Dall'iniziale preferenza per un cinema-saggio, di grande sensibilità ma di approccio fortemente intellettuale, si avvicina a un cinema più personale e narrativo (e pur sempre di gusto sofisticato) prima con Sotto falso nome, un thriller-noir, e poi con Viaggio segreto. Debutta nel romanzo e vince il Campiello. Il libro darà subito dopo alimento al suo penultimo film Viva la libertà, apologo sulle difficoltà della nuova classe dirigente di sinistra volta decisamente (La terrazza di Ettore Scola?) in chiave di commedia, che per l’autore segna un significativo allargamento della platea. Fatale, si direbbe, l’incontro con Toni Servillo, attore simbolo della nuova incalzante autorialità meridionale.
Servillo e Andò: "Volevamo approfondire ponte tra realtà e immaginazione"
L'indomani mattina il banchiere viene trovato morto, soffocato da un sacchetto di plastica. Panico generale. Tutti molto preoccupati dal suicidio, dall’opportunità di comunicarlo, dal dare o meno seguito alle severe misure finanziarie che il summit avrebbe dovuto ratificare, e più di tutto dal monaco. Dal quale, tutti angosciati dal contenuto delle rivelazioni a lui consegnate e da lui raccolte, nessuna pressione riesce a trarre risposte tranquillizzanti. Anzi, complice una certa malizia del monaco (che, da non dimenticare, nella sua precedente vita è stato un matematico) nel depistare i suoi inquisitori, comincia a insinuarsi nella compagine dei potenti della terra l’ombra del dubbio. Sul da farsi, sul proprio ruolo, dubbi sulla bontà del loro gioco d'azzardo di cui non saranno come mai sono stati loro a pagare le conseguenze. La compattezza del loro cinismo si sgretola.
La geometrica costruzione deve una parte di sé all'evidente ispirazione ai modelli classici del "giallo" (per esempio A. Christie) e una parte di sé all'attrazione di Andò per le razionali costruzioni metafisiche di Sciascia (quel Todo modo dal quale, senza soddisfazione dello scrittore, Elio Petri avrebbe tratto uno dei suoi film più importanti, allegoria del suicidio di una classe dirigente). Il film, che purtroppo il festival di Cannes non ha selezionato (ma non facciamo piagnistei nazionalistici, pur prendendo atto della consueta manica larga verso la produzione d'Oltralpe), riesce senza pesantezze né semplicismi, e senza scorciatoie idelogico-buonistiche, a risolvere la sua vocazione di racconto morale. E Servillo mette a segno un personaggio memorabile.
LE CONFESSIONI
Regia di Roberto Andò
Con Toni Servillo, Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Moritz Bleibtreu, Marie-Josée Croze
OOOO e 1/2