Spettacoli

IN SALA

'Morgan', il figlio di Ridley Scott firma un nuovo Frankenstein

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile

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Il racconto di anticipazione è un terreno delicato in cui inoltrarsi; però Luke Scott – figlio di un innovatore della fantascienza come Ridley - lo ha scelto ugualmente per il suo debutto nella regia. Il soggetto prende spunto dalla bioingegneria, argomento tra i più sensibili e attuali. Consulente in gestione dei rischi, Lee Weathers viene convocata dalla società Synsect in un laboratorio isolato tra i boschi, dove è stato realizzato un umanoide con DNA sintetico: si chiama Morgan e, malgrado l’aspetto da adolescente anemica e innocente, cambia a vista d’occhio mentre le sue capacità fisiche e intellettuali si sviluppano con pari velocità. La creatura è indocile quanto il mostro di Frankenstein; e i creatori ne pagheranno le conseguenze. La citazione del celebre personaggio di Mary Shelley non è casuale: sotto la crosta della novità (il cinismo capitalista, la gestione dei rischi), il film rappresenta infatti l’ennesima variazione sul tema della scienza che, osando spingersi troppo oltre, produce effetti deleteri.

Se non sono molti i titoli di fantascienza che hanno posto in maniera seria il problema della vita artificiale (uno è Non lasciami, racconto ucronico dal romanzo del giapponese Kazuo Ishiguro), interpellando lo spettatore sull’etica della scienza e sui suoi aspetti più allarmanti, non sarà certo questo a compensare l’insufficienza. Al confine tra sci-fi e horror, Morgan è prodotto con cura, interpretato da attori superiori alla media del genere (Kate Mara, Paul Giamatti, Jennifer Jason Leigh) e messo in scena con competenza. Non bisogna chiedergli, però, di essere ciò che non vuol essere. Una volta impostato, l’intrigo non offre sviluppi significativi e il film si propone come un semplice divertissement violento, fino a un epilogo che non è difficile prevedere. Con la parziale eccezione di Lee (il tipo di donna forte che papà Ridley amava mettere nei propri film) e Morgan, i personaggi sono a una sola dimensione, freddi e distaccati. Però il film potrebbe piacere a una parte del pubblico, soprattutto giovanile, proprio per l’aspetto digitalizzato delle immagini, per i colori neutri e per la dinamica dell’azione: effetti visivi vicini a quelli dei videogame, sottolineati anche dall’ambiente circoscritto – l’edificio, la foresta che lo circonda – dove si svolge la vicenda. E la pallida Anya Taylor-Joy, piccola zombi in collera cui viene negata l’umanità, è abbastanza iconica e inquietante.

MORGAN
Regia di Luke Scott
Con Kate Mara, Anya Taylor-Joy, Paul Giamatti
OOO e 1/2