'Talking to the trees', una storia di turismo sessuale che meriterebbe un'inchiesta
Paolo D'Agostini
Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
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Una giovane donna, fotografa italiana che risiede a Parigi, sbarca in Cambogia per fare una sorpresa al marito francese che lavora lì da tempo. Ma ci vuole un attimo perché il suo atteggiamento, che è inizialmente di sprezzante ripulsa per quel mondo miserabile, muti radicalmente di segno. Fatta la scoperta che il marito frequenta un bordello di bambine la donna diventa una paladina della liberazione delle piccole schiave. Se ne porta via tre e con loro inizia un’odissea durante la quale si dimostra che non ci sono soltanto i cattivi – il marito e gli altri clienti dell’infame turismo sessuale, lo sfruttatore e i suoi complici tra i quali figurano autorità di alto rango, perfino le povere famiglie che rifiutano di riaccogliere le loro bambine ormai “contaminate” – ma anche i buoni e gli onesti. Come il giovane poliziotto che, rischiando, aiuta la donna nella sua impresa. Ilaria Borrelli è autrice, regista e protagonista di questa produzione consentita da un crowdfunding. Rispettabili le intenzioni di far conoscere una terribile piaga, ma il film è di fattura così mediocre e approssimativa da far dubitare della sua utilità. Non era meglio un’inchiesta?
TALKING TO THE TREES
Regia di Ilaria Borrelli e Guido Freddi
Con Ilaria Borrelli, Philippe Caroit
O e 1/2