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'Per mio figlio', la profumiera, la madre e un incidente d'auto

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta LEGENDA O da evitare OO si può perdere OOO si può vedere OOOO da vedere OOOOO da non mancare OOOOOO indimenticabile
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È UN soggetto che fa venire in mente il cinema di Claude Chabrol quello di Per mio figlio, il film franco-svizzero di Frédéric Mermoud presentato all’ultimo Festival di Locarno. Spesso accostato ad Alfred Hitchcock, il maestro francese prediligeva il genere noir, ma unito alla rappresentazione della vita di provincia e fortemente interessato alle psicologie dei personaggi. Nel 1969, in particolare, Chabrol diresse Ucciderò un uomo, dall'innesco narrativo quasi identico a questo, che deriva da un romanzo di Tatiana de Rosnay.

'Per mio figlio', il thriller alla Chabrol con Devos e Baye

La vita della protagonista, Diane, è stata spezzata dalla morte del figlio adolescente ucciso, a Losanna, da un'auto che ha tirato dritto. La donna vuole dare a ogni costo un volto all'assassino e, poiché la polizia ha lasciato cadere l&…
È UN soggetto che fa venire in mente il cinema di Claude Chabrol quello di Per mio figlio, il film franco-svizzero di Frédéric Mermoud presentato all’ultimo Festival di Locarno. Spesso accostato ad Alfred Hitchcock, il maestro francese prediligeva il genere noir, ma unito alla rappresentazione della vita di provincia e fortemente interessato alle psicologie dei personaggi. Nel 1969, in particolare, Chabrol diresse Ucciderò un uomo, dall'innesco narrativo quasi identico a questo, che deriva da un romanzo di Tatiana de Rosnay.

'Per mio figlio', il thriller alla Chabrol con Devos e Baye

La vita della protagonista, Diane, è stata spezzata dalla morte del figlio adolescente ucciso, a Losanna, da un'auto che ha tirato dritto. La donna vuole dare a ogni costo un volto all'assassino e, poiché la polizia ha lasciato cadere l'inchiesta, decide di sostituirsi a essa. Individuata quella che potrebbe essere la vettura che ha investito il ragazzo, appunta i suoi sospetti su una coppia residente a Evian, dall'altra parte del lago di Ginevra. Conosce così Marlène, estetista non più giovane che è un po' il suo polo opposto: veste leopardato, porta capelli platino e tacchi a spillo, ha un amante di parecchio più giovane. Qui, però, Per mio figlio si biforca, mentre l'indagine poliziesca prende una direzione di rilievo più problematico e profondo virando verso il dramma di caratteri. Al contrario del personaggio del vecchio film di Chabrol, infatti, Marlène è una persona tutt'altro che cinica o disprezzabile. Avvicinatasi a lei col pretesto di farsi truccare (in una scena che ricorda quella, celebre, della Donna che visse due volte), la madre spezzata ne intuisce le doti umane mentre, suo malgrado, tra le due si stabilisce una sorta di complicità femminile aperta alle confidenze. Ma è davvero quella la responsabile delle sue sventure? Le certezze della giustiziera vacillano.

Fare spoiler sarebbe — ovviamente — imperdonabile; e tuttavia non sta nella soluzione del quesito, che pure sarà efficace e coinvolgente, l’interesse principale del film. Che ha il merito di osservare gli eventi sotto un'angolatura problematica, ed etica, agli antipodi del solito "revenge movie" all'americana. Se lo spettatore si chiede di continuo come la storia andrà a finire, poco a poco focalizza la propria partecipazione sulle psicologie delle due donne opposte-complementari, dividendo l’empatia tra Emmanuelle Devos, perfetta nella parte della madre determinata e combattuta allo stesso tempo, e Nathalie Baye (ai tempi attrice di Truffaut, Ferreri, Tavernier), eccezionale in quella della profumiera sorridente e truccata di tutto punto, ma anche fragile e piena di dolore segreto. A questo punto ci si aspetterebbe che il regista svizzero, al secondo lungometraggio, si accontentasse di lasciare tutto lo spazio a due interpreti di un tale livello, limitandosi a osservarle. E invece Mermoud mette molta cura anche nei personaggi secondari: il compagno e la figlia adolescente di Marlène, l’ex-marito di Diane. E non solo. La sua cinepresa inquadra i luoghi intorno al lago di Ginevra con un sicuro senso del paesaggio e mette in immagini una Mercedes SL 1972 color moka, che ha tanta parte nell’azione, come un'entità potente e minacciosa.

PER MIO FIGLIO
Regia di Frédéric Mermoud
Con Emmanuelle Devos, Nathalie Baye, David Clavel, Diane Rouxel, Samuel Labarth
OOOO