'Kubo e la spada magica', il raccontastorie in cerca dell'armatura
Roberto Nepoti
Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
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Nel reame dell’animazione non esistono solo le immagini computerizzate. C’è uno studio, Laika, che nella sua sede di Portland pratica l’arte antica dell’animazione stop-motion, quella fatta di marionette pazientemente riprese un fotogramma alla volta. Nei titoli dei film che produce si trova spesso un riferimento alla magia: il magnifico Coraline e la porta magica, Boxtrolls le scatole magiche e ora Kubo e la spada magica, racconto iniziatico ambientato nel Giappone medievale. La storia ha uno schema molto classico: quello messo in luce dal maestro della narratologia Vladimir Propp. Un suo successore, A.J. Greimas, chiamò “attanti” gli elementi ricorrenti in ogni fiaba: l’Eroe, il Cattivo, gli Aiutanti, gli Oppositori, l’Oggetto magico. Che qui sono tutti all’appello.
Kubo è un ragazzo intelligente e buono, nonché virtuoso dello shamisen, che accudisce la madre e si guadagna la vita come narratore di storie in un villaggio, illustrandole con origami creati dal suo portentoso strumento musicale. Lui stesso diventa protagonista di una storia simile a quelle che inventa, allorché evoca involontariamente alcuni spiriti malevoli — il Re Luna e le sue due figlie — che ne mettono in pericolo la vita. Per salvarsi, Kubo deve intraprendere un viaggio alla ricerca di un’armatura dotata di grandi poteri, tra gravi pericoli e minacce arcane. A fiancheggiarlo ci sono per fortuna due aiutanti impagabili: un macaco parlante e uno scarabeo-samurai senza memoria.
'Kubo e la spada magica', la tempesta
Il loro viaggio mette in moto i codici ancestrali del racconto di fiabe, tra prove e riconoscimenti, inganni e rivelazioni. Che dire di un film come questo? Tutto il bene possibile. Assai più complesso dei cartoon correnti (e per questo adatto, forse, ai ragazzi più grandicelli), Kubo e la spada magica dà forma a un universo visivamente bellissimo e pieno di poesia. Qualcuno, abituato ad altri standard, potrebbe trovarlo perfino troppo poetico: però fin qui è stato compreso e il pubblico americano è andato a vederlo, mantenendolo tra i "top ten" per parecchie settimane. L’universo in cui si svolge la vicenda è colorato; l’animazione è fluida e i personaggi, a cominciare dal coraggioso ragazzo in crisi d’identità, irresistibili. Sotto lo strato favolistico affiora anche una lezione di storytelling: quando la vecchia mendicante del villaggio consiglia a Kubo di alleggerire le sue narrazioni epiche con personaggi da commedia (una gallina, dice lei) per renderle ancora più gradite al pubblico. E proprio così fa il film di Travis Knight, che alterna i toni più cupi e gli aspetti minacciosi (le forze oscure mosse dalla luna) o i riferimenti mitologici (ce n’è uno anche alla celebre spada nella roccia della mitologia arturiana) con divertenti siparietti comici: quelli in cui il macaco e il samurai si becchettano o una scena dove, non sapendo come cucinare un pesce, i nostri lo trasformano in sashimi a colpi di spada. Certo, rispetto ai cartoon cui siamo abituati, odi all’amicizia e alla tolleranza "interpretate" da personaggi animali, il contenuto è più impegnativo. Qui si parla di vita, d'amore e anche di morte: com’era nelle fiabe che si rispettano, prima che la modernità ci abituasse a pretenderne una versione edulcorata e consolatoria.
KUBO E LA SPADA MAGICA
Regia di Travis Knight OOOO e 1/2