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CINEMA

'Truman', incontro malinconico aspettando la fine

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile

2 minuti di lettura
OOOOTomas parte dal Canada, dove vive con la famiglia, per una breve vacanza a Madrid. Una vacanza triste: perché va a trovare Julian, il suo migliore amico di sempre, malato di cancro terminale. Il quale è alla ricerca di una persona affidabile cui lasciare il bullmastiff che ama come un figlio. Già titolare il film col nome del cane fa sentire quanto Truman (vincitore di cinque premi Goya, gli Oscar spagnoli) si differenzi dalla maggior parte di quelli dal soggetto simile al suo. Di solito, infatti, il genere "cancer movie" si basa su strategie pietistiche e ricattatorie; come avveniva in un'altra variante di buddy-movie che è un po' il precedente (increscioso) di questa: Non è mai troppo tardi, con Jack Nicholson e Morgan Freeman. A fare di Truman un film speciale sono, in realtà, cose semplici. Il breve incontro tra Julian, l'attore scapestrato e gaudente che si è ormai arreso alla malattia, e Tomas, l'amico più posato che vorrebbe persuaderlo a continuare le cure, non è un'occasione per riflessioni filosofiche sulla vita e la morte. È una cronaca realistica, invece, sommessa e
pudica e perciò tanto più toccante. Assai più incline alla malinconia che al dramma, però alleggerita da generosi tocchi di humour varianti tra i toni dell'affettuoso (le battute da vecchi complici che i due amici si scambiano di continuo) e del noir. L'umorismo nero, ad esempio, impregna una scena divertente e agghiacciante allo stesso tempo: quella in cui Julian e Tomas prendono informazioni da uno squallido rappresentante di onoranze funebri. Il merito principale del film di Cesc Gay (e della sceneggiatura originale, premiata anche quella) sta, tuttavia, nel modo in cui riesce a suggerire la complessità dei rapporti umani anche nelle circostanze più estreme.

'Truman, un vero amico è per sempre' - I primi 5 minuti del film

Quando l'affetto e il dolore per la perdita imminente si mischiano con l'insofferenza, la generosità confligge con l'egoismo, il sollievo di chi resta in vita ispira l'invidia involontaria di chi deve congedarsi da essa.  In extremis Julian riesce a riannodare i legami con le persone care, e anche a regolare qualche conto rimasto sospeso (con un altro amico, di cui ha sedotto la moglie; con l'impresario del teatro dove recita, che mentre pronuncia parole di pietà lo "scarica"). Ma i rapporti tra le persone, ancorché indispensabili, sono sempre difficili;
rischiosi, anzi, come suggerisce l'adattamento delle Relazioni pericolose (nel testo di Christopher Hampton) in cui Julian recita ancora ogni sera. Il premio al miglior film spagnolo dell'anno, pur a fronte di concorrenti forti come Perfect Day, non pare immeritato. Forse è meno motivato quello alla regia, parecchio convenzionale e avara di ritmo; probabilmente perché messa per intero al servizio degli attori. Che, invece, sono eccezionali. Al centro di quasi tutte le scene, ripresi ora nella stessa inquadratura ora in alternanza di campo e controcampo, l'argentino Ricardo Darin (Il segreto dei suoi occhi) e lo spagnolo Javier Camara (più volte nei cast di Pedro Almodovar) sono così bravi da sfidare il principio di verosimiglianza facendoti quasi credere di essere amici da sempre. Ed è solo per convenzione se, in un film come questo, al primo è toccato il Goya per il migliore protagonista, al secondo quello per il miglior attore di supporto.

TRUMAN UN VERO AMICO E' PER SEMPRE
Regia di Cesc Gay
Con Ricardo Darin, Javier Camara, Dolores Fonzi

OOOO e 1/2