monaco certosino italiano, Roberto Salus, appartenente a un ordine che pratica il rigore, la frugalità, l’intensità contemplativa, il silenzio. La sera della vigilia, dopo ameni convenevoli, Roché chiama Salus nella sua suite e gli chiede di confessarlo. Strano per un personaggio sicuramente poco avvezzo a frequentare i sacramenti e che del proprio scetticismo non fa mistero. Il monaco raccoglie la confessione e con essa un segreto, che (stratagemma hitchcockiano) noi spettatori a differenza degli altri personaggi condividiamo.  

L'indomani mattina il banchiere viene trovato morto, soffocato da un sacchetto di plastica. Panico generale. Tutti molto preoccupati dal suicidio, dall’opportunità di comunicarlo, dal dare o meno seguito alle severe misure finanziarie che il summit avrebbe dovuto ratificare, e più di tutto dal monaco. Dal quale, tutti angosciati dal contenuto delle rivelazioni a lui consegnate e da lui raccolte, nessuna pressione riesce a trarre risposte tranquillizzanti. Anzi, complice una certa malizia del monaco (che, da non dimenticare, nella sua precedente vita è stato un matematico) nel depistare i suoi inquisitori, comincia a insinuarsi nella compagine dei potenti della terra l’ombra del dubbio. Sul da farsi, sul proprio ruolo, dubbi sulla bontà del loro gioco d'azzardo di cui non saranno come mai sono stati loro a pagare le conseguenze. La compattezza del loro cinismo si sgretola.

La geometrica costruzione deve una parte di sé all'evidente ispirazione ai modelli classici del "giallo" (per esempio A. Christie) e una parte di sé all'attrazione di Andò per le razionali costruzioni metafisiche di Sciascia (quel Todo modo dal quale, senza soddisfazione dello scrittore, Elio Petri avrebbe tratto uno dei suoi film più importanti, allegoria del suicidio di una classe dirigente). Il film, che purtroppo il festival di Cannes non ha selezionato (ma non facciamo piagnistei nazionalistici, pur prendendo atto della consueta manica larga verso la produzione d'Oltralpe), riesce senza pesantezze né semplicismi, e senza scorciatoie idelogico-buonistiche, a risolvere la sua vocazione di racconto morale. E Servillo mette a segno un personaggio memorabile.

LE CONFESSIONI
Regia di Roberto Andò
Con Toni Servillo, Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Moritz Bleibtreu, Marie-Josée Croze
OOOO e 1/2