'Morgan', il figlio di Ridley Scott firma un nuovo Frankenstein
Roberto Nepoti, ROBERTO NEPOTINovità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile
Se non sono molti i titoli di fantascienza che hanno posto in maniera seria il problema della vita artificiale (uno è Non lasciami, racconto ucronico dal romanzo del giapponese Kazuo Ishiguro), interpellando lo spettatore sull’etica della scienza e sui suoi aspetti più allarmanti, non sarà certo questo a compensare l’insufficienza. Al confine tra sci-fi e horror, Morgan è prodotto con cura, interpretato da attori superiori alla media del genere (Kate Mara, Paul Giamatti, Jennifer Jason Leigh) e messo in scena con competenza. Non bisogna chiedergli, però, di essere ciò che non vuol essere. Una volta impostato, l’intrigo non offre sviluppi significativi e il film si propone come un semplice divertissement violento, fino a un epilogo che non è difficile prevedere. Con la parziale eccezione di Lee (il tipo di donna forte che papà Ridley amava mettere nei propri film) e Morgan, i personaggi sono a una sola dimensione, freddi e distaccati. Però il film potrebbe piacere a una parte del pubblico, soprattutto giovanile, proprio per l’aspetto digitalizzato delle immagini, per i colori neutri e per la dinamica dell’azione: effetti visivi vicini a quelli dei videogame, sottolineati anche dall’ambiente circoscritto – l’edificio, la foresta che lo circonda – dove si svolge la vicenda. E la pallida Anya Taylor-Joy, piccola zombi in collera cui viene negata l’umanità, è abbastanza iconica e inquietante.
MORGAN
Regia di Luke Scott
Con Kate Mara, Anya Taylor-Joy, Paul Giamatti
OOO e 1/2