Spettacoli

IN SALA

Pelè non aveva bisogno di un ricordo così pomposo

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile

1 minuti di lettura
(ap)
Quel ragazzino miserabile e portatore di un dono speciale con al piede una palla (o un surrogato fatto di stracci) si chiama Edson Arantes do Nascimento, i genitori lo chiamano Dico e Pelé – soprannome che gli verrà imposto e che s’imporrà, ma da lui odiato – ancora non esiste. La sua squadretta di ragazzi di strada affronta una squadra di figli di papà il cui leader Josè è Josè Altafini detto Mazzola che ha due anni e tre mesi più di lui. I due saranno rivali fino a quando, scoperto il ragazzino straccione da un famoso "osservatore" e portato al Santos e di qui selezionato per il Mondiale svedese del ’58, Josè gli cederà il suo posto in campo e il non ancora diciottenne Pelé, affermando definitivamente lo stile di gioco che molti e autorevolmente avevano tentato di fargli dimenticare, regalerà al Brasile il riscatto dal brutto ricordo del ’54 e dall’incubo del ‘50, con il primo dei “suoi” tre titoli mondiali. Smaccatamente agiografico con un risultato pomposo e ridicolo. Peccato.

PELÈ
Regia di Michael e Jeff Zimbalist
Con Leonardo Lima Carvalho Kevin de Paula, Diego Bonet